Mi è piaciuto molto il discorso di Saviano a Milano, alla manifestazione per le dimissioni del governo. Ha detto che bisogna iniziare a pensare a un mondo diverso, non solo ad andare contro B…

Provo a spiegarmi con un esempio. La situazione italiana è tragica non solo perché ci stanno B. e la corruzione, ma anche perché c’è un sistema burocratico asfissiante, che secondo i dati ufficiali costa ogni anno 15 miliardi di euro buttati al cesso in carte bollate. Ma si tratta di una valutazione faziosa, che non tiene conto del fatto che in Italia impieghi anni per avere l’autorizzazione a fare qualche cosa. Ogni anno sprechiamo miliardi di euro in attività strozzate sul nascere dalla burocrazia.

Vuoi produrre cento bottiglie di liquore? E’ reato. Vuoi fare le marmellate? E’ reato. E perché non lo sia devi sobbarcarti dei viaggi nella follia trasformata in regolamento. E attenzione, tutte queste regole non servono per garantire la qualità delle marmellate. Posso liberamente produrre delle marmellate che sono tutte zucchero, frutta congelata, coloranti, anticrittogamici, diserbanti, insaporenti, conservanti. E’ legale. Ma devi farlo seguendo i regolamenti. Ed è chiaro che in meccanismi simili i corrotti ci sguazzano. La logica in altri paesi è rovesciata: non ti chiedo nessuna pratica burocratica, ma se fai una schifezza te la faccio pagare cara. In Italia ti mettono i bastoni tra le ruote prima, poi se fai schifezze ci mettono 10 anni a condannarti e te la cavi con due condoni e una multa. E di questo stato di cose ha parte della responsabilità una certa cultura autoritaria di sinistra.

Un esempio eclatante è di fronte ai nostri occhi: un grande accordo tra un settore della sinistra e della destra sta bloccando la costruzione di quasi tutti i grandi impianti fotolvoltaici. Il governo sta varando una norma che vieta gli impianti superiori a 1000 kw, ed Emilia Romagna e Toscana stanno varando norme ancora più restrittive. In pratica stiamo rinunciando a costruire impianti che darebbero più energia elettrica di una centrale nucleare di quelle che B. sogna. E migliaia di lavoratori verranno licenziati.

Lo so che parlare di questo mi tira addosso le ire di molti… Ma il mio parere sulla questione è semplice: rischiamo il tracollo energetico oppure di cadere nel nucleare. Come facciamo a vietare i grandi impianti fotovoltaici ed eolici solo perché sono esteticamente non graditi a qualcuno? Si è arrivati a scrivere sciocchezze del tipo che la terra diventa sterile se la ombreggi per 30 anni… E’ vero il contrario: grazie ai grandi impianti si possono mettere a riposo terreni agricoli esausti per lo sfruttamento intensamente chimico. I pannelli sono posti mediamente a 2 metri dal terreno e non coprono completamente il sole visto che sono superfici discontinue, quindi al di sotto dei pannelli si possono coltivare piante erbacee capaci di rigenerare il terreno. E si è scritto che gli impianti fotovoltaici cementificano il territorio. Strano, visto che per fissare a terra i pannelli bastano dei pali di acciaio

Ma ragionare sulla realtà dell’impatto ambientale di un impianto annoia. Meglio vietare tutto. Ma se vieti tutto poi resti da solo. Io credo sia meglio avanzare proposte che possano convincere anche chi non è un ecologista sfegatato. Imparare l’arte della mediazione. Solo se si riesce a sposare ecologia e convenienza puoi coinvolgere milioni di persone. E a volte ci siamo riusciti: ad esempio, con i riduttori di flusso dell’acqua dei rubinetti, riuscendo a convincere le amministrazioni pubbliche di alcune regioni a distribuirne gratis milioni di pezzi, a costo zero grazie agli indennizzi incassati tramite i Titoli di Efficienza Energetica. Ma alcuni ci dicono che questi titoli derivati dagli accordi di Kyoto sono una schifezza, perché mercificano l’ecologia. Vero, ma visto che ci sono vogliamo utilizzarli o no? Noi abbiamo deciso di sì e grazie alla campagna che abbiamo portato avanti possiamo dire che in Italia si risparmiano milioni di litri di acqua.

Ma, nonostante i risultati, per alcuni fondamentalisti ecologici siamo dei traditori. La domanda è: siamo a favore dei piccoli passi concreti? E’ una domanda che il movimento progressista ormai deve porsi: la costruzione di un’idea di società futura credibile e concreta, che possa trascinare gli italiani fuori dall’abulia con disgusto verso la politica, passa da qui. Dobbiamo decidere se cerchiamo una via capace di costruire grandi confluenze di interessi ideali e materiali. Dobbiamo decidere se un piccolo risultato oggi è o non è un passo vero verso un grande risultato dopodomani.