Sono d’accordo con Asor Rosa. La democrazia in Italia è a rischio. In parte tale crisi ha fattori di tipo globale, che determinano effetti negativi in tutti gli ordinamenti e in particolare in quelli dell’Occidente capitalistico, in parte ha fattori autoctoni. L’Italia del resto è sempre stata, nel bene e più spesso nel male, un laboratorio istituzionale e politico. Un’analisi di tali fattori, con particolare riguardo a quelli globali, è contenuta nel mio saggio La democrazia in crisi: un problema globale, che fa parte del volume da me curato con Giovanni Incorvati, Crisi della democrazia e crisi dei partiti in Italia e nel mondo (Aracne, 2010).

In un certo senso, il degrado italiano della democrazia è espressione dell’esasperazione dei fattori generali di crisi: la privatizzazione assume il volto grottesco di Mr. Bunga Bunga, che riceve famigli, “oppositori”, compari esteri e olgettine nella sua villa di Arcore, esercita un controllo pressoché totalitario sui mass media, con la complicità di finti giornalisti, e vuole demolire ad ogni costo i pochi presidi di civiltà rimasti nel nostro Paese, primi fra tutti la scuola pubblica e la magistratura indipendente.

C’è oggi il rischio che la corruzione della democrazia si estenda fino alla manipolazione del voto liberamente espresso dal popolo italiano. Non ci sarebbe da meravigliarsi troppo, se pensiamo al ruolo dominante della criminalità organizzata in parecchie situazioni, e al fatto che il regime, con l’acqua alla gola, sembra disposto a tentare ogni carta per farla franca per l’ennesima volta.

Già nel recente passato, del resto, c’è stato chi ha parlato di brogli, per non parlare di episodi solo apparentemente minori, come le firme false a sostegno di alcune candidature alla Regione Lombardia, per le quali è indagato, fra gli altri, anche l’attuale governatore Formigoni. Altre scelte confermano l’intenzione dei seguaci di Mr. Bunga Bunga di giocare sporco pur di evitare il giudizio popolare: la data dei prossimi referendum su acqua, nucleare ed impunità è stata artificiosamente spostata a giugno, con una spesa aggiuntiva notevole, per tentare di impedire il raggiungimento del quorum.

Si è d’altronde sviluppata in tutto il mondo un’importante prassi di sorveglianza internazionale delle elezioni, che costituisce una testimonianza dell’interesse che la comunità internazionale ripone nel rispetto della genuinità dei desideri espressi dagli elettori. Come ho scritto in un mio recente post, ho avuto modo, per ben due volte, di svolgere la funzione di osservatore internazionale in Venezuela . Se anche Stati sovrani e democratici, come il Venezuela e numerosi altri, si sono sottoposti al vaglio degli osservatori, perché non farlo anche in Italia?

Un monitoraggio internazionale sul sistema del pluralismo italiano è già stato chiesto da Articolo 21 e Il Futurista. Occorre a mio avviso chiedere che lo stesso sistema elettorale sia monitorato internazionalmente, per dissuadere chiunque dal tentare criminali attentati alla volontà politica del popolo italiano. Vediamo se governo ed opposizione accettano questa sfida…