Servono sei ore di vertice per mantenere tutto immobile. Niente risoluzione della crisi interna alla maggioranza, niente strappo. Solo il gioco che continua, due parti che si fissano senza abbassare lo sguardo, il primo che lo fa perde. Diversamente non potrebbe essere. Berlusconi non può andare alla crisi di governo da solo, non vuole prendersi la responsabilità di rompere, o di mostrarsi fragile. Né vuole un “governo degli sconfitti”, il ribaltone, il governo tecnico. I finiani non fanno il passo definitivo, o il passo falso che il premier spera facciano. La posta è alta: il premier è già in campagna elettorale, contro tutto e tutti. Futuro e libertà punta a crescere, non vuole fare cadere il governo. Per avere un peso politico deve stare in Parlamento.

Così Berlusconi rilancia l’intera posta e il vertice partorisce dieci pagine di documento che sono la fotocopia del programma elettorale berlusconiano: giustizia, sud, fisco, immigrazione. Il racconto di quello che è stato e che deve ancora venire, con il cappello finale: “Se non avremo una maggioranza adeguata andremo al voto entro dicembre”. La conferenza stampa finale suggella il sapore di una anticamera di campagna elettorale, con Berlusconi che dice: “I focus ci danno al 50%”.

Il resto è un lungo sciorinare cifre e dati su intenti noti: “Il documento – aveva iniziato – riflette la volontà del partito”. Che si traduce in una volontà di governo che “affonda le proprie radici nelle elezioni del 2008”. Elezioni che hanno segnato “un mandato preciso” che non potrà essere spezzato da una “minoranza militante della magistratura e da teoremi politici”.

Dopodiché la rassegna dei cinque punti all’ordine del giorno. Sul Federalismo. “Verrà attuato senza aggravi fiscali”: la riforma “non comportera assolutamente maggiori costi e per quanto riguarda la pressione fiscale è destinata progressivamente a dimuinire”. Il sud: “Porteremo in paralamento il piano del Sud”. E poi giustizia con processo – “non breve ma in tempi ragionevoli” –  immunità per le alte cariche dello Stato e legge sulle intercettazioni. Questi i punti imprescindibili. Ma il cavaliere rincara la dose e rilancia su una riforma costituzionale del Csm. E poi ancora l’immigrazione con il premier che dice “proseguiremo con i respingimenti”.

Sulla questione dei Finiani, Berlusconi esclude ogni tipo di pressione nei confronti dei fuoriusciti del Pdl. “Io personalmente non ho fatto una sola telefonata all’indirizzo di questi parlamentari”.

Già, i finiani. L’opposizione interna nicchia. Bocchino fa la colomba e si dice d’accordo “al 95%” con le dichiarazioni del premier. E aggiunge: “Per l’80%, danno ragione alle richieste di Gianfranco Fini, prima alla direzione del partito e poi nell’intervista a Giuliano Ferrara”. E dunque: “Il federalismo senza sgravi fiscali e’ una richiesta di Fini, la riforma fiscale e’ un’altra richiesta di Fini, cosi’ come il piano per il Sud”. Per quanto riguarda la giustizia, il tema piu’ caldo, Bocchino ricorda “di esserci impegnati nel programma elettorale”. E quindi “sì alla riforma complessiva della giustizia, e sì anche al ddl sulle intercettazioni”, con l’unica eccezione del processo breve, che non e’ compreso nel programma. “Lo valuteremo nel merito – assicura il capogruppo Fli –  così come abbiamo fatto fino ad ora. Su questo punto non ci siamo impegnati con gli elettori, ma ascolteremo quello che avra’ da dire il premier”. Infine il quinto punto, quello sulla sicurezza: “siamo certamente favorevoli al contrasto dell’immigrazione clandestina – dice – ove sia accompagnata dala capacità di favorire una reale integrazione”.

Insomma, conclude l’esponente finiano “daremo il nostro voto a questo programma, e la fuducia al governo”. Stesse conclusioni, diverse parole un altro finiano, Carmelo Briguglio, che non si lascia scappare la possibilità dell’ironia: ”La montagna ha partorito il topolino: il documento messo a punto oggi altro non è che una sintesi del programma elettorale del Pdl”, quindi “ voteremo la fiducia in Parlamento”.

Commenti alla conferenza stampa del premier arrivano anche dall’opposizione: “Che cosa c’e’ di nuovo sotto il sole? Berlusconi racconta favole, ragiona da caudillo sui temi della democrazia, della Costituzione, della legge elettorale e, al dunque, vuole il suo processo breve”. Cosi’ il leader Pd Pierluigi Bersani commenta le parole del premier. “Il documento Pdl – dice – certifica, in realta’, il fallimento di questi due anni di governo e non offre base alcuna per affrontare i problemi reali del paese, dei quali non si mostra la minima consapevolezza. Adesso la parola e’ al Parlamento. Noi apriremo il confronto tra tutte le forze di opposizione e apriremo la nostra mobilitazione nel paese. Certamente, con un governo così non si può andare avanti”.