I giornalisti del Tg1 battono un colpo. Al termine dell’edizione delle 20 il conduttore legge il comunicato preparato ieri. Nel testo si lamenta il pesante calo di ascolti che due giorni fa ha portato il Tg5 a battere  il Tg1. “L’Usigrai intende sottolineare quel che l’assemblea del Tg1 ha votato approvando un documento all’unanimità, riporta il testo. I giornalisti della redazione sono molto preoccupati per il calo degli ascolti considerati anche una perdita economica per tutta l’azienda in un momento di crescente difficoltà che allarma”. Inoltre, “i giornalisti del Tg1 chiedono che il direttore indichi quali provvedimenti intenda prendere”. E ancora, “l’assemblea ritiene che sia indispensabile l’assoluto rispetto del pluralismo, che sia data voce a tutte le posizioni e le parti politiche, sociali e culturali del paese e che sia garantita la completezza delle notizie”.

Segue a ruota la replica della direzione che rivendica lo share della serata di ieri (senza dire, tuttavia, che la serata era dopata dalla partenza del Festival di Sanremo) e accusa il sindacato di “atteggiamento strumentale”. “La direzione del Tg1 – è la replica di Augusto Minzolini – si è sempre impegnata per mantenere alla testata il primato degli ascolti, nonostante uno scenario televisivo in piena evoluzione. Non per nulla, nella serata di ieri il Tg1 ha dato un distacco di 6,2 punti di share ai diretti concorrenti. Può occasionalmente capitare, in questa competizione quotidiana, di perdere una volta, come è accaduto di recente, ma si tratta appunto di un’unica eccezione. L’attuale direzione, infatti, nella competizione con i propri concorrenti, ha ottenuto ottime performance”. “Ecco perché – prosegue la nota della direzione -, accogliendo l’invito dell’Usigrai all’impegno sugli ascolti e al rispetto di un pluralismo che ovviamente non è mai venuto meno, la direzione del Tg1 non può non cogliervi anche l’ombra di un pregiudizio politico e di un atteggiamento strumentale che poco si addice a un sindacato”.

Che al Tg1 ci sia maretta, lo testimonia un comunicato di Stefano Campagna, uno dei volti del Tg della rete ammiraglia e componente dell’esecutivo Usigrai in quota “l’Alternativa”: “Se questa sera durante il Tg1 verrà letto in diretta il documento sugli ascolti valuto seriamente le dimissioni dall’esecutivo dell’Usigrai”, ha scritto Campagna. “Ieri – ha raccontato il conduttore a un’agenzia di stampa, – c’erano 35 colleghi in assemblea e la riunione ha elaborato un documento in cui, in maniera abbastanza trasversale, si concordava sulla preoccupazione relativa agli ascolti del Tg1”. Preoccupazione confermata, “nonostante la consapevolezza del digitale terrestre che ha cambiato la distribuzione della platea” e a fronte della quale si chiedeva un incontro al direttore Minzolini per “conoscere le strategie messe in campo. Non si capisce poi – continua Campagna – come dal fisiologico diritto di critica di un’assemblea si sia passati oggi ad un ‘manifesto elettorale’, cioè alla decisione, assunta dal Cdr e dall’Usigrai senza un mandato esplicito dell’assemblea, di spiattellare un documento interno ad un Tg davanti a milioni di telespettatori favorendo in maniera autolesionistica la concorrenza”. Senza contare, aggiunge, che il documento di cui stiamo parlando non solo “è stato votato da 35 giornalisti su 163 in organico”, ma mirava a “limare le contrapposizioni interne”.

Per questo oggi Campagna ha abbandonato “in segno di protesta” la seduta dell’esecutivo Usigrai. “In un momento delicato per l’azienda – dice  – la lettura in video di un documento votato da 35 giornalisti, si traduce in un autogol per la Rai e per il sindacato e in un’azione denigratoria, strumentale e faziosa, quando nulla si dice invece sui telegiornali ‘amici’ che dedicano oltre la metà del sommario al Caso Ruby privilegiandolo al dramma egiziano”. Tutto questo è “scorretto e vergognoso”.

Insomma, la colpa della perdita degli ascolti sarebbe dovuta “al digitale terrestre che ha cambiato la distribuzione della platea”. Eppure, stando ai numeri, gli ascoltatori cambiano canale o spengono la televisione proprio in concomitanza con alcuni precisi servizi: l’intervista di 4 minuti a Silvio Berlusconi (2 febbraio) e l’intervento in studio di Giuliano Ferrara (10 febbraio) che parla per oltre 5 minuti lo stesso giorno in cui il direttore de Il Foglio intervista a sua volta il premier. Nel primo caso il giornalista Michele Renzulli inviato dal presidente del Consiglio confeziona “un’intervista in ginocchio”: siamo infatti nel pieno dello scandalo Ruby, ma il giornalista evita ogni domanda sul tema e parla solo di “rilancio economico dell’Italia”.

Ma sulla giornata del Tg1 e del suo direttore è caduta anche un’altra tegola. La Corte dei Conti ha aperto un’istruttoria sulla vicenda relativa all’uso della carta di credito aziendale da parte del direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Lo ha comunicato il presidente della Rai, Paolo Garimberti, durante il Cda odierno, il presidente della Rai Paolo Garimberti. La magistratura contabile ha anche chiesto al presidente l’invio, entro 15 giorni, di tutti i documenti e le carte inerenti il caso. Per Minzolini si tratta di “un atto dovuto” e dà la colpa al consigliere Nino Rizzo Nervo che, dice il direttore, “come è sua consuetudine, probabilmente deve aver fatto un esposto alla Corte dei Conti su fatti inconsistenti”.

In realtà la vicenda era emersa grazie a due articoli usciti sul Fatto Quotidiano a metà novembre. Il primo raccontava le spese pazze del ‘direttorissimo’ fatte con la carta di credito aziendale. Ben 64mila euro, dieci volte in più di Mario Orfeo del Tg2. Il secondo elencava i sei servizi che il Tg1 aveva fatto in pochi mesi sempre sulla stessa compagnia di navi da crociera, la Royal Caribbean.

Chiamato in causa il consigliere di minoranza Nino Rizzo Nervo replica a Minzolini: ”Purtroppo come sua consuetudine il direttore del Tg1 non verifica le notizie: non è mia abitudine presentare esposti alla Corte dei Conti”. Rizzo Nervo ricorda che “in cinque anni e mezzo da consigliere di amministrazione, mi è capitato una sola volta di presentare un esposto che non riguarda però il dottor Minzolini”. Sulla vicenda del direttore del Tg1, spiega ancora il consigliere, “mi sono limitato a valutare in Consiglio di amministrazione le informazioni trasmesse al Cda dal direttore generale e ho lamentato il fatto che non sia stata aperta un’audizione come di consueto avviene in casi del genere”.

ha collaborato Gisella Ruccia