Rti-Mediatrade avrebbe utilizzato fatture false per oltre 220 milioni per evadere il fisco. E’ quanto emerge dalle sette pagine del provvedimento emesso dalla Procura di Roma nei confronti di Silvio Berlusconi, di suo figlio Piersilvio e di altri manager Mediaset – allora Fininvest -indagati per reati tributari nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta milanese sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset.

I magistrati indicano in particolare gli importi delle fatture emesse da società del gruppo di Frank Agrama e quelle, per importi molto minori, emesse dalla ‘Clover Communication ltd’. Per quanto riguarda il gruppo Agrama, scrivono il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Barbara Sargenti, le società hanno emesso fatture ”a fronte di operazioni inesistenti”, ”al fine di consentire a Rti spa di evadere le imposte sul reddito nelle dichiarazioni annuali per gli anni di imposta 2003-2004” per 53,1 milioni nel biennio 1999-2000, 48,9 nel 2001, 49,5 nel 2002, 25,6 nel 2003, 18,1 nel 2004. Dunque per un totale di circa 195 milioni. La Clover avrebbe invece emesso fatture false per 1,8 milioni nel 1999, 3,7 nel 2000, 4,6 nel 2001, 5,8 nel 2002, 6,8 nel 2003 e 2,7 nel 2004 per un totale di 25,4 milioni. Le fatture, sostengono i pm, hanno consentito ad Rti di scaricare dalla dichiarazione dei redditi 2004 – relativa al 2003 – circa 7,8 milioni di euro, sotto forma di ammortamenti, e di indicare spese maggiorate per 22 milioni di dollari che l’azienda, secondo l’accusa, avrebbe pagato agli intermediari ”fittiziamente interposti rispetto a quelli a cui si era svolta direttamente l’operazione commerciale”.

Allo stesso tempo, sostiene la procura di Roma, le fatture false hanno consentito al gruppo Fininvest, nell’anno successivo, di scaricare per conto di Rti nella propria dichiarazione dei redditi ”consolidata” circa 8,6 milioni di euro e di indicare spese maggiorate per circa 26,5 milioni di dollari. L’effetto finale su quest’ultima dichiarazione sarebbe stato quello di evadere un’imposta sui redditi pari a 2,8Mediaset – allora Fininvest – sono indagati a Roma per evasione fiscale e reati tributari nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta milanese sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset. Il fascicolo dell’indagine, è stato trasmesso alla procura romana dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro lo scorso marzo. Si trattava di un fascicolo a carico di ignoti, cioè senza indagati che era da registrare a carico del legale rappresentante pro-tempore delle due societa’.

L’indagine ‘madre’ Rti-Mediatrade, chiusa lo scorso gennaio e nella quale sono imputate 12 persone, in gran parte indagate anche nello stralcio romano, è ora ferma alla fase dell’udienza preliminare: quattro mesi fa il gup Marina Zelante ha deciso di eccepire d’ufficio l’eccezione di legittimità costituzionale alla legge sul legittimo impedimento – lo ‘scudo’ di sei mesi per le piu’ alte cariche dello stato e i ministri – e inviare gli atti alla Consulta sospendendo per tutti il procedimento.

Al centro della vicenda ci sono circa 34 milioni di dollari contestati come appropriazione indebita aggravata a Berlusconi, Farouk Agrama e i manager Daniele Lorenzano, Roberto Pace e Gabriella Ballabio: avrebbero operato ”all’interno di un sistema di frode utilizzato dalla fine degli anni ’80, in forza del quale i diritti di trasmissione forniti dalla Paramount, in misura minore da altri produttori internazionali, invece che direttamente dai fornitori venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili a Farouk Agrama”. E, quindi, ”si appropriavano di una parte rilevante (nel periodo 2000-2005 complessivamente 100 milioni di dollari Usa) delle somme trasferite a Mediatrade e dal 2003 da Rti alle societa’ Olympus Trading (riconducibile ad Agrama ndr) a titolo di pagamento di diritti televisivi”. Il denaro, secondo l’ipotesi accusatoria, veniva poi depositato su conti correnti in Svizzera e altrove nella disponibilita’ di fiduciari di Agrama e di altri indagati.

A ciò si aggiunge un ulteriore episodio di appropriazione indebita di circa 4 milioni di euro, commessa dal marzo 2004 al dicembre 2005 (riguarda solo alcuni manager) e il riciclaggio di ingenti somme frutto sempre dell’appropriazioni indebita ai danni di Mediaset contestato, tra gli altri, al banchiere Paolo Del Bue (Arner Bank) e due cittadini di Hong Kong che avrebbero operato per conto di Agrama. Quanto alla frode fiscale ipotizzata, non solo nei confronti del premier e del figlio, ma anche del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, Agrama e quattro dei manager coinvolti ammonta a circa 8 milioni di euro evasi dal 2005 al settembre 2009. Gli indagati, non avrebbero pagato le imposte sui redditi tramite il sistema di acquisto dei diritti tv attraverso l’intermediazione fittizia di società di comodo. Diritti poi ritrasferiti a prezzi maggiorati alle società del gruppo Mediaset. In tal modo avrebbero emesso fatture ‘gonfiate’ nei confronti di Mediatrade e Rti e, quindi, indicato nelle scritture contabili obbligatorie delle due società, e nelle dichiarazioni fiscali consolidate di Mediaset, elementi attivi inferiori a quelli reali.

Il premier e il presidente di Rti, Piersilvio, sono stati convocati dai pm per il 26 ottobre per essere interrogati dai magistrati ma, a quanto si apprende, i legali del Cavaliere starebbero valutando l’eventualità di non presentarsi. Gli inviti a comparire interrompono la prescrizione dei reati contestati, che sarebbe intervenuta a giorni, posticipandola al 2012.

Secondo l’avvocato di Berlusconi e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini, Silvio e Pierslvio sono estranei ai fatti. “Dall’eventuale prosieguo delle indagini si potrà comunque agevolmente evidenziare – spiega Ghedini – come i prezzi dei diritti fossero assolutamente congrui e acquistati da società terze e che pacificamente il presidente Berlusconi e Piersilvio Berlusconi sono totalmente estranei ai fatti in oggetto, dovendosi quindi pervenire ad una pronta archiviazione”.

“Si tratta sostanzialmente di una duplicazione per anni diversi del medesimo processo pendente presso il Tribunale di Milano”. E’ quanto si legge in una nota con la quale Mediaset dichiara la totale estraneità di Piersilvio Berlusconi e degli altri dirigenti indagati.  ”Nel merito – prosegue la nota – Mediaset ribadisce che i diritti cinematografici oggetto dell’inchiesta sono stati acquistati a prezzi di mercato e che tutti i bilanci e le dichiarazioni fiscali della società sono stati redatti nella più rigorosa osservanza dei criteri di trasparenza e delle norme di legge”. Per la nota le contestazioni sono “assurde”: semmai, Mediaset “è semmai parte lesa” perchè i reati ipotizzati  “si ritorcono contro la società stessa e i suoi dirigenti”.