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di Gioacchino Genchi | 3 gennaio 2011

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Non si governa con cimici e petardi

Le ultime notizie sui rinvenimenti delle microspie al Ministero delle Riforme e presso l’abitazione romana di Bossi fanno molto riflettere. La notizia è successiva allo scoppio dei petardi alla sede della Lega di Gemonio.

Intanto il Gip di Varese, al termine dell’interrogatorio di garanzia, ha deciso di non convalidare il fermo del 21enne Marco Previati, denunciato dagli inquirenti insieme ad altri due ragazzi di 26 e 29 anni. Maroni aveva subito tuonato “Attentato alla democrazia”. Bossi l’aveva seguito a ruota “Vogliono bloccare la lega”. Calderoli aveva lanciato il proclama per allertare tutti alla mobilitazione “Preparate la colla”.

Quando si è scoperto che quella che era stata spacciata per una bomba era solo un petardo e che il maggiore indiziato era pure figlio di un militante leghista, è iniziata la marcia indietro. Niente carcere, ha rettificato il segretario del Carroccio: “Mandarli in galera non serve a niente. Li faremo venire come punizione a risistemare la sede”.

Si scopre così il volto buonista della Lega, quando l’attacco viene da fuoco amico.

Forse è anche per questo che Bossi ha deciso di non denunciare ai magistrati il rinvenimento delle microspie nella sua abitazione romana e negli uffici del Ministero delle Riforme. Armatosi di coraggio, Bossi si è comportato né più e né meno dei boss mafiosi palermitani del calibro di Giuseppe Guttadauro e Nino Rotolo, quando hanno avuto il suo stesso sospetto. Hanno chiamato un privato e si sono fatti fare una bonifica, che ha confermato i loro dubbi.

Fra i capi mafia palermitani Guttadauro e Rotolo e Umberto Bossi c’è, però, una sostanziale differenza. I primi non avevano alcun obbligo di riferire i fatti all’Autorità Giudiziaria, che li stava indagando. Bossi, invece, in quanto ministro, è un pubblico ufficiale e come tale avrebbe avuto l’obbligo – ai sensi dell’art. 331 del codice di procedura penale – di presentare denuncia “per iscritto” e “senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria”.

Lo stesso obbligo avrebbero avuto tutti i pubblici ufficiali che, oltre al ministro Bossi, hanno avuto notizia del rinvenimento delle microspie, a partire dalla sua segretaria a finire al ministro dell’interno Maroni, che non può non essere stato informato dal leader del Carroccio di un fatto di così inaudita gravità. Se questo non è tempestivamente avvenuto, è stato già commesso un grave reato, indipendentemente dalla presunta illiceità dell’installazione delle microspie, che dovrà essere pure accertata.

Questo, però, nessuno lo dice e di questo nessuno si scandalizza.

Ed è così che la Lega Nord, che ha conquistato il cuore e non solo il voto dei vecchi militanti comunisti, degli operai e dei cattolici del Nord Italia, pensa di potere ancora governare con Berlusconi. Grazie ad una maggioranza che si fonda sul mercimonio dei parlamentari che la sostengono, con uno sfondo torbido di petardi e di cimici, funzionali ad alimentare il sistema dei ricatti incrociati che rappresentano il vero collante ed al contempo il primario obiettivo programmatico di questo Governo.

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