Il Fatto di domani. Prima favoriscono ricchi ed evasori, poi si lamentano che non ci sono soldi: ecco la manovra di Meloni

Di FQ Extra
27 Settembre 2023

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LA MANOVRA “LIGHT” DI MELONI, MA I SOLDI CI SAREBBERO: ECCO DOVE TROVARLI. Prudenza e sacrifici. A mettere in fila le dichiarazioni degli esponenti del governo e della maggioranza sulla Manovra di bilancio 2024 sono questi gli aggettivi più diffusi. Il Cdm sta discutendo soprattutto di questo, ossia della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, Nadef, che è la prima stesura del bilancio. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha detto esattamente così: “Sappiamo di dover fare un percorso che richiede anche dei sacrifici, sono tempi in cui la prudenza credo sia l’elemento che deve caratterizzare il nostro agire”. La stima del Pil sarà rivista al ribasso di quasi un punto e il deficit alzato al 4% (oltre il limite del 3% che sarà ripristinato dal 2024). Gli investitori esteri guardano con attenzione alla stima del debito, da cui dipende la percezione dello spread e dell’affidabilità del Paese sui mercati. La previsione di aprile era del 142,1% nel 2023 e del 141,4% nel 2024. La destra ci tiene a far sapere che non si dimenticherà delle famiglie, anche se finora ha tolto il Reddito di cittadinanza, stralciato il Superbonus e tagliato gli incentivi sulla benzina. Così, mentre circolano ipotesi di sconti sulle tasse per chi ha più di tre figli e bonus per badanti post-parto, la tassa sugli extra profitti bancari si converte in un contributo volontario (quindi inefficace), e come vedremo sul Fatto di domani le misure da adottare per trovare i soldi e compensare le disuguaglianze sociali in Italia ci sarebbero eccome. Intanto da registrare il dato di fatto dell’ennesimo aumento della benzina del 9,5% (e il gasolio del 2,7%): il ministro Urso ha detto che il problema sono i troppi benzinai sulle strade. E salterebbe, a quanto pare, anche l’investimento per il progetto del ponte sullo Stretto, un’altra promessa disattesa di Matteo Salvini. Le opposizioni sono all’attacco: la segretaria Pd Elly Schlein si scaglia contro il progetto di due nuovi condoni, il 5S Stefano Patuanelli ricorda che in 11 mesi il governo ha portato il Paese a crescita zero.


MIGRANTI MINORENNI, EUROPA E GARANTE BOCCIANO IL PUGNO DURO DEL GOVERNO. Il governo dovrebbe procedere oggi anche con il giro di vite sui migranti minorenni, malgrado le critiche della Garante dell’infanzia, dell’Unione europea e della Cei. Ieri sono trapelate indiscrezioni sul contenuto della bozza del decreto legge: lo scopo del governo è stanare i falsi minorenni, tra i migranti irregolari, per espellerli o arrestarli. Il compito di verificare l’età sarebbe affidato ad un’équipe di pediatri. I medici avrebbero 60 giorni di tempo, ricorrendo a valutazioni psicologiche e dati antropometrici. Traduzione: misurazione della testa, braccia e gambe; radiografie per verificare la grandezza degli organi. Qualora il referto indicasse la maggiore età, il migrante potrebbe contestare il verdetto medico in tribunale. Se il giudice lo confermasse, allora scatterebbe il processo per falsa attestazione e in caso di condanna arriverebbe l’espulsione, in alternativa alla pena da scontare in galera. La stretta del governo riguarderebbe anche i Centri di permanenza e rimpatrio: secondo la bozza del decreto, i migranti sopra i 16 anni potranno essere detenuti nei Cpr insieme agli adulti, per un periodo di tempo fino a 90 giorni. L’Unione europea non ha gradito. La portavoce della Commissione, Anitta Hipper, ha ricordato come la “detenzione” di migranti minorenni “è una soluzione di ultima istanza”, cui ricorrere “solo quando altre misure non si possono applicare”. La Garante per l’Infanzia Carla Garlatti ha ammonito contro il trattenimento dei ragazzi negli stessi centri degli adulti, invitando a “rispettare la presunzione di minore età”. Anche la Conferenza episcopale italiana ha invitato il governo a seguire la via dell’accoglienza, al posto della repressione. Del resto, Giorgia Meloni punta tutto sullo stop alle partenze e sui rimpatri, grazie alle intese diplomatiche con gli Stati africani. Il modello è l’accordo con la Tunisia: soldi in cambio del blocco delle partenze, ma non è che finora abbia funzionato molto. Antonio Tajani oggi ha invocato l’intervento dell’Ue e dell’Onu. “In ogni caso – ha dichiarato il ministro degli Esteri – la soluzione non sarà rapida”. Con buona pace della propaganda meloniana e leghista sul blocco navale. Sul Fatto di domani vi racconteremo il giro di vite del governo e la diplomazia di Palazzo Chigi per affrontare l’emergenza migratoria.

