“Degradante e contro i diritti umani”. Non ha dubbi la Commissione europea che ha bocciato il “test fallometrico”, utilizzato in Repubblica ceca per verificare l’orientamento sessuale dei richiedenti asilo in fuga dalle discriminazioni in paesi come Iran, Egitto, Siria, Nigeria e Azerbaigian.

“La pratica del test costituisce una forte intromissione nella vita personale e nella dignità di un individuo. Questo trattamento degradante non dovrebbe essere accettato all’interno dell’Unione europea e nemmeno altrove”, ha dichiarato la commissaria Ue Affari interni Cecilia Malmstrom.

Il “fallometro”, introdotto negli anni 50 dal regime comunista quando esisteva ancora la Cecoslovacchia, consiste nell’applicare un’apparecchiatura fatta di tubicini e anelli di gomma al pene del richiedente asilo per misurarne l’afflusso di sangue di fronte alla proiezione di filmati pornografici a contenuto etero e omosessuale. In base al risultato del test, la domanda di asilo viene accettata o rifiutata. Anche se in teoria il test può essere effettuato solo su base volontaria, il rifiuto a sottoporvisi può pregiudicare l’intera procedura di rilascio del visto.

Dopo le numerose sollecitazioni della comunità GLBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) internazionale, è intervenuta anche Bruxelles con una lettera ufficiale spedita alle autorità ceche per chiede al governo di Praga di sospendere questa pratica che “costituisce un trattamento degradante che umilia e scatena sentimenti di paura, angoscia e inferiorità in coloro ai quali viene applicata”. Duro l’intervento delle commissaria Malmstrom: “Gli uguali diritti hanno da sempre costituito la mia guida politica personale. Ho la ferma intenzione di assicurare che tutti gli stati membri rispettino la Carta Ue dei diritti fondamentali dell’uomo nelle loro politiche su immigrazione e richieste di asilo”.

Questa pratica barbara era già stata denunciata nell’ultimo rapporto “Homophobia, transphobia and discrimination on grounds of sexual orientation and gender identity” dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA). L’agenzia, oltre a sottolineare il “mancato rispetto degli standard di diritti umani del test fallometrico”, ne mette in rilievo tutta una serie di limiti oggettivi nell’accertare la reale sessualità di un individuo. Ad esempio, secondo gli esperti dell’agenzia, una mancata reazione alla visione di immagini pornografiche eterosessuali non implica necessariamente l’omosessualità.

Ma il caso del test fallometrico rappresenta solo la punta dell’iceberg della discriminazione sessuale imperante in alcuni paesi Ue. In Ungheria, ad esempio, l’orientamento dei sessuale dei richiedenti asilo viene accertata con vere e proprie visite psichiatriche, condotte da medici professionisti e senza alcun rispetto dell’intimità dei “pazienti”. Per non parlare della transessualità, sempre secondo la FRA, “considerata una malattia nella quasi totalità dei paesi europei e affrontata con legislazioni che costringono a percorsi medici invasivi. Unica eccezione è la Francia grazie a un atto governativo del febbraio scorso che eliminerà, dal 2013, l’identità di genere dal manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici”.

La situazione più scottante sembra essere nell’est Europa. Proprio ieri a Minsk, in Bielorussia, alcuni attivisti contro l’omofobia sono stati arrestati nel corso di una manifestazione pacifica per la libertà di espressione. Il diritto all’espressione della propria sessualità è vietato anche in Lettonia, dove per motivi di “ordine pubblico” è stato impedito il gay pride di quest’anno. Ancora più ad est, in Russia, continuano le pressioni dei diplomatici Ue per spingere il Cremlino a permettere la prima manifestazione dell’orgoglio omosessuale a Mosca il prossimo giugno. Ma la strada sembra tutta in salita.