Associazione a delinquere, turbativa d’asta, peculato, abuso d’ufficio, falso e truffa aggravata. Sedici arresti e cinquantadue indagati. Una piccola parte dell’asse di potere del movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo è finito dietro le sbarre per la gestione dei servizi sociali del Comune di Catania e del distretto socio sanitario che comprende anche alcuni comuni della provincia. Tra gli indagati per reati minori ci sono anche sindaci e consiglieri comunali del Pdl. Una vera e propria cricca fatta da politici ed amministratori compiacenti che avrebbe messo in atto un meccanismo di spartizione a tavolino dei fondi statali destinati ai più bisognosi, anziani e nullatenenti compresi.

I fondi statali per le fasce deboli arrivavano direttamente in un “tavolinu”, come quello vecchio degli appalti, poi veniva architettata una serie di progetti ed operazioni mediatiche per giustificare le spese rendicontare.
Protagonisti di questo sistema sarebbero l’ex assessore ai servizi sociali Giuseppe Zappalà del Mpa, Nunzio Parrinello, consigliere provinciale dello stesso partito e  braccio destro di Lino Leanza, parlamentare e assessore regionale alle Politiche sociali, l’ex direttore del distretto socio sanitario Ubaldo Camerini e altri amministratori compiacenti.
Zappalà è uno che con i servizi sociali ha fatto anche la scalata politica. Alle ultime elezioni regionali inviava al suo indirizzario di bisognosi le comunicazioni istituzionali accompagnate dai  volantini elettorali a sostegno della propria candidatura.

Come ha sottolineato in una conferenza stampa il procuratore Lucio Setola, l’esponente dell’Mpa avrebbe creato una  realtà parallela nella gestione dei servizi sociali “Utilizzando la sua posizione istituzionale per il proprio tornaconto personale”.
Tutti i dati erano falsi o inventati, a partire dal protocollo che non era di carta, ma elettronico e quindi modificabile a piacere in qualunque momento secondo le necessità.
Agli atti degli inquirenti figurano anche presunte firme false a verbali di riunioni mai avvenute. Come quella cui avrebbe partecipato, solo sulla carta, il sindaco di Misterbianco, Ninella Caruso. Secondo gli inquirenti questa sorta di ubiquità politica sarebbe servita alla “cricca catanese” per spostare fondi pubblici verso altri progetti in cui aveva interessi economici.
Sul tavolo della procura di Catania ci sono circa venti faldoni, contenenti gare truccate che non lesinano in fantasia criminale. Ad esempio i ribassi d’asta servivano soltanto per l’aggiudicazione, poi, al momento di siglare il contratto, l’impresa compiacente riceveva l’intero importo.
“Chi era fuori dal sodalizio – spiega il procuratore Lucio Setola al Fatto quotidiano –  perdeva le gare e non veniva pagato dal comune”. Un vero e proprio sistema. Tant’è che, secondo il pm, la maggiore difficoltà riscontrata durante le indagini dei Nas era la rassegnazione da parte delle vittime.

Agli arresti domiciliari è finito anche Carmelo Reale, uno degli uomini più vicini al governatore della Sicilia per il ruolo avuto in alcune commissioni. Reale era dirigente del personale nel comune di Catania. Peccato che ricoprisse esattamente lo stesso ruolo anche nell’omonima provincia, quando a guidarla era Lombardo. Spesso per confermare gli incarichi di alcuni dipendenti, Reale scriveva a se stesso e si rispondeva. Ma non solo. Il dirigente era anche presidente provinciale dell’Efal, l’ente di formazione professionale del Movimento cristiano lavoratori che, nell’ultimo anno, aveva ricevuto dalla regione oltre sei milioni di euro di contributi.
Non va meglio con il suo predecessore, altro uomo dell’Mpa. Marco Belluardo, che fino a pochi giorni fa ricopriva la carica di assessore ai servizi sociali nel comune di Catania. E’ indagato per alcuni incontri elettorali con l’ex presidente siciliano dell’Efal, l’architetto Giuseppe Liga, arrestato di recente perché considerato l’erede dei boss Lo Piccolo.
Per questa frequentazione Raffaele Lombardo è stato chiamato in procura a Palermo dove ha dichiarato: “Certamente l’ho incontrato alla vigilia delle elezioni europee quando il Movimento cristiano lavoratori e i suoi dirigenti mi hanno dato una mano. Nessun altro rapporto se non questo – continua il governatore  – se si esclude la partecipazione a qualche convegno”. Comunque sia Lombardo che Belluardo hanno sempre sottolineato la propria estraneità ad ogni fatto.

Tra gli indagati figura anche il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli. L’ipotesi a suo carico è di abuso d’ufficio e concorso in peculato e riguarda il suo operato come assessore regionale alla Famiglia ai tempi della giunta Cuffaro.
La notizia era stata diffusa nei giorni scorsi dal Fatto Quotidiano, ma, come ha tenuto a sottolineare il procuratore aggiunto Michelangelo Patanè, il suo sarebbe stato un “ruolo marginale”.
Il primo cittadino della città etnea ha comunque rivendicato la correttezza del proprio operato minacciando querele a chiunque provasse a diffamarlo. Secondo le agenzie avrebbe indicato un solo componente delle commissioni che valutavano gli appalti dei servizi sociali.  Ma dagli atti d’indagine sono invece emessi undici indicazioni di nominativi tutti inseriti nelle commissioni.  Che secondo gli inquirenti sono “in violazione delle normative in tema di componenti delle commissioni di gara e come tali illegittimi ed illeciti in quanto l’assessorato regionale non aveva titolo a designare o indicare eventuali componenti della commissione”.
Stancanelli si limitava a scrivere “come già comunicato per le vie brevi” prima di indicare il nome del designato, per questo le nomine sarebbero prive dei “necessari chiarimenti in ordine ai criteri seguiti nell’individuazione dei soggetti designati ovvero delle loro competenze in materia”.

di Antonio Condorelli