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Trump: “D-Day economico anti-Iran”. Italia, Francia, Germania e Uk: “Israele fermi le nuove colonie in Cisgiordania”

Mentre l'ipotesi di un accordo si allontana, il tycoon minaccia la Repubblica islamica. I quattro governi Ue chiedono a Tel Aviv di ritirare il piano di insediamento approvato nel 2025
Trump: “D-Day economico anti-Iran”. Italia, Francia, Germania e Uk: “Israele fermi le nuove colonie in Cisgiordania”
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Francia, Germania, Uk e Italia: “Israele fermi l’espansione in Cisgiordania”

Francia, Germania, Italia e Regno Unito chiedono a Israele di bloccare il piano di espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania approvato nel 2025 dal governo di Benjamin Netanyahu. In una dichiarazione congiunta, i governi dei quattro Paesi dichiarano che “la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell’ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. La comunità internazionale”, si legge, “si oppone da tempo a questa espansione degli insediamenti e ha espresso la propria grave preoccupazione sia in privato che pubblicamente. L’insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei territori palestinesi”.

Il diritto internazionale afferma chiaramente che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Questa è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, caratterizzato da livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni contro i civili e da gravi restrizioni all’economia palestinese, questa decisione è ancora più preoccupante”, dichiarano i quattro governi. Che invitano “il governo di Israele a ritirare immediatamente questi piani e a porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania”. Nuove colonie, avvertono, “non solo ci allontaneranno ulteriormente dalla pace, ma mineranno ulteriormente la reputazione internazionale di Israele”. Anche le imprese, affermano, “non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a gare d’appalto per lavori di costruzione e “devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, compreso il rischio di essere coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a favore di una pace globale, giusta e duratura basata sulla soluzione dei due Stati. Continueremo ad agire nell’interesse di tale obiettivo”, conclude la dichiarazione. 

  • 20:35

    Reuters: “Usa verso nuove sanzioni contro Hezbollah”

    Gli Stati Uniti si preparano ad annunciare nuove sanzioni contro Hezbollah, ridefinendo il movimento islamista libanese come “Specially designated global terrorist” (Sdgt) per evidenziarne i legami con il governo iraniano. Secondo una dichiarazione citata dall’agenzia internazionale Reuters, il Dipartimento del Tesoro rinnoverà la designazione di Hezbollah “per il suo servizio al regime iraniano sotto il comando della Forza Quds del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche dell’Iran”. 

    Hezbollah era stato inserito per la prima volta nella lista Sdgt nel 2001 ed è inoltre classificato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera. Washington imporrà sanzioni anche contro dieci persone accusate di aver contrabbandato denaro per conto del movimento. 

  • 20:31

    Mojtaba Khamenei assente alla commemorazione del padre

    La Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei non ha partecipato alla cerimonia odierna al santuario dell’Imam Reza, a Mashhad, per commemorare i quaranta giorni dalla sepoltura del padre e predecessore, Ali Khamenei. Lo riferisce Iran International, sottolineando l’assenza di Mojtaba dalla commemorazione. Una fotografia diffusa dai media iraniani mostra invece la presenza dei suoi fratelli Mostafa, Masoud e Meysam Khamenei.

  • 19:34

    Ministero Difesa Iran: “Ogni minaccia del nemico aumenta le nostre capacità”

    Le minacce e gli attacchi contro l’Iran hanno contribuito ai progressi dell’industria della difesa del Paese, dando vita a capacità militari “nate dalle minacce”. Lo ha affermato il ministero della Difesa iraniano sostenendo che con i sistemi sviluppati nel corso degli anni Teheran ha “sconfitto e sbalordito una parte significativa dei calcoli e degli obiettivi del nemico. La guerra ha dimostrato che ogni volta che il nemico prende di mira la volontà della nazione iraniana di difendersi, si trova di fronte un popolo che non solo resta saldo sul terreno della difesa e della resistenza, ma che, facendo affidamento sulle proprie forze, trasforma ogni minaccia in una nuova capacità di costruzione e progresso”, ha aggiunto il ministero. 

  • 19:07

    Francia, Germania, Uk e Italia: “Israele fermi l’espansione in Cisgiordania”

    Francia, Germania, Italia e Regno Unito chiedono a Israele di bloccare il piano di espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania approvato nel 2025 dal governo di Benjamin Netanyahu. In una dichiarazione congiunta, i governi dei quattro Paesi dichiarano che “la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell’ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. La comunità internazionale”, si legge, “si oppone da tempo a questa espansione degli insediamenti e ha espresso la propria grave preoccupazione sia in privato che pubblicamente. L’insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei territori palestinesi”.

