» Politica
lunedì 02/07/2018

Via d’Amelio, le motivazioni del Borsellino quater: “Omicidio Borsellino legato a convergenza di interessi tra mafia e altri centri di potere”

La Corte del processo quater sull’indottrinamento del falso pentito Scarantino. Chiesto il giudizio per tre poliziotti

Scarantino? Fu indotto a mentire con “particolare pervicacia e continuità con l’elaborazione di una trama complessa che riuscì a trarre in inganno i giudici dei primi due processi’’ e poiché ciò ha prodotto “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, è lecito “interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di questo disegno criminoso’’.

La Corte d’assise di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza del Borsellino quater che il 20 aprile del 2017 condannò all’ergastolo per strage Salvino Madonia e Vittorio Tutino e a 10 anni per calunnia i falsi collaboratori di giustizia Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Le parole sono pesate con il bilancino, in bilico tra la certezza acquisita (il depistaggio) e i motivi per cui è stato predisposto, ma a distanza di 26 anni dal botto di via D’Amelio nelle 1867 pagine di motivazioni i giudici di Caltanissetta tracciano un sentiero che punta al cuore nero dello Stato trasmettendo in Procura i verbali di tutte le udienze dibattimentali che “possono contenere elementi rilevanti per la difficile ma fondamentale opera di ricerca della verità’’. Che adesso riparte dai suggeritori di Scarantino in divisa sul banco degli imputati in un nuovo processo: sono il funzionario Mario Bo e gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, tutti in forza al gruppo investigativo Falcone-Borsellino, per i quali da qualche giorno la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di avere partecipato, con ruoli diversi, all’“indottrinamento” del falso pentito, forzandolo ad accusare alcuni innocenti e costringendolo a confermare le bugie anche nelle aule giudiziarie. Con quale scopo?

Nelle motivazioni il presidente Antonio Balsamo e il coestensore Janos Barlotti insistono in particolare su tre punti sui quali “è lecito interrogarsi”: la copertura delle “fonti occulte’’ delle notizie trasmesse a Scarantino sulla dinamica del furto e del caricamento della 126 (totalmente estraneo alla strage, Scarantino rivelò agli inquirenti “un insieme di circostanze del tutto corrispondenti al vero”, dalla rottura del bloccasterzo per rubare la 126 alle targhe false applicate nella carrozzeria di Orofino. Chi gliele trasmise?), la sparizione dell’agenda rossa e “l’eventuale finalità di occultamento della responsabilità di altri soggetti per la strage, nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa Nostra e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del magistrato’’. In quest’ultimo caso citano le dichiarazioni del pentito Nino Giuffrè, che parlò di “sondaggi’’ compiuti da Cosa Nostra prima della stagione stragista con “persone importanti del mondo politico ed economico’’, e le stesse preoccupazioni di Paolo Borsellino confidate alla moglie Agnese “che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, (…) ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò potesse accadere”, con la sua “drammatica percezione’’ dell’esistenza di un “colloquio tra la mafia e parti infedeli dello Stato’’.

La sentenza cita come inspiegabile l’informativa del Centro Sisde di Palermo che già il 13 agosto ’92, assai prima della comparsa sulla scena di Candura e Scarantino (ufficialmente le prime fonti di accusa che portavano in direzione della Guadagna), comunicò alla direzione di Roma che la polizia aveva acquisito “significativi elementi informativi in merito all’autobomba di via D’Amelio”, tra cui “valide indicazioni per l’identificazione degli autori del furto dell’auto, nonché del luogo in cui la stessa era stata custodita prima di essere utilizzata nell’attentato”. E i giudici sottolineano anche la “particolare attenzione rivolta a Scarantino dai servizi di informazione, nei mesi immediatamente successivi alla strage”, ricordando l’irrituale collaborazione richiesta già la sera del 20 luglio ‘92 dall’allora procuratore nisseno Gianni Tinebra allo 007 Bruno Contrada, così come la nota trasmessa il 10 ottobre ’92 dal centro Sisde di Palermo alla Squadra mobile di Caltanissetta, “redatta su richiesta dello stesso Tinebra, benché non fosse possibile per legge instaurare un rapporto diretto tra i Servizi e la Procura”.

La sentenza del quater, infine, stabilisce anche “un collegamento tra il depistaggio e l’occultamento dell’agenda rossa”, fatto sicuramente desumibile “dall’identità di un protagonista di entrambe le vicende”: Arnaldo La Barbera, tra l’86 e l’88 al soldo del Sisde con il nome di Rutilius. Regista della “costruzione delle false collaborazioni”, l’ex superpoliziotto risulta infatti “intensamente coinvolto” anche “nella sparizione dell’agenda rossa, come è evidenziato dalla sua reazione – connotata da una inaudita aggressività –nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della verità sulla morte del padre”.

