A chi fosse depresso per l’ingloriosa fine dei cosiddetti azzurri e cercasse appigli per quel che resta dell’orgoglio nazionale, consigliamo vivamente l’intervista rilasciata a Panorama da Angelino Jolie sulla scaletta dell’aereo per gli States dove ha commemorato l’incolpevole Falcone e illustrato il diritto arcoriano agli americani. L’autore, il direttore Giorgio Mulè, è un giornalista spericolato, infatti appena intervista un ministro si sbuccia le ginocchia. Sentite che incipit marziale: “Martedì 15 giugno, alle 10 del mattino, prima di imbarcarsi dall’aeroporto di Ciampino sull’Airbus A-319 del 31° stormo dell’Aeronautica militare che l’avrebbe portato a New York, Angelino Alfano ha fatto i compiti. Con la solita diligenza. E con quel piglio da secchione che, complice l’espressione da primo della classe che siede al primo banco, si porta dietro”. Avete già i brividi? Tratteneteli, non è finita: “Esaurite le firme su una pila di carte da siglare (con la consueta X, ndr), s’è avviato contento verso la scaletta dell’aereo: ‘Oggi la giornata è iniziata bene: la polizia ha arrestato un camorrista e io, nel mio piccolo, ho prorogato un bel po’ di 41bis. Direi che possiamo andare”. E via ad “aggiungere un altro tassello alla carriera di enfant prodige, primo ministro di Giustizia della storia chiamato all’assemblea dell’Onu. Per parlare del giudice eroe. ‘Il mio eroe…’. Alfano riflette ad alta voce”.

Capito il genio? Riesce a riflettere e ad alzare la voce contemporaneamente. Così giovane, poi. “Ho vissuto l’evento alle Nazioni Unite in maniera molto particolare, quasi intimo”, confida all’intervistatore da riporto. E qui spegniamo le luci e li lasciamo soli, in omaggio alla privacy. Di ritorno sul suolo patrio, lo statista agrigentino annuncia la grande “riforma della giustizia”, che scatterà “entro ottobre”. Non precisa di quale anno, e fa bene: l’aveva già annunciata il 27 agosto 2008 al Giornale: “E’ pronta. Domani 28 agosto la presento al Cav in Consiglio dei ministri”. Ma il Cav aveva da fare con qualche mignotta e non se ne fece nulla: come ricorda Giancarlo Perna, quel Consiglio dei ministri si limitò a elevare a capitaneria di porto l’ufficio marittimo di Corigliano Calabro. Jolie assicurò: “L’ho rinviata all’autunno”. Ma non disse di che anno: infatti passarono inverno, primavera, estate, ri-autunno, ri-inverno, ri-primavera. L’altro giorno, rieccolo: “Ci siamo, ottobre”. Non un giorno di più. Nell’attesa, s’è portato avanti col lavoro, creando un imperdibile “organismo indipendente per la valutazione delle performance degli alti dirigenti”: un sinedrio di tre cervelloni per portare finalmente un po’ di meritocrazia al ministero. Due sono ex giudici di nome Angelo (per non confonderli con Angelino): Gargani, fratello del forzista Giuseppe, e Giorgianni, il sottosegretario di Prodi-1 che fu costretto a dimettersi per il caso Messina; il terzo è Calogero “Lello” Casesa, agrigentino come Alfano, impiegato alla provincia, ex consigliere forzista, ma soprattutto – rivela Gian Antonio Stella – presidente della sagra del Mandorlo in fiore e suonatore di “friscalettu” (zufolo) nel gruppo folk Valle di Akragas. Evvai con la meritocrazia.

Ora però non pensate che, nel Pdl, l’unico gigante del pensiero sia Al Fano. Tale Emiliano Stornelli, in una lettera al Wall Street Journal che ha osato criticare la legge bavaglio, segnala “l’intensa attività di riequilibrio messa in atto da Gaetano Quagliariello, che è tra gl’intellettuali più influenti d’Italia” e “la sua opinione dovrebbe essere ospitata sulle vostre pagine”. Già, come ha potuto il WSJ tirare avanti finora senza Quagliariello? Poi dicono che la stampa è in crisi. Lo Stornelli lavora a L’Occidentale, il sito di Quagliariello, ma va comunque ringraziato per aver fatto conoscere quel concentrato di neuroni al pubblico degli States. Ora però non vorremmo che quei golosoni di americani provassero a portarci via, dopo tanti scienziati e ricercatori, anche Quagliariello. Sappiano che, se ci provano, dovranno fare vedersela con noi. Sulla scaletta dell’aereo.