Smog a Milano

Quella di domani doveva essere una giornata con blocco contemporaneo del traffico a Milano e hinterland, a Torino e hinterland e, di conseguenza, a cascata, probabilmente in altre città della Pianura Padana, la grande valle dello smog. Si sarebbe trattato di una coincidenza, non di un programmato coordinamento. Ma a Milano quella che sarebbe stata la terza domenica a piedi successiva è stata revocata, anzi il Comune se l’è rimangiata del tutto. A Torino invece, su pressione degli organizzatori di fiere e di alcuni comuni dell’hinterland, si è deciso di prospettarla per domenica 20 febbraio.

Insomma, un fiasco. L’alta pressione invernale e l’assenza di precipitazioni hanno fatto alzare, nelle scorse settimane, le concentrazioni di micropolveri, facendo scattare le misure restrittive per il traffico. E tutto il dibattito ad esse connesso. Il problema, però, ha radici ben più “antiche”. Era passata inosservata, in autunno, la notizia della procedura di infrazione dell’Unione europea contro l’Italia per ripetuta violazione della direttiva europea sulla qualità dell’aria.  Procedura che è già nell’agenda della Corte di Giustizia Europea. Insomma, il conto alla rovescia per arrivare alle sanzioni è già cominciato, anche se sono del tutto premature le illazioni su quanto e quando l’Italia dovrà pagare.

Le domeniche a piedi, come è noto a tutti, non sono risolutive. Ma analizzare i conflitti che le accompagnano e le indecisioni-contraddizioni con cui vengono o decise o revocate è indicativo. La Giunta di Milano aveva deciso di sua iniziativa – cioè senza alcun piano nazionale regionale o provinciale che la vincolasse a farlo – di adottare una sorta di piano o protocollo in virtù del quale, dopo dodici giorni consecutivi di superamento della soglia di 50 microgrammi, si sarebbe esteso il fermo feriale dei veicoli più inquinanti, oltre al blocco totale la domenica. La sorte ha voluto che i giorni di superamento siano continuati al punto da dover mettere in cantiere una terza domenica consecutiva di blocco per il 13 febbraio. Il fatto che i comuni dell’hinterland non abbiano partecipato è stato preso come argomento per revocarla. Ma ancor di più hanno pesato, nella revoca, le proteste dei commercianti e l’isolamento in cui Milano è stata lasciata dalla Regione.

A un certo punto della vicenda il vice sindaco Riccardo De Corato ha puntato il dito sul centrosinistra che grida all’allarme smog e reclama blocchi quando è all’opposizione, salvo minimizzare là dove governa come a Torino. Avrebbe potuto aggiungere Padova o Venezia-Mestre. Infatti è del tutto vero che nei risultati annuali consolidati, così come nell’emergenza di questo gennaio-febbraio, le concentrazioni di smog di Milano non sono più alte che in altri conglomerati urbani padani, e in particolare di Torino, chiusa dalle colline. A Torino – restando alla cartina di tornasole delle domeniche a piedi – il sindaco Sergio Chiamparino quest’inverno aveva escluso di fare blocchi. Solo dopo le decisioni milanesi e le proteste dei ciclisti urbani, il capoluogo piemontese ne ha varata una, bagnata poi dall’unica pioggia-neve della stagione, tra le proteste del centrodestra. Quella programmata per il 13 febbraio, è stata invece rinviata alle prime difficoltà.

Tornando alla infrazione europea e alla situazione generale dello smog italiano, le Regioni hanno da tempo chiesto al Governo un piano straordinario di investimenti per incentivare il passaggio a motori puliti, in particolare per i camion e il trasporto pubblico. Il Governo non ci sente, o comunque non riesce a finanziarlo. E’ probabile che questa posizione faccia in qualche modo comodo anche alle Regioni, per prepararsi a resistere qualora il Governo dovesse presentare il conto delle infrazioni d Bruxelles. Secondo la legge italiana, infatti, la responsabilità della qualità dell’aria sarebbe interamente delle Regioni, e quindi ad esse verrebbe girata la multa, ovviamente pro quota. La battaglia degli enti locali, quindi, non è tanto contro lo smog, ma è più concentrata a trovare un modo per scansare la responsabilità di eventuali sanzioni.