Richieste le dimissioni di Muammar Gheddafi e deciso un meccanismo di finanziamento temporaneo al Consiglio nazionale transitorio libico. “Per fornire al Cnt e alla comunità internazionale un modo di gestire le risorse per le necessità finanziarie a breve termine e i bisogni strutturali del Paese”. Queste le decisioni – trasmesse in un comunicato ufficiale – a conclusione della prima riunione formale in Qatar del Gruppo di contatto sulla Libia, creato il 29 marzo scorso. Presenti una ventina di ministri degli Esteri della coalizione internazionale – tra cui Franco Frattini –, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, i rappresentanti dell’Unione africana, della Lega araba e dell’Organizzazione per la conferenza islamica. Stavolta avranno facoltà di parola anche gli esponenti del Consiglio nazionale di transizione libico, che hanno preso le distanze dalla presenza – la prima ufficiale dopo la fuga in Gran Bretagna – dell’ex ministro degli Esteri di Gheddafi, Moussa Kussa. Una delle figure su cui si punta per una possibile mediazione. E proprio a margine dell’incontro, anche la Farnesina ha fatto sapere che i delegati italiani non incontreranno Kussa. “Non abbiamo alcun tipo di contatto”, ha dichiarato il portavoce Maurizio Massari. Questa sera invece la presidenza francese ha annunciato un incontro all’Eliseo tra il presidente Nicolas Sarkozy e il primo ministro brittanico David Cameron, per discutera della situazione libica. La riunione arriva dopo l’incontro di ieri (Leggi la cronaca di ieri) tra i ministri degli Esteri dell’Unione Europea che ha stabilito nuove sanzioni per il regime libico. Il Gruppo di Contatto si riunirà di nuovo a Roma nella prima settimana di maggio.

Niente bombardamenti, ma a armi ai ribelli: le proposte italiane alla conferenza. ”Scordatevi qualunque ipotesi di un intervento delle truppe sul terreno”, ha detto il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari. Dall’Italia, gli fa eco Umberto Bossi: “La nostra Costituzione dice che non possiamo bombardare”. Ma il leader della Lega aggiuge anche un consiglio per i nostri portavoce a Doha, che hanno riconosciuto il Cnt come interlocutore ufficiale in un passato incontro alla Farnesina. ”Io sarei più cauto”, ha dichiarato, “Noi abbiamo un problema: il petrolio ed il gas. Perciò dobbiamo trattare con chi vince”. L’Italia comunque porta alla conferenza alcune proposte. Come quella di “mettere i ribelli libici in condizioni di difendersi”, fornendoli di “materiale per l’autodifesa e assistenza di intelligence e nelle comunicazioni”. “Strumenti non letali”, come quelli che la Gran Bretagna ha già cominciato a fornire agli insorti. E’ d’accordo lo sceicco Tamim bin Hamad bin Khalifa al-Thani, erede al trono del Qatar, che ha aperto i lavori del Gruppo. Mentre Ali Al Isawi, ministro degli Esteri del Cnt, aveva poco prima dichiarato ai giornalisti: “Ottenere armi non è la nostra priorità”. Ma in pochi a Doha vedono alla situazione libica una “soluzione militare”. La Germania si è detta pronta ad appoggiare un’azione militare ma, d’accordo con Anders Fogh Rasmussen, il segretario generale della Nato, l’auspicio è che l’incontro “possa agevolare una soluzione politica”. L’Italia inoltre ha proposto di utilizzare una parte dei beni del regime libico congelati dall’Onu per aiutare i ribelli. Fondi che dovranno provenire dai risparmi di diversi enti, ma non dal patrimonio personale di Gheddafi.

E’ allarme per la situazione umanitaria in Libia. Più di tre milioni di persone nel Paese hanno bisogno di aiuto. Il dato è riportato dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Oggi intanto due forti esplosioni sono state sentite a Tripoli, forse ad opera di un raid Nato. Di certo un deposito di munizioni è stato fatto esplodere nella capitale dai piloti dell’Alleanza, mentre le forze del Colonnello hanno operato nuovi bombardamenti su Misurata. Secondo ‘Human Right Watch’, nell’ultimo mese le vittime degli scontri in città sarebbero almeno 250. Per evacuare i cittadini è stata predisposta un’imbarcazione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. La nave è attraccata nel porto di Bengasi e, dopo aver caricato tonnellate di derrate alimentari e aiuti, raggiungerà la città assediata ormai da sei settimane. Anche l’Unione Europea ha deciso oggi di stanziare 10 milioni di euro per l’evacuazione degli stranieri e il loro rimpatrio, mentre sempre a Bengasi è atterrato un aereo del governo francese con a bordo 10 tonnellate di forniture sanitarie e membri di diverse organizzazioni non governative. Sono stati dimessi oggi, inoltre, due dei 25 cittadini libici feriti e ricoverati in diverse strutture del milanese. Adesso, come da accordi, verranno rimpatriati, mentre proseguono le cure specialistiche per gli altri. Anche i membri del Cnt presenti a Doha hanno cercato una soluzione alla difficile situazione dei civili libici e hanno proposto uno scambio ai Paesi presenti alla conferenza: un miliardo e mezzo di aiuti umanitari in cambio di forniture di petrolio dalla Libia.