Pubblichiamo la lettera di Ilaria Marinoni, lettrice italiana che vive nei pressi di Londra, e a seguire la risposta di Caterina Soffici.

Leggo ora l’articolo di Caterina sui papà fortunati dello UK che mi è stato girato da mia madre, accanita lettrice del Fatto Quotidiano online… e da Italiana ormai residente a Londra da 10 anni e con passaporto inglese da 2 posso dire che forse forse l’Italia è ancora messa meglio. Anzi, specifico, la famiglia italiana è messa meglio.

In Gran Bretagna, la maggior parte delle mamme, che lavorano in aziende inglesi (stipendio medio inglese prima della crisi era di 23mila sterline all’anno lordi) in qualsiasi settore, sono soggette ad una regolamentazione della maternità come segue: le prime sei settimane vengono pagate al 90%, dopo di che si passa ad un contributo fissato dalla legge a 124.88 sterline alla settimana pari a 149.266 euro al cambio di oggi (e con 124 sterline alla settimana in UK ci fai proprio solo la spesa). Non mi sembra che questa sia una cosa di cui vantarsi. Anzi.

Nelle settimane di maternità passate a casa una mamma vive con lo stress di decidere se tornare prima al lavoro per sopravvivere finanziariamente o rimanere a casa per passare quality time col proprio figlio ma rischiare di non pagare il mutuo. L’importo fisso di 124 sterline non è nemmeno proporzionale al tuo stipendio, quindi persone che normalmente si trovano con uno stipendio mensile magari di 2500 sterline si trovano a riceverne il 20% causando uno scompenso al budget famigliare non indifferente. Allora a questo punto mi chiedo se preferisco la realtà italiana dove mio marito non potrebbe avere la facoltà di scelta di stare a casa a fare il mammo, o la realta britannica dove uno dei due puo stare a casa ma fai comunque fatica ad arrivare a fine mese?

Mamme italiane non lamentiamoci, io ho un bambino di 20 mesi, sono stata in maternità solo 6 per motivi finanziari (vedi sopra), e mi sarei leccata i baffi se avessi avuto un trattamento all’italiana dove la maggior parte di voi riesce a portarsi a casa uno stipendio totale o quasi per i primi 5 mesi e poi comunque una percentuale dello stesso che va riducendosi col passare del tempo. Senza poi contare che in Italia avete la maternità anticipata che qui non c’è, se sei malata usi i giorni di malattia anche per motivi legati alla gravidanza, e per legge, a meno che la tua impresa non sia di larghe vedute, ti pagano solo una decina di giorni di malattia all’anno!

E aggiungo di più. Quando avete i figli malati in Italia avete il diritto di stare a casa…pagate! Noi no! Se avete già un figlio e la seconda maternità ve la firmano anticipata e rimanete a casa al quinto mese… Insomma, direi che alla fine se dovessi scegliere per una vita da mamma un po più facilitata opterei per l’opzione pizza rispetto a quella fish & chip!?

Certo l’ideale sarebbe poter coniugare il meglio dei due sistemi… ma questa è tutta un’altra storia…

Ilaria Marinoni, Ashtead, Surrey

La risposta di Caterina Soffici

Cara Ilaria, come sempre non tutto è oro quello che luccica e la questione monetaria è prioritaria, quindi dal punto di vista pecuniario è assolutamente vero, che 124 sterline a settimana sono una miseria (anche se questa è la legge anche adesso e quindi il fatto che possano stare a casa anche i padri non incide in questo senso).

Ma il piano famiglia inglese è interessante per vari motivi:

1) La legge italiana rende addirittura obbligatoria la maternità per una donna. Ora, se la tua proirità è stare a casa, va benissimo. Allora, quella italiana è una delle migliori leggi di tutela della maternità che esistano nel mondo, non solo in Europa. Ma metti che tu guadagni più di tuo marito e quindi preferisci che sia lui a stare a casa. Oppure metti che ti capiti di rimanere incinta in un periodo professionale di ascesa, o che comunque preferisci non mollare il posto di lavoro perché sai che altrimenti non troverai più la poltrona al tuo rientro. Questo in italia non è neppure previsto, perché non si pensa che una donna possa guadagnare di più o che abbia una propria carriera.

2) La legge inglese lascia la possibilità di scegliere e questo è fondamentale non solo per il periodo strettamente della maternità, ma soprattutto per dopo. Perché gli uomini non hanno più neppure la scusa mentale e spicologica di pensare: i figli? E’ lei che se ne deve occupare. Anche in Italia il congedo facoltativo lo possono prendere anche i padri, ma è una cosa diversa, soprattuto dal punto di vista mentale. perché i 5 mesi sono obbligatori per la madre. Lo dico in quanto madre di due figli nati in italia e quindi io ho usufruito della legge itlaiana: l’idea che a stare a casa possa essere lui, ristabilisce una parità nei ruoli. Si rompe lo schema classico secondo cui è la madre che deve occuparsi della casa (e di conseguenza anche della spesa, della lavanderia, degli asili, della scuola e poi casomai anche chiamare l’idraulico o portare la macchina a fare il tagliando, che non sono prettamente occupazioni da mamma…)

3) I dati italiani sulle donne che lasciano il lavoro dopo la maternità sono agghiaccianti. Il tasso di occupazione delle donne single è pari a 86,5 per cento, scende al 71,9 per le donne che vivono in coppie senza figli, scende ancora al 51,5 per cento per donne che vivono in coppie con figli. Solo il 37 per cento delle madri con 3 figli riesce a lavorare. In sostanza la maternità spinge le donne fuori dal lavoro (e questo c’entra molto con congedi di partenità, invece). In GB la situazione mi sembra un po’ migliore.

4) Non è vero che una madre italiana può stare a casa se il figlio è malato. Esistono 5 giorni di permesso retribuito che si possono prendere nell’arco di un anno, sia che il bambino abbia la febbre sia che tu debba portarlo a fare i vaccini o visite mediche, perché si possono fare solo di mattina. Mi pare che scada al compimento del terzo anno del bambino (ma su questo ultimo dato non ci giurerei).

5) La possibilità di dividere tra uomo e donna i mesi di maternità elimina uno dei motivi di discriminazione maggiori nel lavoro femminile. Non avrebbe più senso la classica domanda che fanno alle donne durante i colloqui di lavoro: ma lei ha filgi? Ha intenzione di farne? In GB è illegale, e lo sarebbe anche in italia se la legge fosse fatta rispettare. Eppure è una delle maggiori difficioltà per le giovani donne per entrare nel mondo del lavoro. Se sei in età fertile sei più o meno fregata. Così dovrebbero chiederlo anche agli uomini e comunque non sarebbe una maggiore garanzia di pari opportuntà.

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