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Iran, drone contro una base in Kuwait: nessun italiano ferito. Crosetto: “Resta solo il personale essenziale”. Portolano: “Distrutto velivolo indispensabile”. Tajani: “Missioni continuano”

Proseguono gli spostamenti, ma resta personale essenziale. Seul apre all'invio di navi nello Stretto di Hormuz. Trump: "Teheran vuole un accordo, io no". La replica: "Non vediamo nessuna ragione per negoziare". Israele: "La guerra durerà almeno altre 3 settimane"
Iran, drone contro una base in Kuwait: nessun italiano ferito. Crosetto: “Resta solo il personale essenziale”. Portolano: “Distrutto velivolo indispensabile”. Tajani: “Missioni continuano”
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L’Iran colpisce una base italiana in Kuwait, distrutto un drone – La giornata

Un nuovo attacco, il quarto in due settimane, con lo stesso copione: i militari al riparo nel bunker mentre all’esterno arriva il boato e la distruzione. Finisce nuovamente nel mirino dei droni iraniani la base di Ali Al Salem in Kuwait, che ospita anche il contingente italiano, per fortuna rimasto incolume. Le perdite materiali però ci sono. Lo ‘shaed’di Teheran ha colpito un capannone mandando in frantumi il drone all’interno: un ‘Predator/Reaper’ da ricognizione della task force aeronautica italiana. Quel mezzo era “indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato per garantire la continuità delle operazioni”, avverte il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. Un dato, quest’ultimo, che rispecchia la logica del riposizionamento dei nostri soldati in questi giorni di tensione: le missioni di addestramento rischiano di fatto di essere sospese e per questo non c’è motivo di mantenere troppi soldati nelle basi esponendoli a rischi inutili.

Ad Ali Al Salam, dove c’è anche un contingente americano, ci sono attualmente alcune decine di militari italiani rispetto ai 321 presenti prima dello scoppio della guerra in Iran. “Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto, lasciando nella base esclusivamente quello essenziale”, spiega ministro della Difesa Guido Crosetto, che specifica: “La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell’area”. Non c’è nessun ritiro, dunque, le missioni italiane continuano anche se con numeri decisamente ridotti.

Nell’area direttamente coinvolta dalla crisi in Medioriente, prima del conflitto c’erano 2.576 persone ma ora lo scenario è completamente diverso e più di 400 soldati sono stati complessivamente riposizionati. Soltanto nella base in Kuwait si tratta del terzo attacco in due settimane: il primo si era verificato tra l’1 e 2 marzo, con danni limitati ad alcune infrastrutture logistiche e operative. Nella notte tra il 5 e il 6 marzo erano stati invece colpiti dei rifornimenti di carburante e si era per questo verificato un vasto incendio. Due caccia F2000 italiani, di cui uno è inefficiente da circa un mese, erano stati colpiti da schegge durante i recenti attacchi. Poi era toccato alla base di Camp Singara ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove lo scorso 11 marzo un autocarro adibito al trasporto di dispositivi logistici era stato ancora distrutto da un drone iraniano.

Entrambi i contingenti, in Iraq e Kuwait, fanno parte della missione italiana ‘Prima Parthica’, cominciata nel 2014 nell’ambito con l’operazione multinazionale a supporto delle attività della coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica di Daesh in Iraq e Siria. Tra il 2021 e il 2024 ad Ali Al Salem l’Italia era presente anche con una task force dell’Esercito e lo schieramento del sistema missilistico Samp-T per concorrere alla difesa dello spazio aereo kuwaitiano. Ora a distanza di anni, poco dopo l’inizio della nuova guerra, i Paesi del Golfo sono tornati a chiedere una protezione aerea. Ma la possibilità di fornire nuovamente un Samp T a quei territori resta al momento solo un’opzione sul tavolo, in attesa che ne venga concordato l’invio al Consiglio Nato: l’esito della decisione, quindi, non è affatto scontato. L’utilizzo della contraerea italo francese prevederebbe poi un team di almeno settanta persone appositamente addestrate. Resta invece molto probabile che vengano inviati sistemi anti drone.

L’altro fronte critico è invece il Libano. Anche se nessun militare italiano sarebbe coinvolto negli attacchi di queste ore ad alcuni pattugliamenti dei caschi blu di Unifil, restano dubbi sul prosieguo di questa missione. L’Italia partecipa ad Unifil con 1.300 italiani a Shama, Al Mansouri e Naqura. Una nave della Difesa è già in zona e l’eventuale piano di evacuazione sarebbe pronto a scattare se dovesse essere necessario, ma tutto dipende dalle Nazioni Unite. In mare, oltre alla fregata ‘Martinengò davanti a Cipro, c’è la ‘Rizzò nel Mar Rosso, in attesa di capire se ci sarà un potenziamento della missione navale Aspides.

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