364.692.976 euro. Per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan.

Mentre ci preoccupiamo di Fini che fa il suo gruppo in Parlamento, di Grillo che scende in campo, della nuova escort di Silvio che entra a far parte della straordinaria narrazione che riguarda la personalissima mitologia del Presidente del Consiglio, il Senato bipartisan, con voto contrario della sola Italia dei Valori e l’assenza in aula dei due senatori radicali eletti nelle liste del PD (Perduca e Poretti, in dissenso nei confronti della posizione del PD), ha rifinanziato, per la cifra di cui sopra, la partecipazione dell’Italia alla missione in Afghanistan (Il link al 2291 così come è stato approvato: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=501921 ).

364 milioni di euro. E spiccioli.

Cui si sommano 118 milioni di euro per la missione in Libano dell’Onu, 59 milioni di euro per le missioni nei balcani, 10 milioni di euro per quella in Bosnia Erzegovina, 2 milioni per la Libia, 4 milioni per l’Iraq, 12 milioni per Bahrein, Tampa e Emirati Arabi Uniti (per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan e Iraq) e altri fondi sparsi in giro per il mondo.

Sono cifre importanti, soprattutto in tempo di crisi.

Cifre che escono dalle casse di uno stato – anche dopo le recenti rivelazioni di http://www.wikileaks.org/, che ha pubblicato online un documento con i diari della guerra in Afghanistan dal 2004 al 2010 – che, attraverso la sua Costituzione, ripudia la guerra.

Ma secondo la neolingua di orwelliana memoria, queste sono missioni di pace.

E tutto il resto, escort incluse, sono armi di distrazione di massa.