Sabato 4 settembre si terrà la prima Giornata mondiale della Salute sessuale, ideata dalla World Association for Sexual Health (Was). Oltre l’Italia, il primo appuntamento di questa iniziativa internazionale prevede la partecipazione di 27 Paesi di tutti e cinque i continenti: dal Canada al Messico, dalla Spagna alla Russia, dalla Nigeria al Pakistan, all’Australia. Chiara Simonelli, psicosessuologa dell’Università “La Sapienza” di Roma e presidente della European Federation of Sexology, è la principale animatrice della manifestazione per l’Italia.

Dottoressa, ci può descrivere questa iniziativa così particolare?

Per la prima volta 27 paesi di tutto il mondo si “riuniscono” in una manifestazione comune che non è il solito convegno, ma una sorta di “flash crowd”, cioè una mobilitazione intorno alle tematiche della salute sessuale. Sotto la guida di personale esperto, vari gruppi di persone avranno la possibilità di discutere di diritti sessuali, e di tematiche legate alla sessualità più in generale. Alla fine della giornata tutti i dati verranno raccolti (è infatti prevista una trascrizione delle tematiche discusse nei gruppi) e inviati alla società mondiale. Qui verranno ulteriormente elaborati per ottenere una fotografia che descriva la situazione attuale, ma anche per suscitare nuove riflessioni. Si tratta di una prima tappa di un progetto più ampio.

Cosa è stato organizzato in Italia?

Ci sarà un’iniziativa a Roma, alla Sapienza, nel cortile della facoltà di Psicologia dove si terrà un incontro che metterà al centro i protagonisti delle varie generazioni e delle diverse minoranze sessuali senza discriminazioni o pregiudizi. Il tutto in un clima di gioia e gemellaggio tra i tanti e diversi Paesi e realtà socio-culturali.

Cosa si intende per “salute sessuale”?

La definizione, ripresa dall’Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con la Was, afferma sostanzialmente che c’è salute sessuale dove c’è la possibilità di esprimersi – sempre nel rispetto degli altri – secondo il proprio orientamento, le proprie scelte. C’è un diritto alla felicità anche nella dimensione sessuale che purtroppo viene troppo spesso considerata secondaria. Se ad esempio hai un diabete raramente il clinico ti chiederà se ci sono problemi nella sfera sessuale. L’evidenza scientifica però dimostra che in questa patologia un maschio su due sperimenta impotenza, mentre nella donna si ha difficoltà nella risposta sessuale.

Quali sono gli strumenti più utili per raggiungere questi obiettivi?

E’ fondamentale che si abbia accesso a un’informazione corretta e che se ne possa parlare. Ma ancora più essenziale è la prevenzione che deve avere luogo nelle principali agenzie formative: la famiglia per i bambini e la scuola per gli adolescenti. Troppo spesso, invece, si riesce a mettere in campo solo interventi spot, senza risorse dedicate. Si può fare molto per cambiare il comportamento delle persone ma si fatica a mettere insieme delle politiche specifiche sull’educazione sessuale. Quando va bene si fanno interventi molto brevi – mentre le ultime linee guida elaborate insieme all’Istituto Superiore della Sanità richiederebbero interventi più organici, dove insieme alle informazioni si offre anche “peer education”, coinvolgendo i ragazzi con giochi di ruolo.

Quali sono i benefici di una “sana e consapevole libidine” (citando Zucchero)?

Un’educazione sessuale che parte dall’identità di genere, che è poi il vero problema, può avere effetti benefici sul modo in cui si vive il rapporto amoroso di coppia e sulla consapevolezza del proprio corpo e delle proprie emozioni. L’educazione sessuale può rendere più equipaggiate le persone, abbassando così la quota di sofferenza che si trova nella “normalità” di tutti i giorni.

Cosa possono fare le associazioni deputate alla promozione della salute sessuale?

La Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, di cui sono socio fondatore e il cui presidente è Salvo Caruso dell’Università di Catania, sta cercando ad esempio di fare “pressione” sulle istituzioni perché passi una legge sull’educazione sessuale, di cui siamo totalmente sprovvisti in Italia.

Come rispondono le istituzioni a questo tipo di “pressioni”?

Semplicemente non c’è reazione. Consideri che la prima proposta di legge per tentare di disciplinare questo ambito risale al 1902… Mi viene da dire che c’è un gran peso del Vaticano in tutto ciò. Tant’è che non c’è nessuna differenza tra governi di centrosinistra e centrodestra: si ha paura di perdere i voti dei “cattolici”, ma non si pensa che anche i cattolici si confrontano tutti i giorni con questi problemi nella vita reale.

Negli Stati Uniti esiste una materia obbligatoria nelle scuole denominata “Health” dove si affrontano anche le tematiche legate allo sviluppo sessuale. Potrebbe essere questa una soluzione?

Non credo. Purtroppo non basta l’organizzazione. Bisogna anche accertarsi che passino le politiche corrette. Ad esempio durante l’amministrazione Bush abbiamo assistito a una regressione poiché il presidente finanziava una “campagna pro verginità”. Temo che le classi di “Health” siano state in questo caso strumento per la diffusione di campagne governative che vanno contro qualsiasi tipo di evidenza scientifica. I ragazzi ancora oggi continuano a non usare il preservativo. Sarebbe molto importante invece esporre le giovani generazioni a messaggi positivi legati all’uso del preservativo, utilizzando adolescenti in cui potersi identificare.

Insomma la rivoluzione sessuale degli anni ’60 non è servita a niente?

Sono passati quarant’anni e abbiamo visto profondi cambiamenti di costume. Nonostante ciò oggi assistiamo ancora agli stupri che non calano, alle donne svantaggiate sul lavoro, a fenomeni prettamente sessuali come la prostituzione, le escort, la ‘sex addiction’ su Internet, i divorzi in aumento. Mi sembra che tutto ciò stia a testimoniare ancora un grandissimo malessere. Il nocciolo duro della questione è la sessualità come la si dà per scontata oggi, così accessibile. Sono cadute le ipocrisie, si sbatte il sesso in prima pagina. Ma quale sesso, però? C’è un successo della pornografia senza precedenti. Senza essere moralisti, uno si domanda il perché. A quale bisogno risponde tutto questo?

L’università si propone come attore capace di innescare il cambiamento?

Noi ce la mettiamo tutta ma in questo momento l’università è in ginocchio. Si sta dimostrando un disinteresse per il futuro di un Paese intero. Trovo ottusa questa miopia che non prevede alcuna empatia per le generazioni che verranno… In questo quadro fosco però, trovo che l’iniziativa del 4 settembre sia come un faro nella notte, a dimostrazione del fatto che ci sono ancora persone che, condividendo problemi e speranze, lottano per una qualità della vita sessuale e affettiva migliore.

Guarda il video della giornata di Uniroma.tv

Per saperne di più:

www.worldsexology.org/

www.sessuologiaclinicaroma.it

www.fissonline.it