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Armao: “Mazzette? No, prestiti di un amico”, Schifani vede Tajani e rilancia. La Sicilia tra inchieste e scossoni politici

Il marito di Giusi Bartolozzi non ha risposto alle domande del gip e dei pm, preferendo rilasciare solo dichiarazioni spontanee. Il governatore siciliano ha incontrato il vicepremier e il commissario siciliano del partito Nino Minardo
Armao: “Mazzette? No, prestiti di un amico”, Schifani vede Tajani e rilancia. La Sicilia tra inchieste e scossoni politici
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Da una parte c’è la versione di Gaetano Armao che sostiene di non aver incassato alcuna mazzetta: quei soldi nascosti nel pendolo erano solo prestiti. Dall’altra c’è Renato Schifani, che dopo giorni di dimissioni evocate garantisce di voler rimanere in sella “fino a fine legislatura”. Due storie molto diverse che s’incrociano nello stesso giorno. Mentre l’ex superconsulente del governatore si presenta all’interrogatorio preventivo per rispondere dell’accusa di corruzione davanti alla gip di Palermo, Giuseppa Zampino, infatti, la politica siciliana subisce l’ennesimo scossone, al momento (forse) solo di assestamento. Dopo giorni di fibrillazione, Schifani è volato a Roma per incontrare il leader di Forza Italia Antonio Tajani e il commissario siciliano del partito Nino Minardo.

Gli azzurri parlano di “un confronto sereno”, in cui il vicepremier ha confermato di apprezzare “i risultati conseguiti dal governo Schifani”, incoraggiandolo a “proseguire nell’azione”. Anche Minardo, che nei giorni scorsi ha attaccato il governatore, ribadisce il sostegno. In parallelo, a Palazzo d’Orleans (Palermo) l’opposizione (Pd, M5s, Avs e Controcorrente) chiede a gran voce le dimissioni. La maggioranza di Schifani è al centro di numerose inchieste giudiziarie, l’ultima proprio quella di Armao, consulente del governatore fino alla richiesta di arresto avanzata dai pm guidati da Maurizio de Lucia. “Le cose non stanno come dice la Procura. I soldi? Tutto tracciato, sono sereno”, ha detto prima di entrare in tribunale il marito di Giusi Bartolozzi, la “zarina”, ex potente capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio.

L’udienza è durata oltre due ore, nonostante Armao non abbia risposto alle domande del gip e dei pm, preferendo rilasciare solo dichiarazioni spontanee. La difesa ha depositato oltre duecento pagine di memoria. “Armao ha spiegato che in alcune occasioni i soldi sono dei prestiti in denaro contante dell’amico Matta, per delle esigenze economiche impellenti, che ha rappresentato in determinati momenti la necessità di ottemperare alcune scadenze. In altri erano soldi provenienti da incarichi professionali”, sostiene il difensore Giovanni Rizzuti.

Anche Pierluigi Matta si è avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo solo spontanee dichiarazioni. Per lui potrebbero profilarsi i domiciliari, avendo compiuto già i 70 anni di età. “Matta e Armao sono amici da 40 anni e colleghi universitari, l’avvocato Matta è anche legale di Armao, che segue una serie di procedure esecutive immobiliari che lo riguardano, quindi nessuno meglio di Matta conosce la gravità dell’esposizione debitoria di Armao”, ha detto il suo avvocato, Giovanni Di Benedetto.

Lunghissimo invece l’interrogatorio del deputato Giuseppe Lombardo, nipote dell’ex governatore Raffaele, unico a rispondere alle domande degli inquirenti. “Non c’è stato l’intervento di Lombardo in commissione Sanità – sostengono i legali Vincenzo Maiello e Maria Licata – Abbiamo documentato che nella seduta della commissione in cui furono presentati, discussi e decisi gli emendamenti al centro dell’indagine, il deputato era assente”.

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