Dopo anni di lavoro in Italia come regista televisiva e videomaker freelance, avvertivo il bisogno di confrontarmi con una realtà diversa, esterna al nostro Paese. Forse perché Bologna, la mia città, ma anche Roma e Milano, che conosco per averci lavorato e vissuto, mi sono sempre sembrate un po’ troppo piccole, e se mi passate il termine “provinciali”. Soprattutto se le si confronta ad altre grandi capitali europee.

Invece arrivando a Londra ho avvertito tutta la differenza. È stato per me come proiettarsi in uno spazio dinamico, in perpetuo cambiamento, capace di affascinare e spaventare al tempo stesso.

Di questa città, dove tutto il mondo può sentirsi a casa sua mantenendo la propria cultura, mi piace cogliere le molte vibrazioni che sa trasmettere. Quello che trovo più bello è il cosmopolitismo “rispettoso” di Londra. La capitale assorbe usi, sapori e tradizioni che vengono da tutto il mondo, ma riesce a integrarli senza consumarli né distruggerli.

Pluralità di culture e grandezza del luogo possono però comunicare anche un senso di dispersione. Per questo nel lavoro di videomaker nella mia “nuova” città, sono partita dalle persone, di cui cercato di ritrarre la connessione con il luogo, la strada, il quartiere. Così, anche lo spazio dispersivo di Londra conquista radici soprendentemente locali. Anche il caleidoscopio londinese ritorna alla semplicità della vita di quartiere, alla schiettezza del vissuto di una singola persona.

Il modo di parlare – l’intonazione della voce, la lingua l’accento – sono tratti esclusivi di una personalità. La scrittura manuale, a cui sfortunatamente ci stiamo disabituando, lo è ancora di più: non esiste una grafìa uguale all’altra. Anche da questa suggestione ho mutuato l’idea del “diario”, un modo di esprimersi che più rappresenta l’esperienza privata del narrare, connettendo luoghi e persone attraverso un filtro affettivo.

Faccio lo regista, quindi mi esprimo con il video più che con le parole. Voglio lasciarvi al primo degli incontri del percorso che ho chiamato London Diaries, e invitarvi a seguire quelli che verranno. Qui ritraggo Yoko, una busker, cioè un’artista di strada, giapponese, figura curiosa e delicata, capitata anche lei in questa in questa strana, multiforme cosmòpoli, che non finisce mai di sorprendere.

di Anna Bianco, regista italiana a Londra