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Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa”

Il ministro: "Serve spedire dietro le sbarre i giovani violenti. Valutiamo di destinare carceri per adulti ai minorenni". Insorgono le opposizioni
Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa”
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“Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta”, per questo si sta pensando “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani” e si sta valutando se alcuni “settori delle carceri destinate ai maggiorenni possano essere dedicati ai minori”. A meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, Carlo Nordio ha sintetizzato l’idea che il ministero della Giustizia italiano ha per gestire il disagio sociale giovanile: la repressione. Le dichiarazioni del Guardasigilli hanno scatenato le reazioni indignate di tutte le opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha chiesto le sue dimissioni: “Se parli così allora non sei un politico, devi andare a casa”. Mentre per il Partito Democratico, “le frasi di Nordio sono gravissime e svelano il vero progetto del governo di Giorgia Meloni: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella“.

Un’ospitata poco fortunata quella di Nordio a Start, su Sky Tg24. Prima la frase sulle possibili infiltrazioni mafiose nelle proteste degli autotrasportatori. Poi le dichiarazioni sui giovani: “Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti. E il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza. Proprio ieri abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare dei accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”, ha detto il ministro nel corso della trasmissione.

Per il Movimento 5 Stelle, queste dichiarazioni “nel migliore dei casi segnalano l’ennesima rincorsa a Roberto Vannacci da parte dell’esecutivo. Nel peggiore, la deriva cilena di questo governo”. “C’è una generazione totalmente ai margini della società, incapace di immaginare un futuro tra affitti alle stelle, studentati di lusso e la casa che è diventata una utopia impossibile da raggiungere senza l’aiuto dei genitori. Ai nostri giovani Meloni nega il diritto alla casa, ma apre le porte delle carceri. Non c’è più nemmeno il pudore di fare certe dichiarazioni. Fermatevi finché siete in tempo”, critica Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato.

Mentre la dem Michela Di Biase commenta: “Dopo aver progressivamente smantellato il sistema della giustizia minorile, ora si arriva persino a ipotizzare di destinare ai minori spazi delle carceri per adulti. Si cancellano così le differenze tra minori e maggiorenni, si calpesta il principio del superiore interesse del minore e si mettono in discussione decenni di conquiste giuridiche e convenzioni internazionali sull’altare del populismo penale. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile. Per questo governo il disagio giovanile non è più una questione sociale da affrontare, ma un’emergenza di ordine pubblico da reprimere. Non si investe nella scuola, nella prevenzione e nel recupero: si costruiscono nuove celle”.

Anche l’associazione Libera ha criticato duramente le parole di Nordio. “Guardare al disagio giovanile, alla criminalità minorile attraverso le lenti della repressione è un tornare indietro, una retromarcia spericolata sia a livello giuridico che culturale”, scrive in una nota. “Le esperienze di tante realtà impegnate nel sociale mostrano invece che le uniche lenti davvero capaci di restituirci il fenomeno sono quelle di natura educativa e sociale. Punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì. L’esercito di cui abbiamo bisogno nelle nostre città deve essere composto da educatori, assistenti sociali, operatori della cultura. Bisogna costruire opportunità, fornire strumenti e servizi. L’unica via d’uscita: investire nella scuola. Far funzionare la giustizia minorile dovrebbe significare fare in modo che gli sbagli dei ragazzi, dettati spesso da carenze educative gravi, non diventino una condanna per la vita. È questo che sfugge a chi concepisce la giustizia come una clava, senza riguardo per la storia e le fragilità di ciascuno”.

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