Come le mani disegnate in rosso sulle parete delle caverne ci dicono che l’uomo del Pleistocene passò da lì, così la gobba di Giulio Andreotti incisa sul cuoio della sua sedia al Senato ci ricorda che in un tempo remoto della Repubblica siamo stati tutti democristiani – volenti o nolenti, eretti o quadrumani – lungo […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 14,99€/mese

Articolo Precedente

“Referendum propositivi: l’idea è buona, la riforma no”

prev
Articolo Successivo

Il Divo che commise il reato di associazione con la mafia

next