    Il diritto internazionale afferma chiaramente che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. Questa è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, caratterizzato da livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni contro i civili e da gravi restrizioni all’economia palestinese, questa decisione è ancora più preoccupante”, dichiarano i quattro governi. Che invitano “il governo di Israele a ritirare immediatamente questi piani e a porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania”. Nuove colonie, avvertono, “non solo ci allontaneranno ulteriormente dalla pace, ma mineranno ulteriormente la reputazione internazionale di Israele”. Anche le imprese, affermano, “non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a gare d’appalto per lavori di costruzione e “devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, compreso il rischio di essere coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a favore di una pace globale, giusta e duratura basata sulla soluzione dei due Stati. Continueremo ad agire nell’interesse di tale obiettivo”, conclude la dichiarazione. 

  • 18:38

    Forze Usa: “Deviate 67 navi a Hormuz”

    “Al 20 agosto le forze statunitensi hanno deviato 67 navi commerciali, ne hanno rese inservibili tre e ispezionate due a bordo per garantirne la conformità”. Lo scrive il Comando militare centrale Usa (Centcom), in merito agli aggiornamenti dei risultati del blocco navale da e verso i porti iraniani lungo lo Stretto di Hormuz. Il post su X include anche una foto di “alcuni velivoli multiruolo MV-22B Osprey”, in decollo dal ponte di volo della Uss Boxer, “mentre la nave attraversa il mar Arabico e prosegue nell’attuazione del blocco statunitense contro l’Iran”.

  • 18:10

    Araghchi: “Dagli Usa terrorismo economico, useremo ogni strumento per resistere”

    Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito le nuove sanzioni economiche annunciate dagli Usa come una forma di “terrorismo economico” e un “crimine contro l’umanità”: “La Repubblica islamica dell’Iran resta ferma e determinata nel difendere la propria sicurezza e i propri interessi nazionali e nel contrastare gli attacchi e le pressioni militari, economiche, politiche e psicologiche degli Stati Uniti”, ha dichiarato, aggiungendo che l’Iran farà ricorso a “tutti gli strumenti e le capacità nazionali” per contrastare le pressioni di Washington.

  • 18:08

    Bessent: “Sarà il più grande isolamento economico della storia”

    “Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo dagli alleati per dire: “O siete con noi o contro di noi””. Lo afferma, intervistato dal network Cnbc, il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, parlando del messaggio inviato agli alleati da Donald Trump con l’annuncio della sua nuova offensiva economica all’Iran. Secondo Bessent, anche la Cina “deve entrare nel programma”: rispondendo alla domanda se Washington farà pressioni su Pechino, però, ha detto che “è meglio avere in privato queste conversazioni”.

  • 18:06

    Bessent: “Le sanzioni avranno un peso, faremo collassare il regime”

    Il piano di aumentare delle sanzioni e lanciare un’offensiva economica contro l’Iran rende meno probabile il ritorno degli Usa a ampie operazioni militari contro Teheran. È quanto afferma il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent: “Se esercitiamo il massimo della pressione economica, allora questo significa che probabilmente non ci sarà una ripresa in larga scala”, ha detto, intervistato dal network televisivo Cnbc. “Voglio sottolineare che questo vale per questo momento”, ha poi aggiunto. Bessent ha espresso la convinzione che la pressione esercitata dalle sanzioni “avrà un peso sull’Iran”: “Faremo collassare il regime”, ha promesso. 

  • 17:05

    Bloomberg: “Gli Usa potrebbero confiscare gli asset iraniani”

    Nell’ambito della guerra economica lanciata da Donald Trump per schiacciare Teheran, gli Stati Uniti potrebbero cercare di confiscare gli asset iraniani sotto la loro giurisdizione, sulla scia di quanto fece l’amministrazione di George W. Bush dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Lo riporta l’agenzia Bloomberg, sottolineando però che gli asset iraniani raggiungibili dagli Stati Uniti sono plimitati e confiscarli sarebbe più complicato legalmente e diplomaticamente. La maggior parte della ricchezza iraniana è infatti in paesi terzi e Washington avrebbe bisogno della cooperazione di governi stranieri per confiscarli.

    Un’altra strada per aumentare la pressione economica sull’Iran passa per Dubai e gli Emirati Arabi Uniti, svincolo cruciale del regime per gli scambi commerciali e l’accesso alla valuta: puando l’Iran vende petrolio, infatti, ha bisogno di uffici di cambio e intermediari per convertire i pagamenti, spesso in yuan cinesi, in una valuta che Teheran può usare.