“Immediato ricorso alle urne, non c’è alternative”. La Lega torna alla carica sfruttando la rottura definitiva che si è aperta nel Pdl dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello che ha affossato qualunque speranza di far rientrare nel popolo delle Libertà i “dissidenti” finiani. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva temporeggiato, dicendo che si attendeva il risultato dell’incontro tra il premier e Bossi, ma poi ha dato voce alle mire leghiste: “Immediato ricorso alle urne”. Stasera ci sarà un vertice tra Berlusconi e il senatùr  ma il Carroccio sa che dal voto registrarebbe un successo inatteso. Anche nelle regioni che un tempo apparivano impossibili da avvicinare: Umbria, Marche, Toscana, Emilia Romagna.

Bossi lo sogna da tempo, con l’inespresso desiderio di vedere il Carroccio sempre più partito nazionale. Il senatùr sa che è il momento giusto per sfondare. Almeno fino all’Emilia. Ma dalle urne potrebbe uscire una Padania dai confini totalmente ridisegnati. Verso sud.

“Parma, Reggio, Modena, Bologna. E andare giù fino a La Spezia”. Giulio Tremonti, cartina d’Italia alla mano, tratteggia con Umberto Bossi la linea d’espansione della Padania. “Per il momento”. Sono quasi le una del mattino, all’albergo Ferrovia a Calalzo in Cadore. E’ il 18 agosto, si festeggia con pochi amici il 63esimo compleanno del ministro dell’economia. C’è anche Roberto Calderoli. Ascoltano i progetti di Tremonti e annuiscono. Umberto Bossi lo abbraccia, convinto. E spara: “Se Fini si dimette si evita il voto anticipato, altrimenti è bene andare alle urne entro dicembre”. Il senatùr se lo teneva dentro da settimane l’affondo al presidente della Camera. Ma non voleva disturbare l’amico Silvio, costretto a passare l’agosto a palazzo Grazioli per ricucire con i finiani. Ma sa che le urne potrebbero regalare un risultato insperabile, così sceglie l’affondo. Ha la fiducia dei fedelissimi.

Ci sono le parole di Tremonti che regalano una visione della Padania allargata fino all’Emilia. E anche più giù. Poi i sondaggi. Con un Pdl in calo costante di consensi, il Pd praticamente inesistente e il Carroccio in forte crescita ovunque. Anche nelle rosse Toscana ed Emilia. Con il comune di Bologna commissariato dopo le dimissioni di Flavio Delbono, coinvolto in una vicenda giudiziaria. E a Palazzo D’Accursio la Lega vuole (e può) imporre al Pdl un suo candidato sindaco, perché Mazzucca in via Bellerio non convince affatto. Così Bossi decide di agire. E comincia a invocare il voto anticipato “subito”, “il prima possibile” perché è “inutile temporeggiare”, “noi siamo prontissimi”. Berlusconi è costretto a fermarlo. Così lo invita sul lago Maggiore e lì stringono un patto. Bossi fa un passo indietro: “Per ora niente elezioni, si va avanti così”.

Ma sondaggi alla mano il Pdl è ai minimi storici, sotto il 30%; mentre il Carroccio sfiora il 12% (rilievi Ispo-Mannheimer – 5 settembre). Un balzo avanti sorprendente che conferma il trend degli ultimi anni. In crescita anche sul buon dato rilevato a marzo in vista delle regionali. Quando cominciò ad affacciarsi sulle regioni del centro. Con un sorprendente +700% nelle Marche (dallo 0,9% del 2005 al 6,8%), la crescita in Toscana (dall’1,3% al 6,6%) e in Emilia Romagna (dal 4,8% al 7,8%). Persino in Umbria, dove nel 2005 non esisteva e nel 2008 otteneva l’1,7% il Carroccio ha raggiunto un 5,3%.

Bossi sa che le urne regalerebbero, oggi, un dato nazionale sorprendente. E la possibilità di portare alla Camera e in Senato un pesante numero di deputati. Così la tregua dura appena poche settimane. Il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello ha risvegliato gli animi di Pontida. Maroni e il senatùr hanno colto la palla al balzo per rompere l’accordo di villa Campari e tornare di nuovo a invocare il voto anticipato. Il ministro degli Interni si è detto “pronto in pochi giorni” mentre il leader del carroccio dice il resto: “La situazione è difficile, perché è come se Fini avesse detto ‘non voglio accordi con la Lega’. Anzi, peggio: ‘io ce l’ho con il nord’. Se Berlusconi dava retta a me si andava a elezioni e non c’erano Fini ne Casini né la sinistra perché scompariva”. Adesso “per Berlusconi la strada è molto stretta: se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini per far passare una legge, non dura molto”.  Questo il pensiero a caldo, dopo il discorso di Mirabello. Stasera ci sarà il vertice ad Arcore tra Berlusconi e Bossi ma il senatùr non stringerà patti: Fini ha tradito, ora si va al voto.