Hanno fatto scalpore, nel mese scorso, le dichiarazioni del sottufficiale dei Carabinieri Saverio Masi, che deponendo al processo al generale dell’Arma Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia, ha confermato come già  nel 2005, durante la perquisizione a casa di Massimo Ciancimino, fosse stato trovato il papello di Riina, ma che fu dato ordine di non sequestrarlo. Racconta Masi di averlo saputo dal capitano Antonello Angeli, che conduceva la perquisizione: il capitano informò della scoperta il suo superiore, il colonnello Giammarco Sottili, il quale lo bloccò dicendogli di ignorarlo perché già in loro possesso.

Oggi il colonnello Angeli, per quell’episodio, è indagato per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, e sentito dai magistrati di Palermo, ha deciso che è meglio avvalersi della facoltà di non rispondere. Dopo quell’episodio venne bersagliato da procedimenti disciplinari e fu anche trasferito. Poi, dopo la tempesta, fu addirittura mandato in servizio alla sicurezza del Quirinale. Una serie di fatti che una persona fantasiosa vedrebbe come un film: è un testimone scomodo, lo induco a non parlare, lo vesso, e poi gli faccio vedere che se non parla continua la sua carriera. E oggi Angeli non parla. Ma è solo un film. Non è un film invece che ancora nessun provvedimento sia stato preso nei confronti di Sottili, già comandante provinciale dei carabinieri di Avellino, oggi capo di Stato maggiore della Legione carabinieri Sardegna. Non sarà il tentativo di scaricare tutto su Angeli così da salvare i manovratori, i pupari della trattativa?

C’è un aspetto legato a quella vicenda che molti non conoscono. Legato a Sottili e ad un altro ufficiale del Reparto Operativo, Francesco Gosciu. E’ quello che chiamo il “caso Fiducia”, dal nome di un maresciallo che si è trovato incastrato in un ingranaggio forse più grande di lui. Tutto inizia con una relazione di servizio redatta nel 2004 mai arrivata al destinatario. Durante alcune indagini di polizia giudiziaria, sulla gestione e l’attendibilità di un confidente, lo stesso, Giuseppe Calcagno, delinea a lui e al suo collega, l’appuntato Favara, il nuovo assetto di Cosa nostra nel mandamento di Porta Nuova-Corso Calatafimi – Santa Rosalia – Pagliarelli – Centro. In particolare la fonte, evidentemente attendibile visto che successivamente diventa collaboratore di giustizia, raccontò ai due come il nuovo esponente di riferimento del mandamento ad avere contatti diretti con Bernardo Provenzano fosse il giovane Gianni Nicchi. Stilano subito una relazione di servizio in cui riportano questi dettagli e mettono in risalto come Nicchi potrebbe essere il tramite per arrivare a Provenzano. Danno per scontato che verranno subito avvisati i magistrati impegnati nelle indagini sulla cattura del boss dei boss.

Qualche tempo dopo, il maresciallo Fiducia chiede al Comando una copia della propria relazione di servizio, che gli viene negata con un divieto di accesso agli atti amministrativi di 50 anni. Solo dopo l’ordine della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, che impone al Comando Legione carabinieri Sicilia di “riesaminare” entro trenta giorni “la questione sulla base delle considerazioni svolte”, ritenendo il ricorso del militare “fondato” e meritevole di “essere accolto”, il colonnello Gosciu, comandate del Nucleo Operativo del Comando Provinciale di Palermo, informa il maresciallo Fiducia di non essere in possesso della relazione né, tanto meno, che la stessa fosse stata inviata in Procura.

Per i predetti fatti, il sottufficiale dei carabinieri ha sporto denuncia presso la Procura Ordinaria di Palermo, presso la Procura di Caltanissetta e presso la Procura Militare di Napoli, allegando inoltre un esposto di 15 pagine, a lui pervenuto via posta, dove sono indicati vari comportamenti omissivi e persecutori dalla vecchia scala gerarchica dei carabinieri di Palermo, nei confronti dei Militari che conducevano indagini sulla criminalità organizzata. Infatti il maresciallo Fiducia e l’appuntato Favara per la suddetta relazione venivano trasferiti d’Autorità immediatamente ad altra sede di servizio, con divieto di espletare indagini di Polizia Giudiziaria. Il colonnello Gosciu per fatti analoghi è stato ritenuto, dalla Procura Ordinaria di Palermo, responsabile di falso ideologico per colpa, su denuncia sporta dal maresciallo Donato Armenise, già in servizio presso il Nucleo Operativo di Palermo.

Le domande che sorgono spontanee, una dietro l’altra, creano dubbi, ipotesi e teorie: perchè quell’informativa non fu mai consegnata ai magistrati da Sottili? Un’informazione da una fonte attendibile in cui si indicava un uomo di Provenzano, Gianni Nicchi, nuovo capo, rimane chiusa in un cassetto. Se uno la legge così, potrebbe sembrare far parte delle garanzie date a Provenzano nell’ambito della trattativa in cambio della “vendita” di Riina. E chi è il responsabile del mancato invio dell’informativa ai magistrati? Il colonnello Giammarco Sottili, lo stesso che ordina di non sequestrare il papello.

Ci sono troppe cose che non tornano. Troppi collegamenti che vanno a buon fine. Un sequestro mancato, una relazione non inviata e sempre gli stessi nomi che girano vorticosi attorno ad una voragine chiamata “trattativa”.