Nel fronte dei proibizionisti scoppia la guerra. Non alla droga, ma a Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche sulle sostanze stupefacenti. A lanciare il j’accuse è addirittura Andrea Muccioli, responsabile di San Patrignano, la celebre comunità d’accoglienza per tossicodipendenti fondata dal padre Vincenzo.

L’occasione è la presentazione della relazione annuale sulle dipendenze. Il rapporto, curato dall’ex ministro ogni anno viene presentato al Parlamento con il suo strascico di polemiche sull’attendibilità dei dati contenuti. La notizia è che quest’anno a contestare il sottosegretario, oltre ai radicali, alle associazioni che si occupano di riduzione del danno e ai movimenti antiproibizionisti, è l’icona per antonomasia della tolleranza zero nella lotta alla droga.

La relazione mette in evidenza, per il secondo anno consecutivo, la diminuzione del consumo di sostanze stupefacenti. Soprattutto fra i giovani, che “si fanno” di meno e consumano anche meno alcol. Una fotografia che però Muccioli rispedisce al mittente: “I dati diffusi dal Parlamento configgono con quello che si osserva nella realtà”. Il capo di San Patrignano sostiene che consumo di droga e numero di tossicodipendenti siano in continua ascesa. “I dati che provengono a detta degli esperti del governo da non precisate ma indipendenti fonti informative – sottolinea sprezzante Muccioli – appaiono a prima vista di difficile lettura e necessitano di un approfondimento”. Poi la stoccata: “Fronteggiano ogni giorno una diffusione del fenomeno esponenziale. La maggiore consapevolezza del pericolo delle droghe che si legge nel documento, a noi che operiamo sul campo, non sembra proprio un dato consolidato”.

Una bocciatura senza appello. San Patrignano al contrario sostiene che ci sono sempre più tossici, sono sempre più giovani e dipendono da più sostanze. La responsabilità? Di “una società che fa finta di non vedere e che a volte cerca di nascondere” il fenomeno e del continuo abbassarsi dei prezzi delle varie droghe.

Ma cosa dice la relazione del Dipartimento politiche antidroga? Che in Italia diminuiscono le persone bisognose di cura per la dipendenza da una droga. Secondo il documento, i tossicodipendenti che necessitano di un trattamento sono circa 338.425, a fronte dei 393.490 del 2009.

Oltre a San Patrignano, il documento è stato aspramente criticato anche dalla galassia antiproibizionista, dai radicali al Cnca, il coordinamento delle comunità d’accoglienza. Il presidente dell’organizzazione, Riccardo De Facci, parla di dati “in-credibili. Un milione di consumatori in meno in due anni è un dato quasi impossibile da credere”. Il leader di Cnca sottolinea come i dati in possesso di altre istituzioni, dal’Onu all’Osservatorio Europeo di Lisbona, siano ben diversi da quelli del sottosegretario. “Il consumo di sostanze appare stabile ormai da qualche anno”, dice De Facci che punta il dito contro la legge Fini-Giovanardi responsabile di aver inasprito le pene per i consumatori e di aver bastonato le associazioni che si occupano riduzione del danno.

“La legge del governo non ha raggiunto nessuno degli obiettivi per cui è stata approvata – attacca – Il numero dei tossicodipendenti in carcere resta insopportabile e abnorme e le misure alternative nel complesso sono crollate”.

Un’opinione condivisa anche da Franco Corleone, presidente di Forum Droghe che accusa Giovanardi di usare “strumentalmente i dati”. Il sottosegretario sbandiera la riduzione dei consumi e se ne attribuisce il merito, per fare pubblicità al suo dipartimento e per difendere la legge che porta anche il suo nome. “La peggiore di tutta Europa”, secondo Corleone.

Anche i radicali mettono in discussione i dati contenuti del rapporto e parlano di propaganda del Dpa “alla ricerca di inutili finanziamenti come quelli per la dozzina di siti web che gestisce”. Il partito di Pannella sostiene che molte altre ricerche internazionali dipingono una situazione diversa. “Un contesto molto meno roseo che certifica il fallimento storico del proibizionismo”, dicono i senatori Marco Perduca e Donatella Poretti.

Un coro di critiche talmente unanime che ha obbligato il dipartimento della presidenza del Consiglio a emettere una nota in cui, oltre a difendere la scientificità e l’indipendenza della propria ricerca, si dice pronto a incrociare i propri dati con quelli prodotti dalle istituzioni internazionali.

In attesa di questa verifica – Corleone a tale riguardo ha annunciato un “processo pubblico alla relazione” per settembre – un dato è certo. Giovanardi, per la prima volta nella storia delle politiche sulla droga, è riuscito a unire tutte le realtà che si occupano di tossicodipendenze. Nel rispedire al mittente la “sua” relazione. Da San Patrignano a Forum Droghe, fossimo in politica, parleremo di “intero arco costituzionale”.