Cerimonia in pompa magna questa mattina per l’inaugurazione a Milano di quattro nuove fermate della linea metropolitana 3, ma la festa, con tanto di taglio di simbolico del nastro, è stata affiancata dalle proteste di centinaia di residenti che hanno accolto le autorità al grido di ‘buffoni’ e ‘vergogna’.

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il vice ministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, sono arrivati nella nuova fermata di Affori, dove la metropolitana 3 si incrocia con la linea delle Ferrovie Nord. Ma il taglio del nastro per un allungamento della metropolitana atteso da anni è stato segnato dai fischi, dal suono di vuvuzela e dalle contestazioni dei cittadini, molti dei quali ‘armati’ di bandiere del Pd e di Rifondazione, che chiedono più parcheggi e l’interramento di un tratto della linea dell’autostrada. Tutta la conferenza che si è tenuta accanto ai binari è stata letteralmente coperta dalle rumorose, ma sempre pacifiche, contestazioni dei residenti assiepati dietro la balaustra che separa la strada dalle banchine.

Per il sindaco Moratti non è certo un buon periodo, considerando anche i toni da campagna elettorale. Il primo cittadino milanese era già stata oggetto di fischi durante le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, quando i manifestanti riservarono gli applausi solo al presidente della Repubblica Napolitano. Poi l’inciampo della casa del figlio Gabriele, che molti manifestanti hanno ricordato stamattina indossando maschere di Batman. E ancora la gaffe sull’Inter durante le premiazioni dell’Ambrogino d’oro. Il nervoso nel centrodestra, del resto, ha contagiato anche Formigoni, che ieri si è reso protagonista di una querelle a distanza con Nichi Vendola, definito “miserabile sotto effetto di stupefacenti”. Una polemica ripresa dalla stessa Moratti: “Vendola deve occuparsi della sua regione – ha detto la Moratti a margine della cerimonia – Vendola viene a Milano, viene in Lombardia e non la conosce. E’ la prima regione d’Italia nel contribuire a creare in tutto il Paese opportunità di lavoro e produzione di ricchezza. E’ ingiusto”.