In questi anni i tentativi di imbavagliare la rete sono stati numerosi e finora tutti (emendamento D’Alia; legge Carlucci; legge Barbareschi; comma 29 della legge sulle intercettazioni, ecc.) sono stati poi accantonati grazie a imponenti mobilitazioni, on e offline. Questa volta, invece, mancano pochi giorni all’approvazione di una nuova delibera Agcom che a detta di Associazioni, blogger, esperti e cittadini, mette a rischio l’Internet libero in Italia. E tutto ciò succede all’indomani delle elezioni amministrative e dei referendum che hanno dimostrato quanto sia rilevante il potere della Rete nel diffondere informazioni e campagne boicottate dalle reti televisive.

Agcom è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che dovrebbe vigilare i maniera indipendente sul sistema delle comunicazioni ma che in realtà ha vertici e consiglieri designati dai partiti (tra questi da ricordare l’ex consigliere Giancarlo Innocenzi intercettato al telefono con Berlusconi mentre si adoperava per far chiudere Annozero). Con la delibera in questione – tesa a contrastare la pirateria online -, l’Agenzia si arroga il diritto, su segnalazione dei vari detentori del diritto d’autore (Siae, case discografiche, reti Tv, ecc.) di imporre a qualsiasi sito Internet che si ritiene violi il copyright, “la rimozione dei contenuti” e, nel caso di server straniero, l’inibizione del sito tramite il blocco dell’indirizzo Ip. Il tutto senza aspettare la decisione di un giudice, passaggio attualmente obbligato.

Fortemente appoggiata dai soggetti che si occupano del mercato dei contenuti, la delibera porta con sé dei rischi. Secondo l’associazione Agorà Digitale, che nella campagna in corso ha raccolto il parere di giuristi ed esperti, dal sei luglio l’Agenzia potrà rimuovere d’imperio contenuti pubblicati su Internet che, pur violando il copyright, risultano di pubblico interesse (per esempio il video di una trasmissione tv che, pur appartenendo alla rete che lo trasmette, indica la condotta di un politico, o documenta un fatto di cronaca).

Inoltre, vista la mole di richieste di rimozione che l’Agenzia si troverebbe ad affrontare, si corre il rischio che l’Agcom non sia in grado di smaltire adeguatamente le richieste di rimozione. Come raccontato da Luca Nicotra, presidente di Agorà Digitale, il presidente Agcom Corrado Calabrò (nella foto), durante un recente incontro con le associazioni, avrebbe risposto “Speriamo di no” quando gli è stato fatto notare di ingolfamento delle pratiche e quindi di relativa scarsa attenzione nella scelta dei contenuti da rimuovere dall’autorità.  Secondo lo stesso Nicotra: “ Calabrò ha deciso di mettere in scena il potere che non deve giustificarsi”.

Oggi, per protesta contro la delibera, il gruppo di Hacker Anonymus, diventato noto per la sua attività in solidarietà a Julian Assange, ha messo fuori uso il sito Agcom: “L’Agcom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d’autore – scrivono gli hacker-. L’Autorità potrebbe sia irrogare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non eseguisse gli ordini di rimozione, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare determinati siti web in modo da renderli irraggiungibili dall’Italia. Il tutto senza alcun coinvolgimento del sistema giudiziario. Questa normativa dovrebbe entrare in vigore tra pochi giorni. Per questo chiediamo l’aiuto di tutti in questa protesta” contro misure che minano “alle fondamenta il diritto di avere una Rete libera e imparziale”.

Ma a cadere vittima di un attacco digitale è stato anche il sito www.sitononraggiungibile.it realizzato contro delibera e sul quale migliaia di cittadini avevano lasciato i loro dati firmando una petizione contro la censura Agcom alla rete. Dura la denuncia dell’avvocato Fulvio Sarzana, molto attivo nella campagna anti-delibera “l’attacco è stato diretto principalmente verso la banca dati contenente le e-mail delle migliaia di cittadini che hanno sottoscritto l’appello per la moratoria delle regole dell’AGCOM. I sistemi di difesa dei dati hanno retto, ma il sito è tutt’ora irraggiungibile. Non ci fermeremo, non ci fermeranno”. Ancora in piedi, invece, il sito di Agorà Digitale dove si trovano numerosi approfondimenti sulla delibera e ogni informazione per chi volesse dare il suo contributo alla campagna per una Rete libera che, in queste ore, sta raccogliendo sempre più adesioni.