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La politica si nutre spesso di ipocrisia, ma con la legge elettorale si raggiungono livelli altissimi

Nessuno propone più una legge proporzionale con voto di preferenza, con garanzie di stabilità di governo e quorum bassi di sbarramento, che rimetterebbe al centro il Parlamento
La politica si nutre spesso di ipocrisia, ma con la legge elettorale si raggiungono livelli altissimi
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La politica spesso si nutre di ipocrisia. Uno dei campi in cui menzogna e ipocrisia raggiungono livelli alti e insopportabili è quello relativo alle leggi elettorali. Negli ultimi trent’anni circa nel nostro paese sono state approvate dal parlamento, con maggioranze diverse e anche alternative, riforme elettorali pessime che hanno rafforzato casta politica e partitocrazia, che scoraggiano la partecipazione dei cittadini alla vita politica, che indeboliscono la democrazia e attentano alla Costituzione e in particolare alla sovranità popolare e alla repubblica parlamentare per come voluta dai costituenti.

Chi governa cerca sempre di approvare la legge elettorale più conveniente per sé per vincere, chi sta all’opposizione denuncia le nefandezze giuridiche e istituzionali ma poi si comporta più o meno alla stessa maniera quando si trova a governare. Dopo ogni elezione, quando il quorum delle persone che vanno a votare si abbassa sempre di più, i capi partito mostrano ipocritamente preoccupazione democratica per la scarsa partecipazione e annunciano, sapendo di mentire, che faranno di tutto per avvicinare le persone alla politica e al voto.

Mentono perché ormai da anni dieci capipartito scelgono, con un potere pressoché assoluto, tutti i parlamentari che andranno alla Camera e al Senato. Non vogliono assolutamente che ci sia partecipazione altrimenti rischiano di perdere il dominio della partitocrazia o peggio ancora il loro scranno e quello dei loro fedelissimi. Ed è per questo che quasi nessuna forza politica si è mai impegnata per davvero per aumentare il tasso di partecipazione democratica e per approvare una legge elettorale davvero conforme ai principi costituzionali.

E non è un caso che anche in questa parte finale della legislatura la maggioranza di centrodestra spinga per approvare l’ennesima brutta legge elettorale contro la Costituzione e anche la modifica della legge sull’elezione diretta dei sindaci, forse l’unica buona che ancora regge che avvicina istituzione e popolo e non è un caso che sia entrata in vigore dopo Tangentopoli.

Nessuno propone più una legge proporzionale con voto di preferenza, con garanzie di stabilità di governo e quorum bassi di sbarramento, che rimetterebbe al centro il Parlamento, luogo in cui dovrebbe attuarsi la politica nazionale della rappresentanza e la mediazione. Hanno paura delle preferenze e della democrazia, temono che in parlamento possano entrare persone che davvero abbiano a cuore l’attuazione della Costituzione. Per i sindaci, non a caso appunto i politici più vicini alla gente, vogliono ridurre drasticamente le ipotesi di ballottaggio ed eliminare il voto disgiunto, per rafforzare la partitocrazia anche a livello locale e impedire che nascano dal basso coalizioni civiche e alternative ai blocchi di sistema, che apparentemente si contrastano, ma che sono le due facce della medesima medaglia, che è quella contraria alla partecipazione democratica e popolare.

Al referendum e alle amministrative la gente vota di più ed è per questo che devono impedire che le persone si appassionino di politica e che magari si vogliano impegnare per davvero. Fanno di tutto per contrastare la nascita di alternative al sistema dal basso. Attuare la Costituzione è un dovere, per molti politici tradire la Costituzione è una necessità per perpetrare il proprio potere e rimanere in un galleggiamento di mediocrità istituzionale mentre il paese purtroppo, soprattutto per colpa loro, sprofonda sempre più giù.

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