Nessuno è realmente in grado di prevedere come andrà a finire nei comuni. Solo le urne diranno, la prossima settimana, chi tra Giuliano Pisapia e Letizia Moratti trionferà a Milano. E lo stesso accadrà a Napoli, dove corrono Gianni Lettieri e Luigi De Magistris. La vittoria del centrosinistra è possibile, ma tutt’altro che sicura. I leader nazionali dell’opposizione sono da giorni in preda a una (per loro) pericolosa euforia che li spinge a parlare come se la partita fosse già chiusa. Ma, a ben vedere, sul risultato finale di certo non vi è nulla.

È ovvio, il tentativo del Pdl di contrabbandare per un ritorno agli anni della violenza politica ogni diverbio per questioni elettorali, ogni contestazione ed ogni lite (l’ultima a causa di un cane), può far sorridere. Le roboanti promesse, nel più puro stile del voto di scambio, possono addirittura indignare. Dire “aboliremo l’eco-pass, diminuiremo le tasse e cancelleremo le multe”, significa far ricorso ad argomentazioni che dimostrano come ormai la linea della palma, di cui scriveva tanti anni fa Leonardo Sciascia, abbia ormai superato, e di molto, il Po.

Tutto questo però non basta per credere che davvero gli uomini di Silvio Berlusconi perderanno anche questa tornata di amministrative. Il Cavaliere dopo la “scoppola” di una settimana fa ha, infatti, smesso di tuonare contro i giudici e le istituzioni di garanzia. Ha capito che quella strategia è suicida. Tanto che ora, per convincere chi ha già votato centrodestra a non andare al mare parla di estremismo, violenza, rom e moschee. Il suo obiettivo non è quello di guadagnare nuovi consensi. Ma quello di tenere compatti intorno alla paura i propri elettori. Se voteranno ancora – e dall’altra parte ci sarà un fisiologico aumento degli astenuti – il premier può ancora sperare di agguantare il match in zona Cesarini.

Il campionato, però, appare sempre più chiuso. Questi giorni convulsi e velenosi stanno segnando la vera fine dell’asse Pdl-Lega. Nell’ansia di recuperare Berlusconi non ha solo abbandonato ogni residuo fair play (ma di episodi sconcertanti, stiamone certi, ne vedremo ancora molti). Dal punto di vista politico ha fatto di più e di peggio. Ha garantito qualcosa a tutti i vari leader che ha incontrato. E, proprio come hanno raccontato Umberto Bossi e Roberto Calderoli, ha davvero detto al Carroccio che avrebbe spostato due ministeri a Milano. Solo che non lo ha annunciato al suo partito. Così si è trovato a dover fronteggiare una pericolosa (per lui) rivolta interna che lo ha spinto a una rapida marcia indietro. All’ombra della Madonnina, si giustifica adesso il presidente del Consiglio, arriveranno “probabilmente dei dipartimenti”. E basta.

Troppo poco per evitare a Bossi una nuova figuraccia con i suoi, dopo quella (barbina) sulla guerra a tempo e i bombardamenti in Libia. Anche perché, per la prima volta dopo tanti anni, la Lega deve fare i conti con un’emorragia di consensi. Un qualcosa che va fermato subito, se domani il Carroccio vuole contare ancora.

Per questo da oggi a cercare un nuovo premier, visto che nessuno vuole andare a elezioni politiche anticipate, non sono solo quelli del centrosinistra e del terzo polo. Anche la Lega è al lavoro. Intanto ci ha già pensato Standard & Poor’s a provare a giustificare agli occhi degli italiani la necessità di un governo diverso: con questo paralizzato com’è, dicono gli analisti, le prospettive del Paese sono semplicemente disastrose.

Per Berlusconi, insomma, è iniziato il conto alla rovescia. Se sarà lungo o corto, lo decideranno i ballottaggi.