Tutto da programma. Nel discorso di palazzo Madama, il premier attacca, senza mai citarli, i finiani. Dopodiché annuncia “un allargamento della maggioranza”. Ma solo dopo aver incassato la fiducia. Chiaro riferimento agli uomini dell’Udc e a  Pierferdinando Casini, il quale,  dopo i litigi interni al nascente Terzo polo e con le pressioni del Vaticano, sembra ben avviato sulla strada del patto di legislatura. Chi viene citato esplicitamente sono, invece, i liberali di Paolo Guzzanti che proprio ieri aveva chiesto a Berlusconi parole chiare. Così è stato. “Ai liberali – ha detto il presidente del Consiglio – promettiamo nuove privatizzazioni”.

La giornata per il premier era iniziata molto presto. “Oggi è un giorno lungo, sì. E’ il giorno in cui si dovrà confermare che il Parlamento rispetta la volontà degli italiani”. Lo aveva detto pochi minuti dopo essere arrivato a palazzo Madama. Quindi è iniziata la riunione al consiglio dei Ministri. Fuducioso anzi “ottimista” si era detto anche Umberto Bossi che proprio ieri aveva commentato: “Se Berlusconi ha fatto bene i suoi calcoli avrà la fiducia”.

Sette minuti dopo le nove, il cavaliere snocciola le prime parole. E lo fa con un appello: “Dobbiamo essere tutti uniti”. Frase che poi specifica e riempie di contenuti politici. In sostanza, senza grandi variazioni sul tema previsto, per il premier in questo momento “c’è la necessità di decisione, abbiamo bisogno di tutto tranne che una crisi al buio”. La crisi sarebbe un  problema grave, “vista la situazione economica”. E soprattutto “un tradimento nei confronti degli elettori”. Quindi una prima stoccata “a quei politici che minando la stabilità del governo fanno solo i loro interessi personali”. Per il premier la situazione appare chiara. “Prima di ogni divisione, tutti abbiamo il dovere e la responsabilità di essere costruttivi”. Tali devono essere le maggioranza quando governano. Allo stesso modo si richiede alle buone opposizioni che sono tali “quando pungolano il governo”.

Ogni minuto che passa, il discorso del presidente del Consiglio si fa sempre più politico. Inizia con “il popolo dei moderati”. Prosegue con il tema europeo. Sottointendendo quella che nei giorni scorsi lui stesso ha definito “un’anomalia”. Ovvero il fatto che nel partito popolare europeo il Pdl sia alleato con Casini. Mentre in Italia no. Così “oggi chi ha responsabilità lo dimostri”. Perché “l’unità dei moderati italiani è un patrimonio inestimabile e nessuno può essere a tal punto irresponsabile da dividerlo”. Non lo dice, ma il riferimento è a Casini e Fini. E al presidente della Camera, il premier si rivolge quando dice: “Prima vengono i popoli dei moderati, poi i leader, oggi non è in gioco la persona del presidente del Consiglio, ma il rischio di un ritorno all’indietro”. A quei vecchi vizi della politica. Per questo “non si butta via frettolosamente quello fatto in questi due anni”. Quindi il messaggio è chiaro: “Se avremo la fiducia lavoreremo per allargare la maggioranza”.

Ma se così non sarà, l’unica possibilità sono le elezioni. Un’altra maggioranza è possibile? Berlusconi se lo chiede e dice: “Bisogna essere in grado di nominare un altro premier, un’altra maggioranza, farlo e dichiararlo in aula”. Il punto per il premier resta sempre identico. La crisi al buio. A chi serve e chi la vuole. “Per questo personalismi e logiche di piccolo gruppo devono essere bandite”. Non servono al paese. E non serve all’Italia il camuffamento di un partito tecnico che tiene insieme il Pd e i finiani. Da qui l’accusa a “quelle forze che vorrebbero portare il paese in una spirale di declassamento”.

Quinid l’appello a quelle forze politiche fuoriuscite, ma che sono state elette sotto il simbolo del Pdl. “Sono certo – dice – che nessuno vuole gettare via frettolosamente quello che si è costruito”. A partire dal bipolarismo, alla costruzione di un partito unitario. Perché “il governo non ha tradito il mandato del popolo sovrano”. Tanto che “il sostegno del popolo italiano al nostro governo è di gran lunga più forte di tutti gli altri governi europei”. Insomma, “le critiche sono possibili” non però “la rottura, la divisione”. Il concetto è questo: “Tutto si può fare, ma non tradire il mandato degli elettori”. Se così deve essere “allora si torni alle urne per spiegare al popolo il senso di queste decisioni”. Se non si vuole seguire questa strada “bisogna rinnovare la fiducia al governo per senso di responsabilità nazionale”. Perché “un voto di fiducia così motivato sarà dimostrazione di senso di realismo”. Che può aprire una strada nuova.

Quindi il discorso vira sui punti e la capacità “di mantenere la barra dritta”. La legge finanziaria, ad esempio. Che è legge di stabilità “e protegge con maggiore efficacia i conti dello Stato”. Usa la parola “pretestuose” per descrivere le polemiche con cui “si tenta di screditare l’operato del governo”. Ci si dimentica in questi attacchi della crisi economica e “di un debito enorme ereditato dai governi del compromesso storico”. Non solo, ma per il presidente del Consiglio “il nostro paese non è solo parte dell’Europa, bensì parte delle soluzioni dei problemi europei”. Da qui la richiesta ai senatori di riflettere “su quell’atto di follia politica che sarebbe l’apertura di una crisi”. Per questo, di fronte alle campagne antiparlamentari, “noi vogliamo dare prova di feremezza e coraggio politico”.

Dopodiché i cinque punti. Dal federalismo, alla sicurezza, al Piano per il sud. Quindi sulla scuola parte un attacco al Partito democratico che “sale sui tetti per demagogia”. Chiaro riferimento alla protesta degli studenti contro i tagli alla ricerca. “Noi però andiamo abanti – dice Berlusconi- per aprire loro la strada del merito affinché possano competere in Europa”. Poi ci sono le riforme politiche. In testa la legge elettorale. Con un “limite invalicabile”. La difesa del cittadino. “Perché il cittadino deve sapere in anticipo chi sarà il leader e quale la maggioranza di governo”. Quindi la conclusione: “Sono convinto che il popolo italiano saprà valutare i meriti e le responsabilità”.