Il piano tedesco per un nuovo prestito capace di scongiurare il default tecnico di Atene non convince. L’agenzia Moody’s declassa ancora il debito greco facendo piombare il Paese nella famigerata area “junk”. Quella dei titoli “spazzatura”. E adesso anche la Bce pensa seriamente alle ipotesi di ristrutturazione.

Soltanto 24 ore per affossare ogni speranza. Appena 24 ore per trovarsi costretta a fronteggiare una realtà che non può più essere ignorata. Non bastano le rassicurazioni a cancellare, o per lo meno a mitigare, le perplessità degli investitori che della Grecia, numeri alla mano, hanno iniziato da tempo a celebrare il funerale. Nella giornata di ieri, fonti bene informate avevano parlato di una nuova ondata di compassione proveniente dal governo tedesco. Berlino, si diceva, avrebbe dato il via libera a un nuovo prestito di salvataggio escludendo ritorsioni, leggasi proroghe sulle scadenze dei titoli, sui possessori di bond ellenici. Una mossa che aveva allontanato lo spettro del default ridando un po’ di fiducia ai mercati e un po’ di sostegno all’euro frenandone la corsa al ribasso sul dollaro. Tutto inutile. Oggi, incurante delle mosse berlinesi, l’agenzia di rating Moody’s ha emesso la sua sentenza. La Grecia perde ulteriore terreno nella scia del rating sovrano scalando da B1 a Caa1. Una retrocessione in piena regola in serie C, la famigerata area “junk”, spazzatura, ovvero l’anticamera del default.

Atene, insomma, è prossima a dichiarare bancarotta tecnica. Ormai non è più questione di “se” ma soltanto di “quando”. 110 miliardi di fondi internazionali non sono riusciti a colmare la voragine debitoria ellenica, tuttora condizionata da un buco aggiuntivo di 30 miliardi previsto per il prossimo anno. La clemenza espressa ieri da Berlino non ha convinto gli osservatori di Moody’s che oggi non esitano a rendere nota una sentenza già scritta: Atene ha una probabilità di fallimento del 50% nei prossimi 5 anni, più o meno la stessa di Cuba che però, a differenza della Grecia, non può nemmeno contare sul libero accesso al mercato dei capitali. I bond greci a dieci anni pagano l’esorbitante interesse del 16,23 per cento. Quelli biennali hanno sfondato addirittura la soglia critica del 25 per cento.

La situazione, se possibile, è ancora più impressionante di quanto non dica Moody’s. Alla probabilità di default espressa dall’agenzia si affianca infatti quella, ancora superiore, dichiarata dagli operatori di mercato. Nella sua ultima rilevazione, la società di analisi del mercato over the counter (extra borsistico) dei derivati Cma individuava un prezzo massimo dei credit default swaps costruiti sui bond greci pari a 1037,2 punti base (per assicurare un credito da 10 milioni ne occorrono 1,037) contro, ad esempio, i 656 dell’Irlanda e i 149,5 dell’Italia. Tradotto, e in considerazione di altre variabili, significa una probabilità di bancarotta a cinque anni superiore al 57%.

Ma non sono solo i derivati a generare depressione. A pesare sui destini greci è soprattutto la tendenza emersa nell’ultimo anno e mezzo. Nel dicembre del 2009 il rating di Atene era stato tagliato una prima volta scendendo a quota A2. Poi la discesa senza limiti fino alla retrocessione in zona “discarica”. Il punto, nota oggi la società di consulenza londinese Evolution, è che una simile accelerazione non trova abitualmente eguali nel mondo. Per compiere un simile percorso al ribasso, si nota, occorrono mediamente 15.741 giorni, altro che i 526 impiegati da Atene. “Statisticamente, più rapidamente cala il rating maggiori sono le probabilità di default” ha dichiarato a Bloomberg l’analista di Evolution Brian Berry. “Non occorre essere un matematico per accorgersi della dimensione dei problemi affrontati dalla Grecia”.

Il messaggio è chiaro per tutti, anche per il principale benefattore di Atene, quella Banca centrale europea che ha riempito le sue casse di titoli ellenici. Da qui la svolta, ad appena un giorno di distanza dall’ultima, disperata, proposta tedesca anti ristrutturazione. L’istituto centrale Ue, spiegano oggi all’agenzia Ansa due fonti vicine alla questione, sarebbe disposto forse a promuovere una rinegoziazione delle scadenze dei titoli greci. In pratica un impegno per convincere i creditori (tra cui se stessa) ad accettare un pagamento differito dei premi sulle obbligazioni. La forma più lieve di default tecnico. La proposta più probabile al vaglio della Bce, sostiene l’agenzia, consisterebbe nel tentativo di convincere i creditori ad acquistare altri titoli alla scadenza di quelli in loro possesso.