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Dalla Scuola della magistratura verbali pieni di “omissis” sull’elezione del presidente Paladini, uomo di Mantovano

Respinta la richiesta di 200 magistrati che a fine maggio avevano chiesto i resoconti della nomina. Mercoledì il presidente incontrerà il numero uno dell'Anm, Giuseppe Tango
Dalla Scuola della magistratura verbali pieni di “omissis” sull’elezione del presidente Paladini, uomo di Mantovano
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Diciotto pagine di “omissis”. Leggibili soltanto la prima pagina con l’intestazione della Scuola superiore della magistratura, l’elenco dei presenti alla seduta, l’ordine del giorno e il tema della giornata, cioè l’elezione il 18 marzo del nuovo presidente della Scuola di formazione delle toghe italiane. Seguono 18 pagine di “omissis” interrotte alla nona dalle parole del neopresidente della Scuola Mauro Paladini, il professore di diritto privato a Milano Bicocca che ne prende le redini, il quale specifica di “non aver formulato alcuna autocandidatura nella seduta precedente, avendo ritenuto opportuno che la proposta provenisse da altri componenti del comitato”. Dopo un nuovo “omissis” ecco la notizia: “Il professor Paladini dichiara di accettare la candidatura”. E vince con un sei a quattro.

Con lui ovviamente c’è tutta la destra, professori, avvocati e toghe assieme. Alle 13 e 40, recita la diciottesima pagina, il neopresidente Paladini chiude la seduta. Si conclude così il mandato al vertice della Scuola dell’ex presidente della Consulta Silvana Sciarra. Mauro Paladini, uomo del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con lui da sempre nella più importante creatura di Mantovano stesso, il Centro studi Rosario Livatino, nella rosa dei cinque componenti del comitato direttivo indicati dalla Guardasigilli Carlo Nordio, siede al vertice. Certo un premio per aver fatto parte anche del Comitato per il Sì al referendum, nonostante facesse già parte della Scuola come consigliere. Lo hanno preceduto, negli anni, ex presidenti della Consulta come Valerio Onida, Gaetano Silvestri, Giorgio Lattanzi, tutti espressione di una cultura giuridica, e non certo di una parte politica. Così la destra segna una vittoria e si prende la Scuola.

Forte dell’investitura, e negata ai magistrati stessi che ne avevano fatto richiesta ogni forma di trasparenza democratica sulla sua elezione, lo stesso Paladini mercoledì, come rivela il Fatto quotidiano, incontrerà anche il presidente dell’Anm Giuseppe Tango, toga palermitana di Magistratura indipendente, corrente che, in questa partita, è stata dalla sua parte. Una coincidenza di certo non felice dopo lo “schiaffo” che la Scuola stessa dà ai magistrati sulla sua elezione. Perché sono state le toghe, a fine maggio, a chiedere alla Scuola la pubblicazione dei verbali della seduta dell’elezione del presidente. Un appello firmato da oltre 200 giudici, all’insegna della trasparenza, perché non ci dovrebbe essere nulla di segreto nello scegliere chi siederà al vertice della loro stessa Scuola. Come ha scritto Roberto Giovanni Conti, uno dei magistrati che fanno parte del Comitato, civilista della sezione tributaria della Cassazione, sulla rivista “Giustizia insieme” del 16 giugno, “le limitazioni alla conoscibilità non sembrerebbero poter essere utilizzate per sottrarre in via generalizzata il processo deliberativo alla possibilità di conoscenza e alla necessità di trasparenza, ma dovrebbero essere applicate secondo criteri di stretta necessità, in forma puntuale e motivata”.

Già, “conoscenza e trasparenza”, due criteri guida che ovviamente sembrano suscitare timore e preoccupazione nell’attuale vertice della Scuola che motiva il suo no con argomenti burocratici. Di questo tipo: “L’arco temporale è ampio, i verbali sono numerosi (circa cento), contengono dati personali, anche di soggetti terzi estranei al comitato la cui ostensione esige una previa e puntuale valutazione, condotta verbale per verbale, diretta stabilire se i dati debbano essere oscurati in quanto non pertinenti ovvero ostesi previa comunicazione ai contro interessati”. Burocrazia buona a opporre un no. Ma cosa ci sarà poi mai da nascondere nell’elezione di chi dovrà presiedere la Scuola che dovrebbe insegnare ai giovani magistrati, ma anche a quelli già in carica, come essere professionisti integerrimi, preparati nel diritto, e soprattutto imparziali?

Con questo spirito, per evitare il protrarsi di una gestione orientata e di parte della Scuola, e nell’esplodere di polemiche che non si erano mai verificavate in passato nelle gestioni Onida, Silvestri e Lattanzi, a fine maggio, da un gruppo di magistrati napoletani parte la raccolta delle firme per chiedere trasparenza sui verbali dell’elezione del presidente della Scuola, del segretario generale, nonché sul ripescaggio del consigliere del direttivo Roberto Peroni Ranchet, toga di Magistratura indipendente, prima bocciata dal Tar a vantaggio del procuratore di Viterbo Mario Palazzi che s’insedia alla Scuola con Sciarra, ma poi è costretto a lasciarla perché non accettano il doppio lavoro a Scandicci e a Viterbo. Anziché procedere con un nuovo appello per il posto la destra del Csm, con il voto determinante del vicepresidente Fabio Pinelli, attribuisce l’incarico di nuovo a Perroni Ranchet con un 16 a 15.

Come non chiedere trasparenza, e i verbali, su tutto questo? Invece, come dimostra il verbale “muto” che pubblichiamo, e nonostante il regolamento interno della Scuola non escluda affatto la pubblicità dei verbali del Comitato direttivo, prevale la censura. Tutte bianche le pagine che riguardano l’elezione del presidente, solo cinque righe visibili in quelle per la nomina del segretario generale. Non resta, a questo punto, per i magistrati che chiedono trasparenza la via di una nuova impugnazione.

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