Mentre a Milano i vecchi alleati alle corti di Bossi e Berlusconi sono gelidi, nenanche riescono a polemizzare, il day after delle elezioni che hanno incoronato Virginio Merola sindaco di Bologna al primo turno diventa per la Lega il giorno della resa dei conti. Con il Pdl, ovviamente, come ampiamente pronosticata da ilfattoquotidiano.it a metà aprile, un mese fa. Il dialogo, se mai c’è stato, è finiti e sono scambi di accuse su chi ha contribuito di più a far perdere il Carroccio. Il candidato del centrodestra, che la Lega aveva voluto con tutte le sue forze, Manes Bernardini, se la prende in particolar modo con Filippo Berselli, coordinatore regionale dei berlusconiani, senatore, presidente della commissione giustizia e colui che doveva essere l’uomo della sfida con Merola prima che Bossi (padre e figlio) e Maroni imponessero il loro uomo: “Per colpa di Berselli abbiamo perso tempo per la nostra campagna elettorale. Con anche 10 giorni in più avremmo potuto recuperare voti preziosi”, dice Bernardini.

Un botta e risposta a distanza senza esclusione di colpi, e segnato dall’amarezza del giovane Manes che non vuole farsi carico delle responsabilità del mancato traguardo del ballottaggio. “Il mio nome ha ottenuto quasi 4 punti in più rispetto alla coalizione. Quindi la scelta è stata giusta – spiega, lanciando poi un chiaro rimprovero – Berselli avrebbe dovuto svegliarsi prima, per darci più tempo di fare campagna elettorale porta a porta. Purtroppo l’infinito balletto di nomi ci ha fatto perdere tempo e voti che, forse, avrebbero potuto fare la differenza”.

Lasciato da parte il fair play, le strette di mano sul palchi dei comizi, Bernardini invita il Pdl a “rottamare” i vecchi dirigenti: “È ora che il Pdl si rinnovi, che investa nei giovani che in questi giorni hanno dimostrato di saper lavorare bene. Le alchimie, i giochini, i paragoni tra politica e partite a briscola hanno fatto il loro tempo”. Secondo Bernardini, accanto alla nuova generazione di azzurri, c’è “una fascia superiore, formata da quelli dettano la loro linea politica dall’alto, che rappresenta il tappo da cui il Pdl deve liberarsi”.

Il mancato sindaco si scaglia poi anche contro chi, tra le file del Pdl, ha accusato la Lega di aver fatto campagna elettorale solo per sé : “Chi dice una cosa del genere è bugiardo e in malafede. Io ho sempre messo il simbolo del Pdl accanto a quello del Carroccio sui manifesti, sui volantini, nei programmi distribuiti nelle case dei bolognesi. E l’ho fatto senza ricevere un euro dagli alleati, noi non abbiamo chiesto soldi e loro non ce li hanno dati”. Torna poi sul ricorso annunciato ieri dalla vicepresidente del Senato Rosi Mauro, per verificare la correttezza delle operazioni di voto e di spoglio: “Non si tratta di un ricorso contro Merola – spiega – vogliamo fare chiarezza sulle irregolarità segnalateci dai cittadini e dalla stampa”.

L’incontro con i cronisti è anche occasione per Manes Bernardini di presentare il nuovo gruppo leghista in comune, che acquista tre nuovi consiglieri. Oltre a Bernardini, ci saranno Lucia Borgonzoni (il suo posto in Provincia lo prenderà Daniele Marchetti), la recordwoman delle preferenze Mirka Cocconcelli e Francesca Scarano. Una new entry al femminile anche nei quartieri. È la trevigiana Cristina Zucchello, prima esclusa dal consiglio comunale, ma eletta per la Lega a Santo Stefano. “Sarò beato tra le donne – ironizza Bernardini – insieme faremo pressing sulla nuova amministrazione comunale”. Si considera già in campagna elettorale la nuova squadra del Carroccio, che promette “Se non ce l’abbiamo fatta questa volta, vogliamo riuscirci la prossima”.

“Bernardini la smetta di dire della balle – risponde Berselli, coordinatore regionale Pdl – noi ci siamo svenati per lui, abbiamo speso 105 mila euro, i nostri candidati hanno preso dieci volte più preferenze, come si fa a dire che non abbiamo fatto il nostro dovere? Bernardini non può prendersela con noi perché la Lega si è fermata al 10%, tra loro c’era gente che puntava a vincere, che ci credeva veramente, non hanno fatto dichiarazioni fino alle prime luci dell’alba, ma era semplicemente impossibile”.