Il messaggio è forte e chiaro: la Sardegna non vuole essere sede di centrali nucleari, né di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive. La partecipazione alla consultazione referendaria di ieri e oggi è stata altissima e ha sfiorato il 60 per cento: il 59,34 per cento degli aventi diritto al voto (877mila 982 su 1 milione 479 mila) con punte del 65,91 nel Sulcis Iglesiente, si è presentata ai seggi per dire al governo che di nucleare proprio non ne vuole sapere.

I risultati parziali parlano della vittoria del sì al 97 per cento. E sarà pur vero che si trattava di un referendum consultivo, ma il significato politico non si può ignorare: dalle urne i sardi hanno voluto spedire un messaggio inequivocabile al tentativo di Berlusconi di fare naufragare il referendum nazionale di giugno. Tanto più che la mobilitazione per la croce sul sì (la domanda era ‘Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?’) è stata assolutamente trasversale e ha visto impegnato in prima persona lo stesso governatore Ugo Cappellacci (Pdl), che nel pomeriggio ha convocato una conferenza stampa per manifestare soddisfazione per il risultato. “Sono felice e orgoglioso, anzi fiero di questa grande prova dei sardi”, ha dichiarato. “La Sardegna è stata capace di una prova di unità su un tema dal quale, come ho detto più volte, dipende il futuro della nostra terra e dei nostri figli. È un segnale forte e netto”.

Il voto sul referendum contro le centrali e le scorie nucleari è il frutto del lavoro iniziato circa due anni fa dal comitato ‘Si.nonucle‘, che ha raccolto le firme per promuovere la consultazione. D’impatto lo slogan pubblicato sul sito dei promotori: ‘Sa leucemia est una cosa lezza’, cioè ‘la leucemia è una cosa brutta’ con l’immagine di una bambina che stringe al petto un peluche.

Soddisfazione anche da parte dell’opposizione. “Per il Pd il quorum da superare non era il 33 per cento, ma il 50, quello del referendum abrogativo nazionale – ha spiegato il segretario democratico della Sardegna, Silvio Lai – perché dalla partecipazione di oltre la metà dei sardi sarebbe arrivato il primo segnale democratico di questo mese di maggio al governo”. “Adesso la Sardegna ha parlato a nome di tutto il Paese – ha aggiunto -, il nostro no al nucleare è un no di tutta l’Italia se non sarà consentito il voto al referendum abrogativo a giugno”.

di Cinzia Simbula