Tra le righe della motivazione c’è spazio anche per una bacchettata per i magistrati dei processi precedenti, ai quali “le numerose oscillazioni e ritrattazioni” di Scarantino avrebbero dovuto consigliare “un atteggiamento di particolare cautela e rigore nella valutazione delle sue dichiarazioni, e una minuziosa ricerca di tutti gli elementi di riscontro, positivi o negativi che fossero, secondo le migliori esperienza maturate nel contrasto alla criminalità organizzata, e incentrate su quello che veniva giustamente definito il metodo Falcone”.

I giudici ricordano come la sentenza del Borsellino ter avesse già sostenuto che non si doveva “tenere alcun conto delle dichiarazioni di Scarantino per la valutazione delle responsabilità sulla strage di via D’Amelio” e sottolineano come invece “prevalse nell’attività investigativa e in quella giudiziaria una tendenza ben diversa”, al punto che le propalazioni del falso pentito costituirono il fondamento per la condanna all’ergastolo di sette innocenti: Salvatore Profeta, Gaetano Scotto, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, e Giuseppe Urso, assolti solo dalla recente sentenza del processo catanese di revisione.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© 2009-2018 RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Sport
Mondiali: ospiti fanno festa

L’Armata Russa butta fuori le Furie Rosse: Putin esulta

Barba bianca, vestito rosso e scettro in mano, San Nicola protegge la porta su cui si perde l’ultimo rigore della Spagna. Non si sa se sia stato lui a fare il miracolo, o la lunga mano di Putin che rinnova la vecchia tradizione di certi Paesi ospitanti che devono fare strada ad ogni costo. È davvero il Mondiale della Russia: la nazionale di casa è nei quarti di finale, tra le grandi potenze del mondo, persino calcistiche.

Eliminata la Spagna (1-1 dopo i supplementari, 5-4 ai rigori), sotto gli occhi di re Felipe VI e del capo della Fifa, Gianni Infantino, non di Putin che rimpiange di non aver presenziato in tribuna. Il presidente però si è subito complimentato con la squadra per la “vittoria impressionante”, e il suo portavoce ha fatto sapere che nel corso della giornata aveva chiamato per ben due volte il ct Cherchesov. Nel trionfo c’è anche il suo zampino.

Un intero popolo si è riversato in piazza, cosa che non è abituato a fare molto di frequente (durante il torneo, a esempio, tutte le manifestazioni pubbliche sono vietate).

“Non abbiamo mai vissuto nulla del genere”, raccontano. Bandiere ovunque, canti popolari, belle ragazze che dipingono le guance dei passanti, vodka, colbacchi, colombe portafortuna, persino qualche costume da orso: tutti i luoghi comuni sulla Russia prendono vita nella festa più russa che il Paese ricordi. E nell’euforia collettiva ci si dimentica di tutto, le critiche alla nazionale, i problemi, la contestatissima riforma delle pensioni.

È l’effetto mondiale in cui sperava Putin, il cui consenso è in calo (dal 72 al 64%) e magari tornerà a salire, grazie alla Russia che nella vulgata ufficiale vince sempre, adesso persino nel calcio.

Un’eco un po’ sinistra risuona anche nelle congratulazioni di Vitaly Mutko, ex ministro dello Sport coinvolto nello scandalo del doping di Stato che però è rimasto a capo del comitato organizzatore, ma il successo storico ha altri segreti.

L’ardore dei calciatori trasformati dal pubblico, il catenaccio di Cherchesov, la pochezza della Spagna arrivata incredibilmente al Mondiale senza allenatore e forse alla fine di un ciclo (Iniesta ha detto addio), un pizzico di fortuna, il favore dei rigori. In tutto questo Putin non c’entra nulla, eppure resta l’impressione è che senza di lui non sarebbe mai successo.

Politica

Cairo e le critiche mirate di Grasso

Politica

Via d’Amelio, La figlia di Borsellino chiama Mattarella: “Ora tocca al Csm”

“Nei ‘nostri’ centri oltre 10mila persone: nel 2017 ne abbiamo spostate solo 1.858”
Politica
l’intervista - Tarik Argaz

“Nei ‘nostri’ centri oltre 10mila persone: nel 2017 ne abbiamo spostate solo 1.858”

di

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×