SPOT DELLA PESCA, MELONI FA PUBBLICITÀ A ESSELUNGA. Ieri sui social non s’è parlato d’altro: la famosa catena di supermercati ha diffuso uno spot di due minuti in cui si vede una bambina, figlia di genitori separati che – attraverso l’acquisto di una pesca – tenta di riavvicinare madre e padre. Una pubblicità che ha scatenato polemiche e ha fatto infuriare molte associazioni femministe, che vi hanno visto persino un attacco alla legge sul divorzio. La presidente del Consiglio, che dovrebbe essere impegnata – abbiamo visto – nella soluzione al problema migratorio e nella Nadef, non ha perso l’occasione per cavalcare il tema “famiglia” in chiave elettorale (le Europee del 2024) e ha twittato: “Lo trovo molto bello e toccante”. Evidentemente non ha neanche provato imbarazzo nel pubblicizzare, da capa del governo, un’azienda privata. A cascata, sono piovute poi le dichiarazioni di molti altri esponenti politici, da Matteo Salvini a Giovanni Toti, ovviamente a favore; da Angelo Bonelli a Pier Luigi Bersani, altrettanto ovviamente critici. Al di là del messaggio doloroso per i bambini e anacronistico per molte famiglie allargate che lo spot trasmette, dobbiamo dare atto all’agenzia pubblicitaria di aver fatto centro. Sul fattoquotidiano.it potete leggere le analisi della semiologa Giovanna Cosenza e dell’esperto di comunicazione Bruno Ballardini.


UCRAINA, A BAKHMUT TORNA LA WAGNER. COMPONENTI USA E UE NEI DRONI IRANIANI. Oltre alla morte annunciata, poi smentita e alla fine solo supposta del comandante della flotta russa Sokolov (Kiev ha ammesso che deve ancora verificare, ma che è molto probabile sia rimasto ucciso nell’ultimo attacco missilistico contro la Crimea), un’altra significativa retromarcia nella propaganda di guerra viene oggi da Bakhmut. Ed è sempre l’esercito ucraino a far sapere che la brigata di mercenari della Wagner è tornata sul fronte est dell’Ucraina con nuovi comandanti (visto che Prigozhin e il suo vice sono morti in un incidente aereo). La notizia era stata rivelata inizialmente dalla Cnn. Il consigliere di Zelensky Podolyak ha subito ridimensionato la portata della scoperta. Secondo le informazioni fornite dalle forze di Kiev, si tratterebbe di circa 500 persone, che avrebbero negoziato contratti con il Cremlino dalla Bielorussia, dove si trovano acquartierati dopo la fallita ribellione. Intanto il Pentagono fa filtrare sui giornali Usa la convinzione che la controffensiva ucraina abbia ancora possibilità di raggiungere i suoi obiettivi, idea ribadita anche dal segretario Nato Stoltenberg. Uno scoop giornalistico, stavolta del quotidiano britannico Guardian, mette in imbarazzo gli alleati e il sistema delle sanzioni. Un documento segreto di 47 pagine prodotto da Kiev dimostra infatti che i droni iraniani utilizzati dall’esercito russo contro le città ucraine contengono almeno 50 componenti tecnologici di fabbricazione europea e statunitense. Tra i produttori ci sono infatti aziende con sede in Usa, Svizzera, Paesi Bassi, Germania, Canada, Giappone e Polonia. Tutti questi Paesi hanno adottato sanzioni sull’export in Russia, che però come si è dimostrato anche nel caso del petrolio sono facilmente aggirabili con le triangolazioni. Sul Fatto di domani approfondiremo anche la nomina di Shevchenko come consigliere “freelance” di Zelensky. L’ex calciatore ha detto di concepire la nomina come una prosecuzione del suo lavoro di promotore calcistico.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Intercettazioni, il governo pone la fiducia sul decreto Omnibus. Il provvedimento conteneva alcune norme per salvare i processi per i reati con metodo mafioso. Una sentenza della cassazione, infatti, aveva bocciato gli “ascolti” nel caso delle indagini sui reati fuori dal perimetro della criminalità organizzata e del terrorismo. Il procuratore antimafia Giovanni Melillo aveva chiesto l’intervento del parlamento per non mandare al macero i processi in corso. Peccato che, in Commissione Giustizia, Forza Italia abbia colto l’occasione per presentare emendamenti contro l’uso delle intercettazioni.

