Nell’economia avanzata dei servizi, il bene più scarso in circolazione – ma dal più alto valore aggiunto – sono le idee. “Se hai un’idea devi alzare la voce” è, non a caso, una delle massime che Steve Jobs rifila volentieri ai suoi dipendenti. Certo, non tutti sarebbero in grado di immaginare l’iPhone. Ma tra la folla di cervelli che popolano Internet, si nascondono di certo delle buone idee che possono, se aiutate, trovare spazio.

Questa riflessione è alla base di nuovi social network che provano a farsi largo nella giungla delle start-up. “Ahhha”, l’esclamazione tipica di chi è colto da un’ispirazione, è il nome del sito lanciato negli Usa da un ventottenne, Matt Crowe. “What’s your idea?”, qual è la tua idea?, la domanda che accoglie il navigatore. Ognuno può proporre la sua trovata e sono poi gli iscritti di Ahhha a votare la proposta più convincente. “Non è il sito a dire se la tua idea è buona o cattiva – spiega Crowe a Cnn.com –, ma è la community”. Non finisce qua: una volta che un’idea ha raccolto consensi, il sito si impegna a trovare fondi per trasformare ilsogno in realtà.

Crowe non è stato l’unico ad avere, appunto, una simile “idea”. È online dal primo marzo, WyGet.com, realizzato dall’italiano Luca Pagani, studente di Cambridge che con un collega ha lanciato questo sito di ricerche di mercato “social”. Come sul portale americano, gli utenti suggeriscono idee o “prodotti” e votano i migliori. Le aziende possono quindi utilizzare le informazioni postate per realizzare prodotti che interessino al mercato (o possono, a pagamento, chiedere un’indagine specifica).

Tutti e due i progetti, per quanto possano risultare buoni, fanno affidamento solo sui “contenuti generati dagli utenti”. E per ora, soprattutto su Ahhha, protagoniste sono proposte “divertenti” come “un vino rosso “pulito” che non sporca i denti”. Un’idea anche questa, non c’è dubbio. Ma sono quelle buone ad essere scarse.

Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2011