Nella compagine ministeriale del governo Berlusconi l’attenzione critica si è sempre concentrata sulle ministre, in particolare su Mara Carfagna. Troppo stridente la sua biografia “artistica”, la sua bellezza, le indiscrezioni circa i suoi rapporti con il premier con l’attività di ministro della Repubblica. Ma vogliamo parlare di Frattini?

Il responsabile della Farnesina è in questi giorni al centro della scena nella funzione, in genere riservata solo alle donne, di “valletto” della Repubblica. Accoglie con sorrisi plastificati il vecchio Gheddafi, lo porta a spasso, fa finta di discutere con lui di politica internazionale, si fa fare le fotografie per poi tornare in quell’ombra in cui vive perfettamente a suo agio. Dei ministri berlusconiani, forse solo Elio Vito (alzino la mano quanti si ricordano che è davvero ministro) riesce a batterlo per inconsistenza. E stiamo parlando degli Esteri, il dicastero più importante dopo la Presidenza del Consiglio. Frattini invece ama l’ombra e il nulla, clone belloccio di un premier che la politica estera se la fa direttamente dalla villa di Arcore o dagli uffici Fininvest, piccolo commesso viaggiatore ogni tanto promosso ufficiale di collegamento.

Non ci credete? Prendetevi il sito web del ministero degli Esteri: in apertura, nel momento in cui gli Usa si ritirano dall’Iraq ci sono le «Vacanze estive: per partenze sicure controllare “viaggiare sicuri”», praticamente una copia dell’Automobile Club Italia. Seconda notizia: «Somalia, il ruolo dell’Italia per la stabilità della regione» postato il 25 agosto. Della Somalia, in realtà, sappiamo che praticamente non c’è uno Stato e che gli eccidi costituiscono l’unica forma di convivenza. Frattini forse pensa che ci sia ancora Siad Barre. Terza notizia: “Expo Shangai, l’Italia degli innovatori” la pubblicità del padiglione italiano in Cina con le imprese che hanno «concluso accordi commerciali». Ricordate? La politica estera come succursale delle imprese. Al quarto posto “Mozambico, le imprese italiane alla Fiera di Maputo”. Più che il sito della politica estera italiana sembra il sito dell’ufficio Televendite di Mediaset.

Non va meglio se si guarda l’agenda del prossimo mese: il valletto con Gheddafi, un intervento presso l’University of Washington Rome Center, l’incontro con gli Ambasciatori dei Paesi dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, l’incontro con il Ministro pakistano delle minoranze, la Commissione mista Italo-Croata, il Consiglio Europeo a Bruxelles, la «partecipazione ai colloqui del Signor Presidente della Repubblica con il Segretario Generale della Nato, Rasmussen» e poi a fine mese a New York la «partecipazione alla 65ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite». Un impiegato in banca fa di più.

Ma Frattini è fatto così: se c’è una crisi internazionale lui se ne sta alle Maldive a prendere il sole oppure in montagna a sciare, salvo chiamare la Rai per farsi intervistare in tuta da sci. Ha sempre quell’aria di chi non capisce bene cosa ci faccia lui qui, in mezzo a una politica fatta di parole che lui sa solo masticare sputando fuori frasi strafatte e qualche rara competenza giuridica che gli deriva da una brillante carriera nell’apparato statale. A Berlusconi ha scritto una legge sul conflitto di interessi che quando l’ha letta Confalonieri si è messo a piangere per la gioia. Dicono poi che sta cercando di fondare una corrente di “pretoriani” del premier nel Pdl, insieme a Maria Stella Gelmini e Stefania Prestigiacomo, due giovani e ambiziose ministre che non faranno molta fatica a prendere in mano l’iniziativa.

Perché Frattini ha lo sguardo vitreo fisso sul video, la faccia fotogenica al limite del lifting, la testa assorta sulla scelta delle piste e una idea della politica estera fatta di viaggi e cartoline illustrate. Delle provocazioni di Gheddafi, Berlusconi ha detto che si tratta solo di «folklore»: ecco, Frattini invece degli Esteri, potrebbe divenire il ministro del Folklore. La tuta sicuramente ce l’ha già.