Il consigliere regionale lombardo Angelo Ciocca

A Milano Letizia Moratti spara accuse pesantissime contro Giuliano Pisapia. Ma a San Genesio (nella vicina Pavia) volano addirittura i pugni.

L’incontro in Comune tra il consigliere regionale Angelo Ciocca (Lega) e il candidato sindaco Giampiero Zetti (leghista della prima ora poi passato alla Lega Padana Lombarda e quindi a una lista civica con molti esponenti del centrosinistra) è terminato in ospedale. Opposte le versioni: “Ciocca mi ha aggredito”, avrebbe detto Zetti. “Non è vero, è successo il contrario”, avrebbe raccontato il leghista ai carabinieri.

Una cosa è certa: stamattina alle 10.30 Giampiero Zetti, candidato sindaco alle comunali di San Genesio, è andato in comune per chiedere il permesso per organizzare la festa di partito per la chiusura della campagna elettorale. Ma a rendere più “calda” la campagna elettorale nel cuore della notte ci aveva pensato un volantino diffuso per le vie del paese in cui si accusava Ciocca (citato, pur non essendo indagato, negli atti dell’inchiesta “Infinito” della procura di Milano, che ha portato a 300 arresti per ‘Ndrangheta in tutta la Lombardia), di essere il “sultano” di San Genesio. Un volantino condito da mille accuse: si parlava di una laurea “comprata” in Nicaragua, di presunti affari poco puliti.

Ciocca non ha gradito: “Tutte calunnie”. E appena ha incontrato il candidato avversario sono volate parole grosse, poi botte. Racconta Zetti: “Appena uscito dall’ufficio mi è arrivato non so se uno schiaffo o un pugno sulla guancia sinistra. Ho sbattuto la testa, adesso ho un bernoccolo. Mi si sono rotti gli occhiali. Mi sono alzato e ho detto: “Angelo, ma che cosa fai?”. Lui mi ha detto: “Abbi il coraggio di firmare quello che scrivi”, parlando del famoso volantino”, racconta Zetti che promette denuncia. Opposta la versione di Ciocca: “Ho preso un pugno nello stomaco”. Di sicuro per “moderare” il dibattito politico sono dovuti intervenire i carabinieri. E le ambulanze: sia il candidato sindaco che il consigliere regionale sono stati ricoverati al policlinico San Matteo di Pavia. Zetti è stato sottoposto a una tac, mentre Ciocca è uscito in sedia a rotelle.

Ma chi è Angelo Ciocca? Avversari e amici lo chiamano il Brad Pitt della politica. Un paragone che lo lusinga, un po’ per il Brad, che sa di attore, un po’ per il Pitt che sa di mastino. Ciocca, 35 anni e fazzoletto verde di ordinanza, è il consigliere regionale lombardo eletto con il maggior numero di preferenze. Con quasi 19 mila voti, dentro la Lega, ha sbaragliato addirittura “il trota”, al secolo Renzo Bossi.

Ciocca insomma è nato leghista. Un po’ perché ce l’ha nell’animo, un po’ perché dalle sue parti la Lega la fa da padrona. Siamo a San Genesio ed Uniti, 3.900 abitanti sulla strada che collega Pavia a Milano: qui la Lega raccoglie oltre il 60 per cento dei consensi (e una volta erano perfino di più).

Siamo, tanto per capirci, nel paese finito all’onore delle cronache perché l’allora sindaco (proprio Giampiero Zetti, passato dal centrodestra al centrosinistra), aveva deciso di far montare dei grossi cancelli di ferro all’imbocco del paese: a una certa ora, le porte della città si chiudevano. Un po’ come nel Medioevo, l’idea era quella di combattere i furti tenendo fuori la “brutta gente”.

Ecco, questa è la culla di Ciocca. Ma lui agli onori delle cronache ci è finito recentemente per altre ragioni meno pittoresche: le carte dell’inchiesta sulla ‘Ndrangheta in Lombardia raccontano, come raccontò Il Fatto Quotidiano (Leggi l’articolo di Davide Milosa), “dei suoi rapporti con l’avvocato Pino Neri, finito in carcere nel maxi blitz del 13 luglio. I due, nella primavera del 2009, sono stati filmati dai carabinieri mentre si incontravano per discutere di pacchetti di voti da dirottare su un candidato gradito alle cosche”. Scrivono i magistrati: “Neri ha assoluta necessità di far eleggere alle consultazioni elettorali di Pavia un proprio uomo, Rocco Del Prete, e a tal fine si rivolge a Ciocca”.

Una storia che ha imbarazzato il Carroccio tanto da spingere la Padania a smentire parlando di “allucinazioni” e di “insinuazioni”. Ciocca, che non risulta indagato, ha sempre smentito i suoi legami con la ‘Ndrangheta. Interpellato da ilfattoquotidiano.it il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, disse: “Se qualcuno non è immacolato sarà espulso immediatamente”. E poi, come molti altri funzionari, prese le distanze da Ciocca: “Personalmente non lo conosco. Non l’ho mai sentito”.

di Andrea Ballone e Ferruccio Sansa