Dal processo Mediatrade, dove i pm hanno avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi, rimbalza il nome di Mohamed Farouk Agrama. In Tunisia c’è l’amico storico Tarak Ben Ammar, che ha di fatto sostituito il ministro degli esteri per le trattative sui rimpatri. E poi c’è il Colonnello in persona, che è da anni in affari con il premier. I problemi più seri per Silvio Berlusconi, di questi tempi, vengono dai soci arabi. Palesi o – secondo la procura – occulti. Qui si parla di affari, di soldi che finiscono per incrociarsi con le scelte politiche e con le vicende giudiziarie del premier. Gli affari con la famiglia Gheddafi riguardano la Quinta communications di Tarak Ben Ammar (che fa parte, in Italia, del consiglio di amministrazione di Mediobanca e Telecom): la Trefinance, controllata lussemburghese della Fininvest, è dal 2009 in affari con la Lafitrade della famiglia Gheddafi nella società, editrice di Nessma tv, l’emittente tunisina satellitare che trasmette in tutto il Maghreb. Quella che ospitò la celebre intervista in cui Silvio Berlusconi elogiava il Colonnello e diceva che la politica di questo governo è quella di dare casa, lavoro e istruzione ai migranti.

Se di Gheddafi e dei suoi affari con aziende italiane (in particolare quelle riconducibili a Berlusconi) molto si è detto e scritto, meno noto è il rapporto con l’egiziano Mohamed Farouk Agrama detto Frank. Oggi a Milano, nell’udienza preliminare del processo Mediatrade, il suo nome è stato accostato a quello del premier che, secondo l’accusa, è sempre stato suo “socio occulto” nell’attività di compravendita di diritti cinematografici anche nel periodo in cui rivestiva già la carica di presidente del Consiglio. Per Berlusconi il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. Ma chi è Agrama? Nato in Egitto e approdato in Italia negli anni ’60, diventa vent’anni dopo l’uomo di Fininvest a Hollywood. Svolgendo, secondo gli inquirenti, attività di intermediazione finalizzata a gonfiare i conti. “I pm – si legge nel libro “Il regalo di Berlusconi” di Peter Gomez e Antonella Mascali – sostengono addirittura che, tra il 1988 e il 1999, Fininvest prima e Mediaset poi abbiano speso 170 milioni di euro più del dovuto nell’acquisto di diritti dalla Paramount e sequestrano la somma record di 100 milioni di euro parcheggiata su una serie di conti svizzeri di Agrama, definito – appunto – dagli inquirenti il “socio occulto” di Berlusconi”.