Burnham si insedia a Downing Street: “Costruiamo una nuova economia”. Le priorità: misure contro caro vita e emergenza abitativa, controllo pubblico dei servizi essenziali
L’atteso passaggio di consegne a Downing Street è nel segno della continuità politica ma con la promessa di un cambio di passo. Dopo essere stato eletto leader del Labour, Andy Burnham ha ricevuto da re Carlo III l’incarico di formare il nuovo governo britannico, diventando il nuovo primo ministro del Regno Unito al posto del compagno di partito Keir Starmer, che ha lasciato l’incarico sostenendo di consegnargli “un Paese più forte e più equo di due anni fa” e assicurando al successore il suo “pieno sostegno”.
Accolto da un lungo applauso davanti al numero 10 di Downing Street, il “re del Nord” ha riconosciuto innanzitutto la crisi di fiducia nella politica britannica. “Sono profondamente consapevole di essere la sesta persona negli ultimi dieci anni a percorrere questa strada, il settimo primo ministro dal 2016″, ha detto, definendo questo “un momento di riflessione e di nuovi propositi”. Il nuovo premier ha ammesso che “la gente è stufa della politica” e che “non siamo stati abbastanza bravi. Dobbiamo fare meglio”. Ha quindi annunciato che entro l’anno presenterà un piano decennale per il rilancio del Regno Unito, ma ha promesso anche interventi immediati contro il caro vita. Già da domani, ha spiegato, illustrerà le prime misure per “ridare fiato” alle famiglie, indicando contestualmente come saranno finanziate nel rispetto delle regole fiscali.
L’ex sindaco di Manchester ha intanto delineato quello che ha definito “un nuovo modello politico e un nuovo modello economico”, individuando negli anni Ottanta il momento della svolta da correggere. Secondo Burnham, in quel decennio “il potere politico è stato centralizzato, quello economico privatizzato e vaste aree del Paese deindustrializzate“, e il Paese da allora non è mai riuscito a riprendersi del tutto. La risposta, con l’obiettivo di “reindustrializzare il Paese”, sarà una redistribuzione del potere da Westminster ai territori, con maggiori competenze alle comunità locali e un rafforzamento del controllo pubblico sui servizi essenziali per renderli nuovamente accessibili. “Porteremo il potere fuori da qui, in ogni comunità del Paese, affinché possano fare di più e, così facendo, costruire una nuova economia, nella quale i beni e i servizi essenziali torneranno sotto un controllo pubblico più forte per renderli nuovamente accessibili”.
Tra le altre priorità che ha annunciato ci sono poi il sostegno ai giovani attraverso una riforma del sistema educativo, maggiori investimenti nella salute mentale, la costruzione di nuove case popolari e una riforma del welfare fondata sulla prevenzione anziché sulla sola assistenza. Secondo Burnham, questo approccio consentirà di ridurre nel tempo la spesa sociale rispettando al contempo gli impegni di bilancio e quelli assunti dal Regno Unito sul fronte della difesa.
Il primo atto simbolico del nuovo governo sarà però dedicato all’emergenza abitativa. “Tra poco entrerò da quella porta e darò la mia prima istruzione: mettere fine al fenomeno dei senzatetto nel nostro Paese”, ha annunciato, indicando la lotta alla homelessness come il primo obiettivo operativo del suo esecutivo.
Il discorso si è concluso con un appello all’unità nazionale. “Metterò la cura delle persone al centro di tutto ciò che farò”, ha promesso Burnham, invitando i britannici a “costruire un nuovo senso di unità, di scopo comune e di positività“, affinché questo sia “il momento in cui la Gran Bretagna tornerà a credere in se stessa e ritroverà la speranza“.
Sul piano personale, la giornata dell’insediamento è stata segnata anche da una nota privata raccontata dallo stesso Burnham in un’intervista al Times. Il padre Roy, 86 anni, storico militante laburista, è ricoverato in una casa di cura a causa di un Alzheimer in fase avanzata e non è consapevole che il figlio sia diventato primo ministro. “È triste che non lo sappia, perché ne sarebbe fiero”, ha raccontato Burnham, definendo la sua nomina “un risultato di tutta la famiglia”.