E Umberto Bossi? Che cosa fa? Che cosa pensa? Domande che corrono di bocca in bocca nella sede nazionale della Lega nord in via Bellerio a Milano. Per tutto il pomeriggio e tutta la sera il leader padano è rimasto chiuso in un ufficio al secondo piano, inaccessibile ai giornalisti che riempivano la sala stampa in attesa di una presa di posizione ufficiale del partito che vede il proprio candidato sindaco, la mal digerita Letizia Moratti, sei-sette punti indietro a Giuliano Pisapia, sostenuto dal centrosinistra.

Una “anomalia”, per dirla con Roberto Castelli, che nessuno alla vigilia del voto si aspettava. Se ballottaggio doveva essere, tutti pensavano che il punteggio avrebbe premiato la Moratti. Fino a un paio di settimane fa i sondaggi, anche quelli in possesso del centrosinistra, dicevano 47 a 43, ma per il sindaco uscente.

Di Bossi sono filtrate soltanto alcune indiscrezioni: “sorpreso”, “irritato”. In passato il Pdl vinceva grazie alla Lega, ora la Lega perde per colpa del Pdl, pare abbia ragionato. E un dieci per cento scarso di voti di lista nella capitale della Padania non è un grande affare, rispetto al quasi 15 delle regionali di un anno fa. Che ne sarà ora della rodata coppia Bossi-Berlusconi, saldamente legata da dieci anni abbondanti dopo la pur clamorosa rottura dell’era 1994- 1999?

Per tutta la campagna elettorale Bossi ha palesato insofferenza verso i tentativi di Silvio Berlusconi di estremizzare il voto milanese nel solito referendum “o con me o contro di me”. Dai manifesti che paragonavano i magistrati alle Brigate rosse alla boutade dell’ultimo minuto sui trascorsi “estremisti” di Pisapia, la Lega non ha mai mandato giù la tattica del fumo adottata da tanti esponenti del Pdl e sempre pienamente sostenuta dal suo leader. Ora i risultati sembrano dargli ragione su tutta la linea.

In via Bellerio ancora qualcuno aspetta che il segretario leghista, noto nottambulo nonostante i problemi di salute, scenda a dire la sua. Per il momento la linea l’hanno abbozzata due colonnelli, Roberto Castelli e Roberto Calderoli: una mobilitazione dell’elettorato per impedire che siano “gli estremisti di sinistra” a governare Milano, una “anomalia” senza precedenti. Dunque “la partita non è chiusa”, con una sottointesa promessa leghista di non lasciare Letizia Moratti sola al suo destino. Ma l’imprimatur del capo, quello ancora manca.