Trump al New York Times: “I colloqui con l’Iran possibili già da venerdì”
Donald Trump afferma che i colloqui con l’Iran potrebbero essere “possibili” già venerdì. Lo riporta il New York Post, citando un messaggio ricevuto dal presidente Usa.
Donald Trump afferma che i colloqui con l’Iran potrebbero essere “possibili” già venerdì. Lo riporta il New York Post, citando un messaggio ricevuto dal presidente Usa.
Momenti chiave
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo militare che partecipava alla missione Unifil in Libano, rimasto gravemente ferito nell’attacco attribuito a Hezbollah di sabato scorso. In un post su X Macron ha scritto: “Il caporale Anicet Girardin, rimpatriato ieri dal Libano dove era stato gravemente ferito da combattenti di Hezbollah, è morto questa mattina a causa delle sue ferite. È morto per la Francia”.
“La Nazione, che domani renderà omaggio al sergente Florian Montorio”, morto sul colpo “durante la stessa imboscata, saluta con emozione la memoria del caporale Anicet Girardin e il suo sacrificio e rende omaggio all’impegno esemplare delle nostre forze armate nell’ambito dell’Unifil, che operano con coraggio e determinazione al servizio della Francia e della pace in Libano”. Nell’attacco del 18 aprile, erano rimasti feriti altri due militari.
Donald Trump afferma che i colloqui con l’Iran potrebbero essere “possibili” già venerdì. Lo riporta il New York Post, citando un messaggio ricevuto dal presidente Usa.
Durante i colloqui previsti domani a Washington con Israele, il Libano chiederà l’estensione di un mese della tregua. Lo riporta Afp, citando una fonte ufficiale. “Beirut chiederà la proroga del cessate il fuoco e la cessazione da parte di Tel Aviv delle operazioni di demolizione e distruzione nelle zone in cui è presente”, ha dichiarato la fonte. Il presidente libanese Joseph Aoun ha affermato invece che “sono in corso contatti per prolungare la tregua”, in scadenza domenica, “di dieci giorni”.
Donald Trump sta accordando alle fazioni in conflitto in Iran un breve arco di tempo, “altri tre-cinque giorni di cessate il fuoco”, per unirsi di fronte a una proposta coerente. Lo riporta Axios citando alcune fonti americane, secondo le quali la tregua non è tempo indeterminato. I negoziatori di Trump ritengono che un accordo sia ancora raggiungibile, ma temono di non avere nessuno in Iran che abbia l’autorità di dire sì. “Abbiamo riscontrato una frattura assoluta all’interno dell’Iran fra i negoziatori e i militari, con nessuna delle due parti che ha accesso alla Guida Suprema, che non risponde”, ha riferito un funzionario ad Axios.
La Casa Bianca ha messo a punto una lista dei paesi della Nato dividendoli in “buoni e cattivi“, mentre l’amministrazione valuta come punire gli alleati che si sono rifiutati di sostenere la guerra contro l’Iran. Lo riporta Politico citando alcune fonti, secondo le quali i membri dell’Alleanza sono stati divisi in tre fasce e parte della loro valutazione è legata ai loro contributi alla Nato.
“Occhio per occhio, petroliera per petroliera“. Lo ha detto Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, parlando del navi attaccate dalle Guardie Rivoluzionarie nello Stretto di Hormuz e facendo riferimento apparentemente alle navi iraniane sequestrate dall’esercito statunitense. “Così come la nostra risposta al nemico durante i 40 giorni di guerra è stata decisa e forte – ha aggiunto il portavoce – non rimarremo in silenzio di fronte ai pirati, soci di Epstein. Non saranno in grado di trasformare il gioco, in cui hanno perso, in una vittoria”.
“Due delle otto donne iraniane indicate sui social dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, come a rischio esecuzione in Iran sono in realtà già libere su cauzione”. Lo ha riferito l’ong con sede a Oslo, Iran Human Rights, che si batte contro la pena di morte nella Repubblica islamica. Secondo l’ong, si tratta della dottoressa Golnar Naraqi e della cittadina iraniana di fede bahai Venus Hossein Nejad, entrambe rilasciate su cauzione dalla fine di marzo. Le due donne erano state arrestate durante le proteste antigovernative di gennaio, represse con violenza dalle autorità, causando migliaia di morti e arresti. Ieri, Trump aveva rilanciato un post su X di Eyal Yakoby, giovane studente americano che sul suo profilo Instagram dice di “dedicarsi a combattere l’antiamericanismo”, chiedendo alle autorità iraniane il rilascio di otto donne condannate all’impiccagione. “Apprezzerei molto il rilascio di queste donne, sono sicuro che rispetteranno il fatto che l’abbiate fatto – aveva dichiarato Trump su Truth – Per favore, non fate loro del male. Sarebbe un ottimo inizio per i nostri negoziati”.
“Alcuni membri del gruppo separatista Jaish al-Adl (Esercito di Dio) sono stati uccisi durante un’operazione condotta dalle forze di sicurezza nella città di Rask, nella provincia sud-orientale del Sistan-Baluchestan“. Lo ha riferito la televisione di Stato citando un comunicato delle forze stesse. “Il gruppo operativo di questi terroristi è stato smantellato ed è stato sequestrato un ingente quantitativo di armi ed esplosivi”, ha aggiunto il comunicato.
Jaish al-Adl è una milizia sunnita jihadista baluchi che ha sede in Pakistan e ha ripetutamente condotto attacchi contro le città di confine nella provincia iraniana del Sistan-Baluchestan.
Il presidente americano Donald Trump è disposto a concedere altri tre-cinque giorni di cessate il fuoco agli iraniani, un breve lasso di tempo per trovare un accordo su una controproposta coerente, in assenza della quale il cessate il fuoco da lui prorogato ieri si concluderà. A scriverne è il sito Axios, analizzando con l’aiuto di tre funzionari statunitensi il dietro le quinte dell’annuncio sull’estensione del cessate il fuoco. “Non sarà a tempo indeterminato”, chiariscono. La decisione del presidente si spiega con il fatto che i negoziatori di Trump ritengono ancora possibile raggiungere un accordo per porre fine alla guerra e affrontare la questione di ciò che resta del programma nucleare iraniano. Tuttavia, temono anche di non trovare a Teheran nessuno con l’autorità necessaria a dare il via libera all’intesa. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei comunica a malapena. I generali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), che ora controllano il Paese, e i negoziatori civili iraniani sono apertamente in disaccordo sulla strategia da seguire.