Ieri la riunione a porte chiuse dopo i casi d’assenteismo alla Camera. Nessun controllo su Fioroni e Madia: uno a Torino, l’altra in Brasile.
Supplemento di indagini per 12 deputati.

Una sentenza di autoassoluzione. Nel giorno in cui i deputati del Partito Democratico sono chiamati a processare gli assenti al voto sullo scudo fiscale, con un comitato direttivo chiamato al giudizio composto anche da alcuni imputati,non ci si poteva aspettare di più.

I proclami di “gravi sanzioni per gli assenteisti” si sono vanificati. Probabilmente quando scorrendo la lista dei meno presenti al voto il comitato è inciampato nei nomi di Bersani, Franceschini , D’Alema. Proprio quest’ultimo, sabato, non aveva risparmiato critiche al capogruppo Antonello Soro per la gestione del Pd alla Camera. Si sa, la migliore difesa è l’attacco. Che ha colpito nel segno: provvedimenti solo nei confronti di Antonio Gaglione, il deputato con più assenze nel Pd da inizio legislatura, che ha già comunicato il passaggio al gruppo misto. Sarà cancellato dall’anagrafe degli iscritti del partito e gli verrà chiesto di dimettersi da parlamentare (unico modo per permettere il recupero di un altro deputato).

Anche Rosy Bindi ieri ha chiesto che Gaglione lasci il parlamento. Ha deluso anche lei, suo maggiore sponsor.
Per i 10 assenti ingiustificati, invece, è previsto un supplemento d’indagine, per verificare le loro ragioni e solo dopo prendere una decisione sulle sanzioni da applicare: da un richiamo verbale alla sospensione dal gruppo per alcuni giorni. Praticamente niente. E per i 12 malati? Per loro nessun problema, nemmeno per quelli che malati non lo sono del tutto: Giuseppe Fioroni, per esempio, che come dimostrato da il Fatto Quotidiano presenziava ad un convegno sulla scuola a Torino, o come Marianna Madia, segnalata su un aereo per il Brasile. “Ero lì per accertamenti medici – ha spiegato la deputata a il Fatto – non ho mai preso un aereo intercontinentale prima, non l’avrei fatto per tre giorni di vacanza”.

Ma Soro non ha intenzione di verificare il suo alibi. “Sono un medico dermatologo io, non un medico fiscale – ha detto il capogruppo Pd – la responsabilità di chi presenta un certificato è sua e del medico curante, se la malattia non è vera è una truffa e se c’è chi va per convegni non è un mio problema”. Alludendo nello specifico a Fioroni, col quale –riferiscono -pare sia infuriato, perché da febbraio risulta assente per malattia e si presenta alla Camera nei giorni in cui è interessato personalmente
(per esempio alle votazioni per i precari della scuola di Benevento, come ha dichiarato in un’intervista) . A settembre risultano 8 sue votazioni. E di sicuro non è più “merito” dei pianisti.

Dopo una riunione durata tre ore, dalla quale sono stati fatti uscire tutti i portavoce e i dipendenti del gruppo per evitare fughe di notizie, è stato votato un documento all’unanimità. La presidenza aveva inizialmente caricato molto di significato la necessità di una punizione per chi aveva provocato l’attacco mediatico al gruppo parlamentare. Poi, dopo una lunga serie d’ interventi, il clima è cambiato: il punto politico, hanno fatto notare in molti, è che non si possono creare una decina di capri espiatori, tra i quali c’è anche chi ha una percentuale altissima di presenze, quando al voto sulla pregiudiziale di costituzionalità mancavano i big.
Non tutti d’accordo, però: Maria Coscia, è intervenuta duramente: “Dobbiamo tener conto anche del quadro che si è venuto a creare e delle reazioni – ha detto la deputata – non possiamo uscire da qui senza infliggere sanzioni”. E invece così è successo.
Ma Soro non ci sta a fare di tutta l’erba un fascio, del resto l’sms che ha inviato ai parlamentari prima della votazione era chiaro: “Presenza obbligatoria. Senza eccezione alcuna”.

Frase, quest’ultima, usata solo in occasione di votazioni importantissime. Quindi, sentendosi attaccato, si è fatto garantire con un voto l’uscita di un documento senza alcun rilievo sulla gestione del suo lavoro e della presidenza. “Il gruppo del Partito Democratico – si legge nel dispositivo – nella attuale legislatura garantisce un tasso di presenza elevatissima e qualificata, la più alta tra i gruppi presenti alla Camera, in particolare sul decreto sullo scudo fiscale ha svolto oltre 200 interventi ed è stato determinante nell’impedire che il provvedimento fosse approvato sbrigativamente come la maggioranza e il governo hanno tentato di fare. Il grande lavoro e l’impegno della stragrande maggioranza dei deputati e delle deputate del Pd ha rischiato di essere gravemente offuscato dalla assenza di un numero limitato di parlamentari”. Che, però, restano impuniti.

di Caterina Perniconi da Il Fatto Quotidiano n°13 del 7 ottobre 2009