È stato assolto per incapacità di intendere e volere al momento dei fatti monsignor Fernando Mariotti. La consulenza medica lo ha salvato dall’accusa di detenzione illegale di armi. Si chiude nel migliore dei modi – per l’imputato – l’ultima vicenda che vede protagonista questo bizzarro prete di provincia. Un don Camillo sui generis che sommava sopra l’abito talare più cariche di Marcinkus.

Monsignore con 50 anni di sacerdozio alle spalle, ma anche senatore del Parlamento mondiale per la sicurezza e per la pace, priore della delegazione di Ferrara dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme, archimandrita della Chiesa Melchita d’Oriente, ambasciatore della Santa Sede a Mogadiscio e presidente dell’Accademia Tiberina. Queste solo alcune delle cariche di cui si fregiava il sacerdote di 77 anni nato a Cremona che da decenni operava a Ferrara.

E in questi anni lui è entrato e uscito dalle aule di giustizia. Dopo le vicende di debiti e pignoramenti e i guai con l’alta finanza, oltre agli scontri con curia e Santa Sede, monsignor Mariotti, era stato trovato nell’ottobre 2009 con un piccolo arsenale in casa.

Un fucile Flobert, due coltelli a scatto, una carabina ad aria compressa, una pistola Beretta, una scacciacani, una rivoltella a salve e un centinaio proiettili sono gli ammennicoli catalogati dai carabinieri di Porotto che avevano proceduto nei suoi confronti. La Beretta era regolarmente denunciata, ma custodita in luogo diverso da quello segnalato. Del fucile lo stesso imputato non sapeva indicarne la provenienza.

Tutto ebbe inizio quando nella sua abitazione di Ravalle, nella periferia nord di Ferrara, venne a fargli visita il segretario dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, preoccupato perché da mesi non aveva sue notizie. Lo trovò sullo stipite con il fucile ad aria compressa in mano che gli intimava – non avendolo riconosciuto – di non avvicinarsi.

Davanti al giudice Rizzieri – chiamato dall’avvocato Alberto Bova della difesa – è stato sentito il medico che lo visitò nei giorni immediatamente precedenti alla denuncia, il dottor Rodolfo Daidone. Diagnosticò una scarsa affluenza di sangue al cervello, un eloquio insensato e altri dettagli che facevano propendere per una situazione di incapacità di intendere e volere. Tanto è bastato per convincere anche il pm a chiedere l’assoluzione. Di qui alla sentenza di proscioglimento il passo è stato breve.

Mariotti è stato assolto. Ma le armi – per il sollievo dei futuri visitatori – sono rimaste sotto sequestro.