Il mondo FQ

Attentato a Ranucci, arrestato il commando: “Agì su commissione e con metodo mafioso”. Ora caccia ai mandanti

Quattro misure cautelari tra Napoli e Avellino per l'esplosione davanti alla casa del conduttore di Report nell'ottobre 2025. Gli investigatori: esplosivo da cava, sopralluoghi, cellulari dedicati e un compenso per colpire il giornalista. L'inchiesta punta ora a chi ordinò l'attacco
Icona dei commenti Commenti

Un commando organizzato, un ordigno ad alto potenziale, sopralluoghi, telefoni dedicati e un presunto mandato affidato da persone che, almeno per ora, restano senza nome. A quasi nove mesi dall’attentato contro Sigfrido Ranucci, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno arrestato quelli che la Direzione distrettuale antimafia di Roma ritiene essere gli esecutori materiali dell’azione contro il giornalista e conduttore di Report. Tre persone sono finite in carcere, una ai domiciliari su richiesta dal pm Carlo Villani, che ha coordinato l’inchiesta.

Gli arresti

Le misure cautelari sono state eseguite all’alba tra le province di Napoli e Avellino dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma su ordine del giudice per le indagini preliminari di Roma, che ha accolto la richiesta della Dda capitolina. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Carlo Villani, che dal mese di luglio diventerà il nuovo procuratore capo della Procura di Velletri.

L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025. Davanti all’abitazione di Ranucci, a Torvaianica, frazione di Pomezia, un ordigno esplose davanti al cancello della villa del giornalista, distruggendo due automobili parcheggiate all’esterno e danneggiando il muro di cinta. L’esplosione, avvenuta in un contesto residenziale, mise a rischio anche l’incolumità dei residenti.

L’inchiesta, condotta dai Nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, ha ricostruito passo dopo passo la preparazione dell’attacco. Decisiva è stata l’analisi incrociata di decine di sistemi di videosorveglianza, dei rilievi tecnico-scientifici e dei tabulati telefonici. Gli accertamenti del Ris hanno inoltre stabilito che il commando utilizzò “gelatina da cava”, un esplosivo ad altissimo potenziale distruttivo, elemento che per gli investigatori lascia intravedere una rete illecita di approvvigionamento ancora da ricostruire.

Chi sono gli arrestati

Gli arrestati hanno una età compresa tra i 53 e i 22 anni. Del gruppo fa parte anche una donna che avrebbe effettuato un sopralluogo nei giorni precedenti all’attentato. Gli indagati hanno tutti precedenti penali e sono residenti nei comuni campani di Cicciano, Nola e Avella.

Tra gli arrestati – a quanto apprende Il FattoQuotidiano – c’è Antonio Passariello, residente a Cicciano, in provincia di Napoli. Gli altri destinatari della misura cautelare sono Marika De Filippis, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti residenti in provincia di Avellino. Secondo quanto emerge, Passariello ha precedenti per sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione. Gli altri tre indagati risultano invece avere precedenti legati a reati in materia di stupefacenti.

Per gli altri reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Nella richiesta di arresto i pm contestavano il reato di strage poi non riconosciuto dal gip nell’ordinanza. Il gruppo operava su commissione in cambio di somme di alcune migliaia di euro.

La telecamera della svolta

A dare una svolta alle indagini è stata anche una telecamera installata lungo la statale Pontina, che ha immortalato una Fiat 500X noleggiata in Campania. L’auto avrebbe raggiunto il litorale romano il giorno dell’attentato per poi fare rapidamente ritorno verso Sud subito dopo l’esplosione. Gli investigatori hanno poi incrociato quei movimenti con i dati dei cellulari utilizzati dagli indagati: i dispositivi seguivano lo stesso tragitto dell’auto sia il giorno dell’attacco sia durante un precedente sopralluogo effettuato per studiare l’obiettivo.

Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo non avrebbe agito autonomamente. Il commando, infatti, avrebbe eseguito l’attentato “su specifico mandato” di terze persone ancora ignote, in cambio di un compenso economico e come “favore”. Chi avrebbe commissionato l’azione, secondo gli inquirenti, avrebbe anche garantito un articolato sistema di protezione agli esecutori: fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e perfino un piano per favorirne un’eventuale fuga all’estero nel caso le indagini si fossero avvicinate troppo.

Un’indagine complessa

L’attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo Investigativo è stata particolarmente complessa e ha richiesto l’esame incrociato di tutti i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico scientifici e l’esame di tutti i tabulati telefonici della vasta cella interessata, consentendo di ricostruire in modo minuzioso le fasi preparatorie, esecutive e successive dell’azione criminosa. Proprio l’analisi dei tabulati telefonici è stata di assoluto rilievo per le indagini, che sono partite dall’esplosivo utilizzato.

I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l’ordigno era costituito da una carica detonante composta da “gelatina da cava“, materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente. La telecamera ha poi permesso di individuare la Fiat 500 X. Centrale l’analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X in viaggio dalla Campania a Torvaianica sia il giorno dell’attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.

I tentativi di depistaggio

Nel corso dell’inchiesta sarebbero emersi anche ripetuti tentativi di depistaggio. Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero effettuato bonifiche per individuare eventuali microspie, distrutto schede Sim e concordato versioni comuni dei fatti per ostacolare gli investigatori e soprattutto proteggere chi aveva ordinato l’attentato. Contestualmente agli arresti sono scattate numerose perquisizioni nei confronti di altri indagati che, secondo gli inquirenti, potrebbero aver fornito l’esplosivo o garantito il supporto logistico necessario all’azione.

Caccia ai mandanti

L’inchiesta, però, non è chiusa. Anzi. L’obiettivo del pm Carlo Villani e della Dda resta quello più delicato: individuare i mandanti dell’attentato contro il giornalista. Chi decise di colpire Ranucci e perché è ancora il principale interrogativo aperto dell’indagine. Il giornalista ha ringraziato inquirenti e investigatori.Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli” ha affermato il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, raggiunto telefonicamente da “Agorà Estate”, la trasmissione in onda su Rai 3. “Da quello che ho capito – prosegue – c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione