Coltivare una pianta di marijuana non è reato. Lo sostiene la Corte di Cassazione bocciando il ricorso della procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di Giuseppe M. per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di canapa contenente principio attivo pari a 16 mg. Una decisione che ha scatenato un vespaio di polemiche e che per giunta arriva nello stesso giorno in cui il sottosegretario Carlo Giovanardi presentava in Parlamento la sua contestatissima relazione annuale sulle tossicodipendenze.

Secondo i giudici della Suprema Corte, una sola pianta di cannabis non può essere considerata ‘offensiva’ dato che “non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica”.

La decisione ha mandato su tutte le furie il ministro della Gioventù Giorgia Meloni che ha parlato di sentenza “scandalosa” e “agghiacciante”. La pietra dello scandalo è la parola ‘inoffensivo’. “ Se i magistrati vogliono farsi legislatori – tuona Meloni – smettano la toga e si facciano eleggere in parlamento”. Il fatto che un reato non venga punito in quanto inoffensivo, secondo il ministro, rischia di stabilire un rischioso precedente giuridico: “Che un reato non sia più tale, nonostante la legge, quando considerato ‘inoffensivo'”.

Sulla stessa linea il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri che vede nella sentenza una sorta di apripista per arrivare alla legalizzazione della droga.

Sul fronte antiproibizionista invece si plaude alla decisione delle toghe di via Arenula. Secondo i radicali, la sentenza introduce un principio liberale: “Non c’è reato se non c’è vittima”. Il segretario del partito Marco Staderini sottolinea poi come l’autocoltivazione vada incentivata: “Perché garantisce al consumatore la qualità del prodotto, lo libera dal mercato criminale e riduce i profitti delle mafie”.

Al di là delle posizioni politiche, la decisione della Cassazione è destinata a fare giurisprudenza e a depotenziare la legge italiana in materia di sostanze stupefacenti: la Fini-Giovanardi del 2005 che aveva inasprito pesantemente le sanzioni per chi consumava droga, arrivando a paragonare il consumo allo spaccio. La coltivazione, nelle intenzioni del legislatore, è in tutto e per tutto paragonabile alla vendita di droga. Un reato punito con pene severissime. Da oggi non sarà più così, ammesso che si coltivi solo una “modica quantità”.