Alla mia età, son del 1961, Obama è diventato presidente degli Stati Uniti. Nel nostro paese una cosa del genere non è neppure immaginabile. Io, nel mio partito, sono considerato ancora “una giovane leva”. E in effetti, rispetto all’età media degli iscritti, la cosa è anche vera. Ho girato gli ultimi congressi di sezione fatti nella mia provincia, la “rossa” Reggio Emilia, e confermo di essermi sentito, tra i pochissimi presenti, un adolescente. Ma non è per una questione anagrafica che voglio diventare segretario nazionale del PD. Io voglio diventarlo perchè Bersani non mi impazzire e, soprattutto, non mi piace il partito nel quale ho creduto e nel quale ho investito le mie speranze.

Cosa devo fare? Abbandonare, ancora una volta deluso e amareggiato,  oppure provare a mandare a casa coloro che, guidando questo partito da quando è nato, han fatto di tutto e di più per renderlo il contrario di quello che loro stessi avevano dichiarato di voler fare? Lo so, sembra una missione impossibile, ma porca troia bisogna pur provarci! Sono trent’anni che facciamo discussioni laceranti in sezione per cambiare da così a colà eppoi ci ritroviamo ancora D’Alema,  sempre più intelligente…, che suggerisce a Bersani, dopo aver consultato Violante ed essere andato a cena con Letta, cosa bisogna fare per riuscire a prenderlo nel culo anche la prossima volta.

Io non so voi, ma mi sono proprio stancato di sta storia! Per questo ho deciso di approfittare spudoratamente anche di questo spazio per provare a scrivere quel che direi o farei io se fossi il Segretario. Ho sicuramente alcuni vantaggi: sono il signor nessuno, abito, come ho già scritto nelle note biografiche, vicino a Casa Cervi, in un’ Emilia che ha smesso da tempo di essere luogo di sperimentazione e di avanguardia per diventare, anche qui,  luogo di apparati, di poltrone e di potere; il tutto a discapito del colore dominante che da rosso che era si è trasformato nel grigio del cemento, delle superstrade, dei tetti degli ipermercati e del colore col quale i ragazzi guardano al loro futuro.

L’ultimo vantaggio è proprio quello di essere a contatto con migliaia di questi ragazzi qui. Giovani emiliani. Razzisti, leghisti, menefreghisti lontani anni luce dalle politica, ma anche giovani impegnati, solidali, coerenti, desiderosi di cambiare e di contare. Confido nel sostegno degli ultimi.