Khalil al-Hayya è il nuovo capo di Hamas. Caponegoziatore con Israele e leader dalle posizioni radicali: chi è il successore di Sinwar
Un anno e mezzo dopo l’uccisione del proprio leader, Yahya Sinwar, Hamas ha eletto il suo nuovo capo. Il suo nome era tra quelli più accreditati, tanto che nei mesi scorsi è a lui che era stata affidata la guida dei negoziati con Israele. Toccherà a Khalil al-Hayya, braccio destro del leader “martire”, prendere il suo posto alla guida del Movimento islamico di resistenza. Una nomina che non farà piacere a Israele, nonostante al-Hayya sia stato l’interlocutore indiretto di Tel Aviv nei colloqui di pace, che lo aveva individuato come uno degli obiettivi dell’attacco del settembre 2025 a Doha, in Qatar, contro il summit di Hamas. Raid al quale il militante islamista era però sopravvissuto. Al-Hayya, infatti, è una delle menti dietro all’organizzazione dell’attentato del 7 ottobre 2023, azione che ha definito pubblicamente “un grande atto“.
La sua elezione a capo del Politburo ha una doppia valenza. Da una parte è legittimata dal fatto che proprio Hamas aveva deciso di congelare la nomina di un nuovo leader, dopo l’uccisione di Sinwar, in attesa di un momento migliore sia dal punto di vista politico sia della sicurezza. Inoltre, l’incarico arriva a discapito dell’altro grande nome candidato e superato al ballottaggio: il leader dell’ala politica Khaled Meshaal. La mossa dà forza all’incarico affidato ad al-Hayya anche perché arriva in pieno impantanamento della fase 2 del piano di pace per Gaza. Tra i vertici del Movimento si decide, con la sua nomina, di non procedere alla svolta moderata in nome di un possibile dialogo con Tel Aviv ma, pur rimanendo su un profilo cresciuto nell’ala politica e non militare, si opta per posizioni oltranziste vicine a quelle di Sinwar, a testimonianza del fatto che per Hamas la guerra allo ‘Stato ebraico‘ deve andare avanti con la stessa forza di prima.
Classe 1960, nato a Gaza durante l’occupazione egiziana della Striscia, è conosciuto anche come Abu Osama. Studioso dei testi sacri, iniziò a lavorare come insegnante prima di unirsi al Movimento islamico di resistenza nel 1987, anno della sua fondazione. Convinto sostenitore della guerra all’Autorità nazionale palestinese guidata da Abu Mazen “traditrice del popolo”, è sempre stato invece un convinto sostenitore della necessità di mantenere legami stretti con l’Iran, nonostante si tratti di un regime sciita. In questo ambito, è stato tra i fautori della pax con la Siria di Bashar al-Assad, avvicinando il Movimento all’Asse della resistenza con a capo Teheran. Nel corso della sua militanza ha visto morire per mano di Israele sua moglie, tre fratelli e sei dei suoi figli.