Mafia in Sardegna, 31 arresti: c’è anche l’ex assessora Murgia. L’indagine, coordinata dalla Dda, avrebbe individuato un gruppo dedito a reati di varia natura e costituito da personaggi locali di spicco. Tra le accuse, associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione. L’assessora, ex Pd, oggi è fedelissima del governatore Solinas.

Strage familiare ad Alessandria. Un ingegnere di 66 anni ha ucciso la suocera in una casa di riposo, poi si è tolto la vita nel piazzale antistante. Gli inquirenti hanno scoperto, nell’abitazione della famiglia, i cadaveri della moglie e del figlio dell’uomo. Al momento non si conoscono i motivi che avrebbero scatenato la violenza.

La Consulta sblocca il processo Regeni: gli 007 egiziani saranno processati. Finisce lo stallo per il processo sull’omicidio di Giulio Regeni. La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma del codice di procedura penale che bloccava la possibilità di processare un cittadino estero per tortura quando manca la prova che sia stato messo a conoscenza del reato.

Trump in Michigan per lavare via le condanne con un bagno di folla. Dopo la storica visita di Joe Biden agli scioperati UAW di Detroit, oggi anche Donald Trump parlerà ai lavoratori dell’auto della Rust Belt. Ieri un giudice di New York ha stabilito che il tycoon e i suoi figli adulti sono responsabili di frode, avendo fornito per circa un decennio false informazioni finanziarie, gonfiando il valore dei loro asset sino a 3,6 miliardi di dollari nei confronti di banche e assicurazioni.

Spagna, il Parlamento boccia Feijo. Il Congresso iberico dei deputati ha negato la fiducia al leader del Partito popolare, Alberto Nuñez Feijòo, incaricato dal re Felipe VI di formare un governo dopo il “pareggio” alle elezioni generali del 25 luglio scorso. Il leader di destra ha ottenuto 172 voti, quattro in meno della maggioranza assoluta necessaria. Non è bastato il sostegno votato i 137 deputati popolari, i 33 di Vox.


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Difendersi dalla violenza, la filosofa Dorlin: “Chiedere allo Stato è dichiararsi impotenti”

di Elisabetta Ambrosi

Elsa Dorlin sarà a Internazionale a Ferrara – il festival di giornalismo del magazine che ogni settimana porta in Italia il meglio della stampa straniera e che, quest’anno, compie 30 anni – domenica 1° ottobre (ore 16:30, Teatro Comunale), per parlare di lotta insieme al fumettista Zerocalcare: se il dissenso e il conflitto sono un fattore di evoluzione e un elemento fondante della democrazia, negli ultimi anni c’è stata una progressiva criminalizzazione di ogni forma di protesta, tradottasi in pene sempre più dure per chi critica l’ordine costituito. Come ci si può difendere dall’arbitrio del potere? Dorlin è una filosofa francese. Scrive di femminismo, storia della scienza e filosofia di genere e insegna presso l’università di scienze politiche di Vincennes a Parigi. Nel 2017 ha vinto il premio Frantz Fanon per il saggio Difendersi. Una filosofia della violenza (Fandango 2020).

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