Il segnale è chiaro. Per il Cavaliere questa mossa della Procura di Roma altro non è che un avvertimento, appunto un “segnale” inequivocabile. “Hanno capito che stiamo per toccare poteri e privilegi – avrebbe detto lo stesso Berlusconi al ministro Alfano in visita a Villa Certosa – ed è iniziata la controffensiva; si vuole abbattere il governo”. Ma non certo con questa indagine romana: quello che teme il Cavaliere (e non da oggi) è un’escalation di carte bollate, un’onda di inchieste destinate a travolgere tutto e tutti. A partire dagli uomini più vicini a lui. Ecco perché ieri il Guardasigilli lo ha invitato a rinviare la riforma della giustizia, con quella separazione delle carriere e la responsabilità civile che le toghe proprio non digeriscono. “In questo momento – avrebbe suggerito Alfano – è meglio non mettere sotto pressione la magistratura, meglio aspettare”. Ma il Cavaliere non ha voluto sentire ragioni. Dolorante per le cure e la riabilitazione, ha comunque ribadito di non voler arretrare “di un solo millimetro”. I giudici sono avvertiti: l’offensiva, da parte del governo, sarà senza sconti.
Il primo a farlo capire bene ieri è stato lui, Francesco Casoli da Fabriano, senatore Pdl di rango con le mostrine di vicecapogruppo. Quello che il primo giorno a Palazzo Madama si presentò con una cravatta piena di banane, non in onore del Cavaliere bensì in memoria delle sue prime volte; ce l’aveva il primo giorno di liceo, all’ingresso all’università e, immancabilmente, al battesimo da senatore. Ecco, Casoli – titolare di una ditta che costruisce cappe per cucine nelle Marche, concorrente sul territorio di Maria Paola Merloni (Pd) – ieri ha superato tutti i suoi colleghi di partito, persino Bondi, nell’aggredire i magistrati in nome della lesa maestà a Silvio, indagato a Roma con Pier Silvio per evasione fiscale e altri reati tributari. Ai “giudici che amano stare sotto i riflettori”, Casoli ha infatti lanciato una chiara minaccia a “fare molta attenzione perché il clima politico è molto pesante e se disgraziatamente dovesse accadere qualcosa, le toghe non saranno esentate dal non avere la coscienza macchiata”. Parole gravi su cui lui, però, non ha mostrato alcun ripensamento. “Intendevo dire – ha spiegato al Fatto – che questa azione dei giudici di Roma, in questo particolare momento in cui lo stesso Maroni lancia allarmi di ordine pubblico, certo non giova a svelenire il clima. È sembrata una minaccia? E se poi succede qualcosa la colpa di chi è? Non scordiamoci che Berlusconi è un uomo che ha già preso una statuetta in faccia… sarebbe bene che anche i giudici riflettessero…”. Poi, certo, Casoli non è rimasta l’unica voce a strillare contro la magistratura rea di aver posato, ancora una volta, i riflettori sul Cavaliere e sul figlio prediletto. Il ministro Bondi ha dato la solita prova di fedeltà alla causa sintetizzando che “ormai l’aggressione giudiziaria nei confronti del presidente Berlusconi ha raggiunto e superato ciò che può essere istituzionalmente giustificato, politicamente accettabile e umanamente sopportabile”.
Ma la parola che ricorre in quasi tutti i commenti dei fedelissimi di Silvio è aggressione. Che il portavoce pidiellino, Daniele Capezzone, sottolinea solo per dare la lettura politica dell’annuncio della nuova indagine contro Silvio: “In democrazia, i governi li scelgono gli elettori, non le procure!”. Per Fabrizio Cicchitto forse è anche peggio. Perché l’indagine di Roma dimostrerebbe il teorema magistrati contro Berlusconi: “Fino al ’94 la magistratura non si occupava di Berlusconi, mentre dal ’94 in poi ha iniziato ad occuparsene perché lui fa politica e questo è un problema per la democrazia del Paese”. E ancora Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere: “Ancora una volta scatta la giustizia ad orologeria contro il presidente Berlusconi, ma gli italiani hanno occhi per vedere e testa per capire”. Sentenzia con falsa ironia il vicepresidente pidiellino alla Camera, Maurizio Lupi: “Era un po’ che qualche magistrato non indagava su Berlusconi, quasi quasi cominciavo a preoccuparmi; per fortuna che esiste la procura di Roma! La notizia di oggi sfiora il ridicolo, ma purtroppo conferma che una parte della magistratura è ossessionata da Berlusconi. Ormai sono loro la vera opposizione”.