Quattrocento lampedusani al molo si dicono pronti a tutto: “Altri immigrati qui non attraccheranno”. Un braccio di ferro è in corso tra il ministro dell’Interno Roberto Maroni e i cittadini dell’isola. Per tutta la giornata i cittadini dell’isola hanno cercato di impedire lo sbarco di nuovi immigrati. Hanno protestato, esponendo cartelli e striscioni.

Due barconi soccorsi da motovedette della Guardia costiera (con 116 migranti a bordo) e della Guardia di finanza (quattro con centocinquanta persone) sono stati ostacolati nel loro rientro. Solo il primo è riuscito fino ad ora ad attraccare, lontano dal molo però: sono stati fatti scendere soltanto donne e bambini.

E sarebbero altri tredici i barconi già individuati in avvicinamento verso l’isola. A un centinaio di metri dalla costa c’è un pattugliatore della Marina militare che potrebbe risolvere la situazione provvisoriamente. Gli isolani si dicono pronti a tutto, e tra il serio e il faceto spuntano le scritte: “Gheddafi questa volta mira bene!”.

Il sindaco Bernardino De Rubeis parla di “un rischio concreto di disordini: è necessario procedere subito ai trasferimenti aerei. Ormai siamo la Guantanamo italiana”. Perché nel Centro di accoglienza rimane la situazione dei tremila migranti tunisini ammassati in un luogo dove possono starcene al massimo 860. E nel frattempo, spiega il sindaco, “sta finendo l’acqua potabile”.

A chiedere che il centro sia chiuso è anche l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu. Spiega la portavoce Laura Boldrini che “la situazione nel centro di Lampedusa sta diventando insostenibile e la gestione dell’accoglienza sempre più difficile visto l’elevatissimo numero di migranti ospitati all’interno della struttura. Molti migranti – continua – non hanno neanche un riparo per la notte e sono costretti a rimanere negli spazi esterni”.

“Con altri avvistamenti in mare – aggiunge – si rende indispensabile trasferire i migranti in altre strutture fuori dall’isola anche per non alzare ulteriormente la tensione che è già a livelli di guardia”.

“Finora a Lampedusa – ricorda Boldrini – i migranti giunti sono tunisini partiti da vari porti della Tunisia. Ma con l’evolversi della crisi in Libia, da cui sono fuggite via terra ad ora 300 mila persone principalmente verso Tunisia e Egitto, è possibile che nei prossimi tempi possano esserci anche partenze via mare dalla Libia verso l’Italia”.

“In questa fase è dunque importante – conclude – predisporre e finalizzare piani di intervento e ulteriori accoglienze sul territorio italiano, così come è essenziale che il centro di Lampedusa rimanga un luogo di prima soccorso e transito”.