Il 24 aprile 2007 presso la commissione parlamentare ecomafie presieduta da Roberto Barbieri, sfilano tre, tra i migliori magistrati anticamorra, Franco Roberti ( allora coordinatore della Dda), Maria Cristina Ribera e Raffaele Cantone. Fanno luce sulle responsabilità della politica nell’eterna emergenza e chiariscono il ruolo, anche di un magistrato, nella nomina di Claudio De Biasio al commissariato di governo per l’emergenza rifiuti. Un’audizione che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere e che contiene molte risposte a punti oscuri dell’eterna emergenza rifiuti in Campania.

L’uomo buono per tutte le stagioni

Claudio De Biasio è stato arrestato pochi giorni fa per lo scandalo depuratori. Nell’ordinanza si legge: ” Negli anni ha dimostrato una personalità criminale allarmante (…)Sconcerta che un personaggio così colpito da iniziative giudiziarie riesca ancora a trovare credito nella pubblica amministrazione con la copertura di incarichi fiduciari, e non certo per concorso pubblico”. De Biasio, infatti, continuava a lavorare al Consorzio Unico ed era commissario liquidatore al commissariato acque della regione Campania, nonostante le ripetute indagini che lo hanno coinvolto. Nel 2005 Claudio De Biasio entra al commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, nel 2007 nonostante l’indagine a suo carico, diventa numero due della struttura, nominato da Guido Bertolaso. De Biasio, forte della sua esperienza nel consorzio Ce4, quello che incrocia gli affari della camorra con il malaffare politico. Pochi giorni dopo la nomina al vertice del commissariato viene arrestato proprio per la gestione del consorzio Ce4 (poi assolto e per un reato prescritto) insieme con i fratelli Orsi ( Michele verrà ucciso dalla camorra, Sergio condannato per collusioni)”.

A questo punto, i parlamentari convocano i magistrati per capire i retroscena dietro quella nomina. Raffaele Cantone, allora pm presso la distrettuale antimafia napoletana, racconta: “ Le indagini si fermano al 2004, quindi, alla struttura commissariale che passa dalla gestione Facchi alla gestione Catenacci ( indagato nel nuovo scandalo depuratori, ndr). E’ sicuramente provata tutta una serie di rapporti fra gli imprenditori Orsi e la gestione Facchi, ma è purtroppo provata anche una serie di rapporti fra gli Orsi e la gestione Catenacci”. Gli Orsi hanno l’obiettivo di entrare nella struttura commissariale con un fidato sodale, e indicano il nome di De Biasio, tutto deciso in una cena, a riprova una telefonata tra Orsi ed il viceprefetto Ernesto Raio ( allora capo di gabinetto di Catenacci), nella quale l’imprenditore indica la necessità di inserire “uno dei nostri” al commissariato. I controllati che si scelgono il controllore. Il magistrato Donato Ceglie, pm a Santa Maria Capua Vetere, ha contatti con gli Orsi, si spende presso Raio( prima alla prefettura poi al commissariato) per il rilascio di un porto d’armi a Michele Orsi, per questa vicenda la toga sammaritana sarà indagato e archiviato su richiesta del pm di Roma Giuseppe Amato. Ceglie venne già indicato dall’allora ministro Pecoraro Scanio come sponsor per la nomina di De Biasio al commissariato di governo. Su richiesta dei parlamentari, a precisa domanda, i magistrati auditi fanno il nome di Ceglie chiarendo l’esito dell’indagine: archiviazione. Nel provvedimento di archiviazione, citato in audizione, si legge: “ Di rilievo ancora agli esiti delle s.i.t. rese dal prefetto Catenacci, il quale, in termini compatibili con quanto già desumibile dall’attività intercettativa, fa riferimento ad un’inusitata attività di consulenza svolta dal Ceglie nei confronti dello stesso prefetto e del commissariato, in ragione della sua precipua competenza professionale, nonché a un parimenti inusitato interessamento del Ceglie per risolvere un ostacolo formale che si pensava sussistesse per l’assunzione presso il commissariato di un professionista, l’architetto De Biasio”. Nel verbale dell’audizione si leggono le parole di stima nei confronti di Ceglie di molti parlamentari per la sua opera contro i traffici illeciti di rifiuti.

L’eterna emergenza e il Nord protagonista

Gli Orsi mani e piedi nell’emergenza, rapporti con una toga di primo piano, capaci di indicare un proprio uomo presso il commissariato, quel De Biasio che solo l’arresto nel 2007 eviterà alla commissione ecomafie di sceglierlo come consulente. Ma gli Orsi non si fermano. E nel 2005, dopo l’uscita dal consorzio Ce4, sono pronti con un’altra impresa la Gmc; un’attività imprenditoriale frenata dagli arresti. Sullo sfondo il ruolo di Impregeco, il superconsorzio raggiunto da interdittiva antimafia, che teneva insieme i consorzi casertani e quelli napoletani, la cui vicenda entra a pieno titolo nella richiesta di rinvio a giudizio a carico di Nicola Cosentino ( il processo con rito immediato inizierà a marzo). Impregeco vedeva la presenza degli uomini di Cosentino, dominus politico dell’area casertana, e dei fedelissimi di Bassolino, egemone e controllore dei consorzi napoletani. Una vicenda quella della nomina e del consociativismo dietro la finta emergenza che resta coperta dal silenzio, di cui al momento hanno parlato solo Terra e il Mattino.

Torniamo all’audizione, da cui emerge un sistema simile a quello del dopo terremoto del 1980, dove la politica e l’imprenditoria camorrista vanno a braccetto e lucrano dietro il paravento dei rifiuti in strada. Ecomafie diffuse anche al nord, come conferma la pm Maria Cristina Ribera in un passaggio dell’audizione: “Nella mia esperienza, ho potuto constatare che la gestione illegale dei rifiuti, in maniera organizzata e sistematica, ha coinvolto il consorzio Milano Pulita Ambiente, la società Nuova Esa di Marcon veneto, il consorzio Tev di Massarosa Toscana, l’ecoindustria che gestiva rifiuti pericolosissimi in un territorio con vincoli paesaggistici e non aveva neanche il piano di sicurezza in Toscana, Agroter di Pesaro(…) il fenomeno è talmente diffuso che credo sia esteso a livello nazionale”.

di Tommaso Sodano e Nello Trocchia